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Questa notte è avvenuto il lancio della missione STS-130 dello space shuttle.
L’obbiettivo della missione è portare in orbita alcuni pezzi della ISS, in particolare il modulo Tranquility, nominato in onore del quarantesimo anniversario della missione Apollo 11 atterrata sulla luna nel mare della tranquillità.
Il modulo Tranquillity contiene un componente molto particolare: la Cupola. Come dice il nome stesso la Cupola è un cupolino dotato di finestre che permette di dare un’occhiata fuori dalla stazione, ad esempio per verificare le manovre di attracco, per manovrare il braccio meccanico di cui è provvista la stazione, o anche semplicemente per fotografare la terra.
Come suggerisce il nome la Cupola è un progetto italiano costruito a Torino dalla italo francese Thales Alenia Space (Alenia Spazio).
Come si può vedere nel poster della missione qua sopra, gli astronauti della missione hanno scherzato sul doppiosenso della parola cupola (qui il poster originale in pdf).
Ma non pensare che questo poster della nasa sia strano: oramai tutti i poster delle missioni sono in qualche modo ispirati a dei poster cinematografici. Ad esempio Atlantis 125 ispirato ad Ocean’s 11, oppure quello della prossima missione ispirato ad Armageddon.
Insomma, dai tempi della luna sembra che alla NASA continuino a fare un ottimo lavoro senza perdere il buon umore, e questa volta anche qualcosa di italiano (ed europeo) ha raggiunto le stelle.
Ho voluto rimandare il mio commento sul nuovo giocattolino della Apple fino a quando non avessi visto il video della sua presentazione e penso di aver fatto bene.
Cos’è l’iPad
L’iPad è il device di mezzo tra uno smartphone e un laptop. Per device di mezzo si intende qualcosa che non è in grado di sostituire uno smartphone o un laptop ma che invece è in grado di svolgere alcune funzioni al meglio.
L’iPad non è un netbook: i netbook sono sostanzialmente dei laptop ridotti per dimensioni, prestazioni e prezzo.
Quali sono le funzioni di un iPad
Le funzioni principali di un iPad le ha elencate Steve Jobs e sono
Browsing, Email, Foto, Video, Musica, Videogiochi e EBook reader.
Pur essendo un dispositivo mobile quindi sembrerebbe progettato per essere usato in salotto piuttosto che stando in piedi in metropolitana, e per enfatizzare questa idea tutta la presentazione avviene da una comoda poltrona. Questo non è un problema se si pensa che questo dispositivo NON sostituisce uno smartphone.
Ma vediamo se, a mio giudizio, l’iPad fa quello che promette.
Browsing
Safari mobile è veramente un browser eccezionale e penso che su grande schermo funzioni ancora meglio ma non supporta flash. Questo è un grosso problema evidenziato anche nella presentazione: navigando sul sito del NYT infatti non è possibile vedere i video.
Flash è ancora troppo diffuso su internet (pensiamo ad esempio ai giochi su facebook) per permettermi di spostare la navigazione da un laptop ad un iPad.
Email
Anche l’applicazione per le email così progettata è molto bella e comoda, ma l’iPad non ha la tastiera (o almeno non di serie) e quindi per chi scrive molto velocemente e senza guardare i tasti non penso possa essere un buon sostituto o in ogni caso comunque non mi sembra di aver visto questa rivoluzione nella gestione delle mail. Probabilmente però questo sistema potrà avvicinare all’email diversi utenti non particolarmente abili con i personal computer.
Foto
L’applicazione per le foto è molto bella e anche la possibilità di usare l’iPad sul proprio dock come una cornice con slideshow è una buona idea, ma i problemi che vedo sono due. Editing: nella presentazione non è stato mostrato alcun software di editing minimo (stile picasa per intenderci) che permetta di risistemare la propria collezione di foto correggendo ad esempio gli occhi rossi. Collegamento alle macchine fotografiche: anche in questo caso devo prima scaricare le foto sul computer, quindi sincronizzarle via iTunes. In pratica è un ottimo album fotografico ma non un sistema per gestire le foto.
Video
Anche per vedere video fuori casa potrebbe funzionare bene: unico dubbio da 8 a 64 Gb non sono un po’ pochi? Quanti film ci stanno in alta definizione anche ammettendo di non caricare musica e foto?
Musica
Qui proprio non capisco: l’iPod non è già perfetto per la musica in mobilità? Mentre per la musica a casa preferisco avere un computer collegato ad un impianto stereo.
Videogiochi
Per i videogiochi per iPhone sono convinto che questo device sarà perfetto. Però per i videogiochi in mobilità esistono altri dispositivi certamente migliori ovvero Nintendo DS e PSP, mentre per i videogiochi casalinghi esistono PC, playstation, xbox e wii.
L’iPad potrebbe ricavarsi un suo spazio nel mondo videoludico se verranno studiati giochi in grado di sfruttare al meglio le sue caratteristiche di multitouch: Federico Fasce descrive alcuni esempi di giochi per iPad.
EBook reader
Non c’è dubbio che l’iPad possa essere un miglior ebook reader rispetto all’iPhone e all’MacBook, ma se vuoi leggere un libro allora niente è comparabile ai dispositivi eink come Kindle di amazon o il mio cybook. L’iPad apre la strada per un nuovo tipo di ebook multimediale, interattivo simile ai CD Rom che andavano di moda negli anni 90.
Penso che Vook potrà essere il formato perfetto per questo genere di cose: francamente mi sarei aspettato da Apple qualche cosa di questo genere piuttosto che lanciarsi all’inseguimento di amazon proponendo il device sbagliato. Sull’argomento ti consiglio di leggere anche il post di Antonio Tombolini.
Io vedo l’iPad come un ottimo strumento per l’elearning, ma se voglio leggere un romanzo preferisco l’eink o al massimo la carta.
Ma alla fine conteranno solo le applicazioni
La prima versione del’iPhone era rivoluzionaria quanto inutile, fu solo con l’introduzione della possibilità di sviluppare e distribuire applicazioni che l’iPhone è diventato quello che è. Per l’iPad vale lo stesso discorso. Si sarà possibile lanciare tutte le applicazioni per iPhone anche su iPad, ma appunto essendo due dispositivi molto diversi non trovo questa cosa particolarmente utile. Sarà necessario ridisegnare e pensare nuove applicazioni per questo nuovo strumento. Apple ha già rilasciato le nuove SDK e immagino che molti sviluppatori siano già all’opera in tal senso: staremo a vedere se riusciranno a tirar fuori qualche killer application.
Rimangono i problemi dell’iPhone
L’iPad condivide i problemi dell’iPhone: sistema chiuso e senza multitasking.
Il sistema operativo chiuso è un problema che verrà probabilmente superato tramite delle crack. Il sistema chiuso e controllato è un problema per chi crede nel software libero ma posso capire che vuole sacrificare un po’ di libertà in cambio della facilità d’uso.
La mancanza del multitasking è IL problema. Tutte le funzioni molto belle dell’iPad sono azzoppate dalla possibilità di non poterne usare due contemporaneamente. Certamente, se la tua idea di applicazione è iFart o iMussolini rientri nella categoria dei “Fascisti scoreggioni” e quini per te il multitasking è praticamente inutile (a meno di voler sovrapporre sonori peti ai discosi del duce).
Se invece semplicemente ti piacerebbe avere la finestra di chat di Skype sovrapposta a quella del browser, o anche solo immagino parlare con skype (o al momento anche essere loggato) mentre fai altro (tipo appunto navigare su internet) il multitasking diventa necessario. In alcuni casi è inoltre importante avere una applicazione in backgroud, ad esempio Instapaper richiede un po’ di tempo per sincronizzare via internet la lista di lettura e non sarebbe male poter fare altro mentre questa lavora.
Drammaticamente il multitasking è ancora più necessario sull’iPhone, dove il navigatore satellitare si chiude quando arriva una telefonata (e a proposito, non c’è modo di mandare le chiamate direttamente in segreteria?) e che la stessa cosa avviene con RunKeeper interrompendo un allenamento per rispondere al telefono.
Conclusione
Per concludere quindi al momento non penso che l’iPad faccia ancora per me, ma sono comunque molto curioso di vederlo all’opera appena uscirà. Se in futuro dovessero uscire delle buone applicazioni per questo dispositivo e soprattutto se venisse introdotto il multitasking allora anche questo oggetto con la mela potrebbe diventare interessante.
Disclamer: visto che leggendo in giroper la rete può sembrare che chi critica Avatar sia una sorta di snob appassionato di cinema francese o di Bertolucci, premetto che detesto il cinema francese e novecento mi ha fatto due balle così. In compenso ho apprezzato Titanic, Aliens e Strange Days. Detto questo, io sono uno di quelli a cui Avatar non è particolarmente piaciuto.
Trama
Il pianeta Pandora viene sfruttato dagli umani come risorsa mineraria per la raccolta della spezia (a no scusate quello era Dune). Questo pianeta è oltremodo ostile dato che è abitato da una pericolosissima razza di puffi alti tre metri che vivono in completa armonia con la natura e cacciano con archi e frecce. Per contrastare l’ostilità di questi pacifici nativi viene varato un progetto scientifico che punta ad infiltrare degli avatar: ovvero puffi alti tre metri controllati tramite contatto empatico da degli esseri umani.
Per una serie di sfortunati eventi uno space marine alquanto stupido si trova a sostituire il fratello scienziato al controllo di uno di questi avatar. Per qualche motivo che non è dato sapere questo maldestro marine sta molto simpatico allo spirito del pianeta e di conseguenza anche ai puffi che decidono di accoglierlo nel loro villaggio.
Tra mille peripezie il nostro eroe riuscirà a guadagnarsi la fiducia di puffo brontolone e del grande puffo e, come avrete probabilmente già capito, farà breccia nel cuore di puffetta.
Ma quando tutto sembra andare per il meglio ecco che arriva mamma marines e la sua macchina di morte con un bel bombardamento preventivo.
Ma poi naturalmente “la polizia si incazza” e i puffi tutti, con l’aiuto di madre natura trionfano ancora una volta sul malvagio Gargamella.
Perché Vederlo
Il 3D è eccezionale, soprattutto se visto in una sala con lo schermo molto grande. Sui campi lunghi l’illusione delle tre dimensioni è impressionante.
L’impatto grafico è qualcosa di eccezionale: in alcuni momenti si ha l’illusione che i mezzi d’assalto e le varie bestie siano vere.
Perché non vederlo
Perché i personaggi sono piatti. Il protagonista dovrebbe avere un dissidio interiore mica da ridere dato che si troverà a scegliere se stare con la propria specie o con i “nemici”, eppure il massimo del suo conflitto interiore è un “cosa sto facendo”; il corporativo che si pente delle sue azioni è completamente ininfluente; gli altri scienziati – compresa Sigourney Weaver – sono poco più di una cornice e i Na’vi (i puffi) pur essendo un gioiello di computer grafica non trasmettono emozioni: per comparazione mi hanno coinvolto di più i pelosissimi Ewok di Endor.
Giudizio (3.5/5)
Mi sono avvicinando a questo film non aspettandomi un capolavoro dal punto di vista della trama, e infatti non sono stato deluso.
La storia va anche bene: il bene, il male, la natura: un ottimo pretesto per un film di azione. In fondo la trama di uno dei miei film preferiti potrebbe essere riassunta in “Il cavaliere libera la principessa imprigionata nel castello nero e quindi insieme all’esercito della principessa distrugge il castello nero” (Guerre Stellari) e quindi una trama come quella di Avatar a paragone è complessa ed ha un messaggio e una filosofia apprezzabili.
I personaggi però sono insostenibili, i dialoghi inutili, e il film è di una lunghezza spropositata. Sui dialoghi son pronto a scommettere che a pochi sarà rimasta in mente una battuta al di fuori di “io ti vedo”. Anche la musica non migliora il tutto dato che anche questa è abbastanza anonima.
Inoltre c’è qualche incongruenza: non ho capito cosa avesse di tanto pericoloso il pianeta Pandora, se poi l’unico che assalta le scavatrici terrestri è il terrestre stesso.
E in fine se non applicassi la sospensione di incredulità, quale logica militare impone di sganciare a bassa quota dei bancali di esplosivo su un albero che potrebbe essere abbattuto con un a sega a motore, un colpo di artiglieria ben assestato o un bombardamento a tappeto da una quota superiore a quella del volo degli uccellacci?
In conclusione Avatar è un bel giro di giostra, ma non è un film che andrei a rivedere… o che comprerei in dvd.
Per una serata con pop corn e occhialini 3D ci si diverte pure ma non penso che ci ricorderemo di questo film come il nuovo Titanic.
Come oramai saprai, sehailetto le notizie in questi giorni, il governo che aveva promesso di non mettere le mani nelle tasche degli italiani ha appena varato un nuovo balzello a favore della SIAE.
Non proprio una nuova “tassa”, ma una estensione della vecchia compenso per copia privata a tutta una nuova serie di supporti digitali.
C’è un po’ di confusione in giro. Cerco di fare chiarezza per quello che ci ho capito: se sbaglio qualcosa dammi una mano a correggere questo articolo.
Cos’è l’equo compenso per copia privata
Contrariamente a quello che molti pensano il compenso per copia pirata non è un compenso per le perdite sostenute dal mercato musicale e cinematografico a causa della pirateria, ma è un compenso per avere il diritto di creare copie privare di un’opera acquistata legalmente.
Secondo il sito SIAE infatti è stata concessa la possibilità di effettuare copie private di un’opera
a fronte di una royalty forfetaria per compensare del mancato acquisto gli autori e tutta la filiera dell’ industria culturale. L’entità del compenso tiene conto del fatto che sui supporti si possa registrare anche materiale non protetto dal diritto d’autore.
A queste due condizioni
per uso esclusivamente personale, purché senza scopo di lucro e senza fini direttamente o indirettamente commerciali;
mediante l’utilizzazione di apparecchi di registrazione e supporti vergini per i quali sia stato corrisposto il compenso per “copia privata” previsto dalla legge.
Quindi io ho un CD regolarmente acquistato e posso ripparmi legalmente i miei MP3 da mettere sul mio iPod dato e per avere questo diritto pago un “compenso” sulla capienza della memoria del mio iPod.
Ora però non capisco una cosa: se io ho il diritto di creare una copia privata allora perché i DRM, che mi impediscono appunto la realizzazione di copie, sono legali?
Chi prende i soldi dell’equo compenso?
I soldi dell’equo compenso spettano (sempre secondo il sito SIAE) ad autori, produttori, editori e interpreti.
Con che criteri vengono ridistribuiti?
Per quello che ho potuto cercare non ho trovato alcuna tabella ufficiale della ripartizione di questi equi compensi
Ma per certo sempre dal sito SIAE si può leggere che
La legge affida alla SIAE il compito di riscuotere il compenso per “copia privata” e di ripartirlo ai beneficiari indicati dalla legge stessa, eventualmente anche tramite le loro associazioni di categoria.
In determinate condizioni è possibile richiedere un rimborso del compenso per copia privata.
In particolare si si è una pubblica amministrazione o una impresa privata e si utilizzano questi supporti esclusivamente per l’archiviazione di dati. Non sembrano esserci però rimborsi per i privati che sui DVD ci mettono il filmino delle vacanze…
Non penso, visto il momento di vacche magre, che questo inizio 2010 sia un buon periodo per imporre nuovi balzelli, in particolare se come in questo caso rischiano per effetto collaterale di rallentare l’adozione delle nuove tecnologie nel nostro paese.
Inoltre non penso che un sistema simile di raccolta e redistribuzione possa realmente giovare agli artisti: temo che pioverà sempre sul bagnato, e i nuovi artisti emergenti che tanto avrebbero bisogno di due soldi per “campare di musica” non vedranno nulla, ma spero di essere smentito.
In generale penso che nell’era digitale occorra ripensare profondamente il sistema del diritto d’autore, ma questo è l’argomento di altri posto che puoi trovare nella colonna a destra.
Questo per il momento è tutto: i commenti sono aperti per continuare la discussione!
Leonard – Per l’amor di Dio Sheldon, devo tirare fuori un cartello con scritto “Sarcasmo” ogni volta che apro bocca?
Sheldon – Hai un cartello con scritto “Sarcasmo”?
Scene come queste non dovrebbero più ripetersi: per tutti gli Sheldon la fuori che non sono in grado di cogliere il sarcasmo in una frase scritta sul web o in una email, oggi nasce il punto di Sarcasmo.
Si chiama SarcMark ed è un marchio registrato, e costa 1.99$ installarlo.
Ora, già come dissi in passato io ho già qualche problema con le emoticon quindi ci manca anche questo scarabocchio assolutamente non intuitivo che dovrebbe rappresentare il sarcasmo.
E soprattutto mi sembra assurdo che una azienda salti fuori dal nulla “imponendo” una nuova lettera, come successo per le emoticon penso che debbano emergere naturalmente dall’uso, come ogni cosa che riguarda il linguaggio.
Naturalmente tutta questa storia del sarcmark potrebbe essere uno scherzo sarcastico che non ho afferrato per la mancanza di un punto adeguato…
Secondo l’articolo, commentato tra gli altri anche da Gigi Cogo e Luca De Biase, il web è oramai ridotto ad “una poltiglia di informazione amorfa [che] rischia di distruggere le idee, il dibattito, la critica.”
Tutto questo perché oramai chiunque può dire la sua attraverso un blog o facebook e quindi i pareri di un premio nobel e quelli della mia vicina di casa sono distinti solo da un diverso URL, e poi perché “la gente” sul sito del corriere e di repubblica guarda i video stupidi (accuratamente selezionati dai redattori di repubblica e corriere).
Ecco i miei commenti
è l’intenet bellezza!
Internet è fatta così, è una rete paritaria tutto vale uguale e tutte le opinioni competono allo stesso modo. Cosa c’è di male in questo? Fa paura? Certamente. Fa paura che chiunque possa essere editore e che qualunque punto di vista (per quanto ignorante o estremista) possa potenzialmente raggiungere milioni di persone.
Ma io in questo non ci vedo nulla di male perché…
Internet non ha un palinsesto
A differenza della televisione, dove se accendi al giovedì sera su Canale 5 ti becchi “il Grande Fratello” e non ci si può far niente, su internet i contenuti sono praticamente illimitati, e quindi cosa guardare lo scegli sempre tu. Puoi perdere il tuo tempo guardando i video selezionati dalla massa, o puoi andarti a cercare qualcosa che ti apra la mente.
Ad esempio io negli ultimi anni ho scelto di guardare molti video di conferenze, in particolare quelli del Ted.
La “massa” seleziona in maniera pessima, e la massa di italiana poi seleziona anche peggio: per avere un’idea basta guardare la quantità di figa presente nell’edizione italiana della pravda rispetto alle edizioni nelle altre lingue.
Ma grazie ad internet è possibile selezionare un insieme ridotto di persone a noi affini ed effettuare un filtro collaborativo, e possiamo usare quest’ultimo al posto di Google, quando stiamo cercando qualcosa: ad esempio musica, libri o film.
Wikipedia funziona se la si legge in modo critico
Wikipedia funziona così. Ogni voce ha una serie fonti che posso valutare di volta in volta attendibili o meno quando leggo un articolo. Se l’articolo non ha fonti allora è il caso di discuterne, e proprio wikipedia permette la discussione articolo per articolo.
Se il tema è controverso possono esserci casi di vandalismo, ma è sempre possibile tornare indietro e vedere gli articoli prima delle modifiche.
La qualità delle fonti è solitamente molto alta: raramente vengono accettati blog o altre fonti semplicemente modificabili.
Certo. Chi legge deve usare un po’ di spirito critico, ma questo dovrebbe valere per ogni cosa.
Facebook è un telefono
Per me facebook è uno strumento di comunicazione al pari del telefono con il quale posso tenermi in contatto con le persone che conosco in maniera sincrona o asincrona e senza perderci troppo tempo. Grazie a facebook risparmio un sacco di telefonate del tipo “Ciao come stai” e di conseguenza ho un sacco di tempo che posso dedicare ad attività più interessanti (ad esempio leggere libri) e allo stesso modo però posso incontrare i miei amici più spesso perché rimanendo costantemente in una relazione a bassa intensità e facile organizzare serate anche con chi non vedi o senti da mesi.
Oltre a facebook utilizzo anche skype e l’email per lo stesso scopo: rimanere in contatto risparmiando tempo.
Il resto del “fenomeno facebook” pur essendo affascinante mi interessa ben poco.
Le voci autorevoli me le scelgo da solo. Grazie.
Un sottotesto che mi pare di intravedere nell’articolo di Riotta è l’idea che possano esistere persone oggettivamente e incontrovertibilmente autorevoli, e che queste ultime sarebbero essere i depositari della www.verità del titolo.
No. Sono disposto ad accettare qualunque parere di qualunque persona e valutare con la mia testa i fatti che quest’ultima mi sottopone allo stesso modo.
Penso che Copernico sia stato per i suoi tempi una fonte meno autorevole della Bibbia, per questo motivo preferisco scegliere personalmente a cosa credere.
Il problema è nei nodi
Il problema non è quindi nella rete ma nei nodi. Sono le persone il problema, non tanto per quello per scrivono, ma più per quello che leggono, o ancora meglio per come lo leggono.
Anni di cultura massificata hanno atrofizzato il cervello collettivo della “massa” che quindi anche di fronte ad medium selvaggio come è internet, preferiscono spegnere il cervello e cliccare sul video più letto.
Può essere anche vero che la sovrainformazione alla quale siamo esposti ci renda tutti più stupidi, ma di questo sarà l’argomento di un mio prossimo pezzo.
In conclusione penso che internet stia migliorando anno dopo anno e che già oggi esista chi ha la volontà, la capacità e la necessità di usare internet così com’è al suo pieno potenziale.
Mi auguro che con gli anni e con la diffusione del mezzo questa gente aumenti.
Questa la rivoluzione che spero internet porti nel mondo.
Dieci anni fa gli uomini di un commando specializzato operante in Vietnam vennero ingiustamente condannati da un tribunale militare. Evasi da un carcere di massima sicurezza, si rifugiarono a Los Angeles vivendo in clandestinità. Sono tuttora ricercati, ma se avete un problema che nessuno può risolvere – e se riuscite a trovarli – forse potrete ingaggiare il famoso A-Team.
Così cominciavano gli episodi della serie A-Team, dove un gruppo di scalcagnati mercenari reduci del Vietnam a bordo di un tamarrissimo furgone nero affrontavano un nemico ogni settimana diverso.
La trama di ogni episodio era più o meno questa: una ragazza bellissima chiedeva aiuto all’A-Team per salvare un fratello rapito dai cattivi, “Sberla” immediatamente cominciava a tampinare la bellissima ragazza e il trio nel mentre trovava il modo di far scappare dal manicomio Murdock.
E proprio quando il team era finalmente riunito solitamente i nemici riuscivano ad avere la meglio ma, invece di uccidere gli eroi li rinchiudevano in un magazzino.
In questo magazzino, oltre alla onnipresente fiamma ossidrica, i nostri eroi potevano trovare ogni ben di dio per fabbricarsi una via di fuga e di contrattacco: perché poi gli avversari dell’A-Team sceglievano come celle sempre degli arsenali zeppi di esplosivi, armi automatiche e testate nucleari tattiche non ci è dato saperlo.
L’A-Team quindi studiava il piano di fuga e contrattacco, costruiva incredibili quanto inutili marchingegni e quindi si lanciava alla carica.
Solitamente proprio mentre il cattivo stava avendo la peggio interveniva la polizia militare con il chiaro intento di arrestare i membri dell’A-Team e quindi, di solito, sia buoni che cattivi dovevano darsela a gambe.
Bene: questa serie televisiva culto della mia infanzia è finalmente diventata un Film!
Secondo le ultime disposizioni del Miniver nella undicesima versione del dizionario della neolingua l’espressione
“ad personam” verrà sostituita con
“ad libertatem” per tutte le comunicazioni orali, scritte o telematiche.
I trasgressori verranno deferiti al Miniamor (Ministero dell’Amore).
Syme dette un altro morso al pezzo di pane nero, lo masticò, poi riprese:
“Non capisci che lo scopo principale a cui tende la neolingua è quello di restringere al massimo la sfera d’azione del pensiero?
Alla fine renderemo lo psicoreato letteralmente impossibile, perché non ci saranno parole con cui poterlo esprimere. Ogni concetto di cui si possa aver bisogno sarà espresso da una sola parola, il cui significato sarà stato rigidamente definito, priva di tutti i suoi significati ausiliari, che saranno stati cancellati e dimenticati.
Nell’Undicesima Edizione saremo già abbastanza vicini al raggiungimento di questo obiettivo, ma il processo continuerà per lunghi anni, anche dopo la morte tua e mia. A ogni nuovo anno, una diminuzione nel numero delle parole e una contrazione ulteriore della coscienza. Anche ora, ovviamente, non esiste nulla che possa spiegare o scusare lo psicoreato.
Tutto ciò che si richiede è l’autodisciplina, il controllo della realtà, ma alla fine del processo non ci sarà bisogno neanche di questo. La Rivoluzione trionferà quando la lingua avrà raggiunto la perfezione.
Inquestigiornisiparlaparecchio dei Body Scanner: i nuovi dispositivi in grado di “spogliare” una persona rilevando le eventuali armi nascoste; dispositivi che saranno presto introdotti anche negli aeroporti italiani.
Ecco cosa ne penso:
Non ho grossi problemi con la privacy, anche se l’idea che una mia immagine possa tranquillamente essere presa e postata su internet da una guardia di frontiera non è che mi renda felicissimo. Poi potrebbe anche essere l’immagine del tuo bambino, e non la mia.
Ho più problemi con l’efficacia di una simile norma per contrastare il terrorismo (in particolare di matrice islamica)
Dall’11 settembre 2001 nessun aereo è stato dirottato in un paese “occidentale” e allo stesso modo nessun attacco ad un aereo è andato a buon fine.
Secondo questa lista si nota che attacchi basati su Lettere all’Antrace, lettere bomba, cecchinaggio, Bombe nei palazzi, Bombe sui treni, autobus e metropolitane, sparatorie negli aeroporti, SUV lanciati contro la gente nelle piazze, sparatorie e coltellate sono stati i sistemi più utilizzati negli anni dal 2001 a oggi.
Quindi, guardando le cose in questa prospettiva, gli aerei sono relativamente sicuri. Allora non capisco perché accanirsi sui già elevati controlli negli aeroporti.
Inoltre, l’attentatore dell’ultimo attacco fallito ad un aereo era segnalato nelle liste dei potenziali terroristi e quindi penso che prima occorra far funzionare al meglio le misure di sicurezza attualmente in vigore prima di inserire altri sistemi che rallentano le già lente procedure di imbarco.
Poi c’è questo problema di principio. L’obbiettivo dei terroristi è modificare il nostro stile di vita tramite il terrore. L’introduzione dei body scanner quindi non è altro che una vittoria per i terroristi.
Inoltre mi preoccupa il modo in cui questi dispositivi di controllo entrano nelle nostre vite sempre più facilmente.
Fino a qualche anno fa le telecamere per strada erano poche e ristrette a obiettivi sensibili (banche, ambasciate …). Oggi sono ovunque: anche nel mio paese di provincia, così come nelle stazioni della metropolitana. Eppure queste telecamere nella metropolitana non sono efficaci a prevenire o a perseguire i crimini quali ad esempio i borseggi. Forse saranno utili “a posteriori” nel caso di attacchi terroristici?
Si stanno avverando gli incubi del regista Paul Verhoeven? E nel caso, si può avere una mutante con tre tette?