Apparentemente nel nostro paese è in corso una epidemia di suicidi a causa della crisi.
Ogni giorno, giornali, testate online ed esponenti politici aggiornano il “conto del macellaio”: sarebbero 32 i casi di suicidio dall’inizio dell’anno.
E si, la situazione è grave.
Sembra quasi quando, negli anni ’90, un sacco di adolescenti depressi ha cominciato a tagliarsi le vene: sembrava che ogni giorno ci fosse un nuovo caso, almeno secondo il telegiornale.
E se invece fosse proprio la forte rilevanza mediatica di questi suicidi ad aumentare il numero di suicidi?
Si chiama “effetto Werther” e prende il nome dal libro “i dolori del giovane Werther” che apparentemente dopo la pubblicazione ha innescato una piccola epidemia di suicidi tra i giovani che imitavano il protagonista del libro non solo nel modo di vestire.
L’effetto Werther è stato più volte osservato in correlazione a suicidi di personaggi famosi o di determinati gruppi di persone come ad esempio adolescenti LGBT statunitensi o, apparentemente, imprenditori.
Robert Cialdini descrive questo effetto nel suo libro Influence. The psicology of persuasion come un effetto della riprova sociale.
Guardando i numeri balza all’occhio come i suicidi siano concentrati in Veneto (10 su 32): eppure il numero di aziende fallite in Veneto nel 2011 è la metà rispetto a quello della Lombardia dove invece per il momento c’è stato un solo morto suicida. Inoltre leggendo la stampa mi sembra di capire che anche le modalità scelte per il suicidio sono similari.
Quanto può avere influito la stampa locale su questo numero apparentemente fuori media? Io penso non poco.
La situazione non è per niente bella, siamo d’accordo, e non è certamente una passeggiata chiudere una attività, far fronte ad una azienda o perdere il lavoro ma il suicidio non è una via d’uscita! Non è facile però per chi si trova già in difficoltà di suo leggere articoli che parlano di altre persone in difficoltà che non hanno trovato un modo per andare avanti, soprattutto perché dagli articoli di troppi giornali (e politici) sembra che il collegamento tra problemi economici e fallimento sia automatico, sembra proprio non esserci altra strada.
Per questa ragione vorrei chiedere ai giornalisti di smettere di sbattere in prima pagina ogni caso di suicidio e allo stesso modo anche le parti politiche dovrebbero smettere di usare i morti per sottolineare le loro istanze, perché altrimenti il mese prossimo avremo ancora più vittime e non saranno vittime della crisi.
Siamo al punto in cui è il caso di fare un passo indietro, disinnescare la frenesia mediatica e dall’altra parte cercare di operare per prevenire e risolvere le situazioni a rischio: naturalmente la risposta non può arrivare solo dalla politica ma deve arrivare da tutta la società.
Siamo in un brutto momento: vediamo di non peggiorare la situazione.