Non pensi anche tu che sarebbe bello giocare ai videogiochi indipendentemente dalla piattaforma che si utilizza? Questa è l’idea alla base di OnLive.
OnLive è un progetto che vuole rendere possibile il videogioco in steaming, un po’ come già accade per i film.
Il principio è quello del Cloud Computing: ci si collega al cluster di server di OnLive dove il videogioco gira al massimo della potenza in un sistema operativo virtuale, si trasmettono i comandi impartiti con le periferiche di gioco e si riceve l’audio e il video in tempo reale con un sistema simile a quello utilizzato per il controllo remoto dei computer (per intenderci VNC).
Questo sistema permetterebbe quindi di giocare ai migliori titoli su PC e Mac senza doversi troppo preoccupare della potenza dell’hardware.
Ma non solo PC e Mac: anche i dispositivi mobili – a patto di avere accesso alla banda necessaria – possono partecipare a questa rivoluzione.
Secondo Steve Perlman, l’imprenditore alle spalle di questo progetto, servirebbero 1.5 Mbps per giocare in bassa risoluzione, mentre 5 Mbps per giocare in HD.
Quanto costa?
Qui viene il bello: i giochi potranno essere venduti e noleggiati in diversi modi. Ad esempio ore, minuti, partite… Per il momento però onlive non ha rilasciato ancora alcun dettaglio in merito. Al momento l’unica tariffa pubblica è un abbonamento mensile di 15$.
Solo negli Stati Uniti
Al momento del lancio naturalmente il servizio sarà disponibile solo negli USA… peccato.
Si ma poi funziona?
Io sono un po’ scettico che tutto questo meccanismo possa funzionare: il lato positivo di poter giocare da un eeePC a titoli del calibro di Bioshock 2 è qualcosa di impagabile, ma certamente il fatto che si debba per forza essere connessi alla rete potrebbe non essere il massimo, soprattutto qui in Italia.
Certamente i giochi rilasciati in maniera esclusiva su questo canale sarebbero praticamente immuni alla pirateria, e questo potrebbe piacere non poco alle software house che sono alla ricerca di metodi sempre più draconiani per evitare le copie illegali dei videogiochi, in particolare per PC.
OnLive è attualmente in versione beta, e non ho trovato una data prevista di rilascio del sistema ed è notizia di questi giorni che la piattaforma andrà online il 17 Giugno (per PC e Mac negli Stati Uniti). Quindi come al solito staremo a vedere se ne uscirà qualcosa di concreto, o solo vaporware.
Penso di averlo scritto più di una volta: per me i videogiochi sono legati al PC.
Non mi piacciono le console, dato i giochi che preferisco sono in prevalenza degli sparatutto in prima persona, magari multiplayer, dove è necessario un mouse, oppure degli strategici alla Total War o dei City Builder alla Sim City (per i quali è necessario il mouse), piuttosto che dei piccoli videogiochi indipendenti distribuiti solo per PC o dei simulatori così complicati, dettagliati e così pieni di mod che sarebbero semplicemente impensabili per una piattaforma non dotata di tastiera, mouse, file system e un buon set di periferiche studiate appositamente.
Da un paio di anni Steam e i suoi videogiochi in download sono diventati la mia base di partenza per quasi tutti i videogiochi. Il catalogo di Steam contiene oramai la maggior parte delle grandi produzioni (Bioshock 2, Empire: Total War, GTA 4 per citarne alcuni) e una buona serie di videogiochi indipendenti, come World of Goo.
Bene: ieri Steam ha annunciato che comincerà a spostarsi anche su Mac. Per il momento il catalogo videoludico del mac è ancora molto limitato. Valve però ha già annunciato di volere portare su mac il motore – un po’ vecchio ma sempre brillante – Source.
Questo vuol dire che da aprile su Mac potremo giocare a titoli come Left 4 Dead, Portal, Counter-Strike e naturalmente Half Life 2.
Non solo. Se si possiede un mac e un PC sarà possibile giocare con entrambe le piattaforme senza acquistare due volte lo stesso titolo: quindi avendo un mac book come laptop e un pc come Desktop sarà possibile giocare su un computer a casa e sull’altro magari mentre si è fuori.
Inutile dire che anche il multiplayer sarà cross platform.
Devo ammetterlo: i videogiochi sono sempre stati lo scoglio che mi ha trattenuto dall’acquistare un computer con la mela, ma forse quando Steam sarà anche per Mac e se le principali case seguiranno Valve portando i loro giochi su entrambe le piattaforme, allora potrei decidere che il mio nuovo laptop sia un Mac Book.
Come andrà a finire? Siamo sempre più vicini alla Console Apple?
Nei mesi e negli anni passati si erano levate da più parti delle critiche verso i cosiddetti politici di professione.
Accusati di essere professionisti della politica erano (sono) i dirigenti del partito democratico, in particolare quelli che già erano attivi ai tempi del partito comunista e della democrazia cristiana.
Possiamo definirli errori burocratici quelli che hanno portato all’esclusione del popolo delle libertà alle regionali di Roma, dei “listini” di Formigoni e Polverini in Lombardia e nel Lazio, ma è proprio la burocrazia uno dei compiti principali di un politico.
Per fare politica non bastano infatti le idee: bisogna conoscere le leggi, i regolamenti e le procedure che, anche se spesso articolate e bizantine sono comunque espressione della classe politica che ha governato fino ad ora, e a che mi risulta negli ultimi anni hanno governato proprio i colleghi di partito delle liste escluse: chi è causa del suo male…
In ogni caso non mi sembra che gli altri partiti, tra i quali il Partito Democratico e la Lega Nord, hanno trovato simili problemi nella presentazione delle liste.
Alessandro Sallusti dalle colonne de Il Giornale da la colpa agli equilibrismi interni tra ex Forza Italia ed ex Alleanza Nazionale (e io che pensavo che solo il Partito Democratico avesse problemi di ex) e in parte posso essere d’accordo.
Ma la causa fondamentale è penso la disattenzione, il pressapochismo e il quasi fastidio dimostrato da una certa classe politica verso i regolamenti: basta vedere le reazioni dei candidati esclusi, che al posto di recitare un mea culpa come ci si aspetterebbe da qualcuno che è responsabile di un errore (commesso da qualcuno al di sotto di lui nella scala gerarchica) hanno deciso di passare al contrattacco e con un ragionamento simile al “lei non sa chi sono io” dicono che la loro esclusione metterebbe a rischio la democrazia.
Mi spiace, ma per me le regole sono uguali per tutti, e soprattutto voglio votare qualcuno che al momento della candidatura ha dimostrato di conoscere le regole e le procedure che garantiscono la nostra convivenza civile.
Guarda il prototipo di schermo nel video qua sopra.
La tecnologia si chiama IMoD di Mirasol ed è uno schermo non retroilluminato simile all’eInk ma a colori e con una velocità di refresh in grado di rendere anche i filmati.
Certamente la fedeltà dei colori e la velocità di refresh non sono nulla di paragonabile a quelle dello schermoIPS LCD, ma sono un grande passo avanti rispetto alle scale di grigio e i secondi di refresh dell’eInk.
Sembra che anche il consumo di energia sia parecchio inferiore rispetto a quello di uno schermo oled almeno per il mantenimento di una immagine fissa: sembrerebbe quindi una tecnologia valida anche per i telefonini (magari in combinazione con una retroilluminazione opzionale).
Suppongo che i primi prodotti con questa tecnologia potranno essere nei negozi in un paio di anni.
Questo sembra proprio il tipo di schermo che potrà “rimpiazzare” la carta: unica incognita il prezzo.
Quello che abbiamo di fronte sembra proprio un prodotto rivoluzionario, altro che iPad.
E così oggi Google è entrato a gamba tesa nel mercato dei social network.
Buzz – così si chiama questa nuova funzionalità – è una sorta di FriendFeed integrato nell’interfaccia di GMail ma in grado di raccogliere informazioni dai vari servizi di Google (e non solo).
Buzz raccoglie i post che condividiamo tramite Google Reader, le foto che carichiamo su Picasa e Flickr, i messaggini di Twitter il tutto aggregandolo alle informazioni della nostra rubrica GMail/GTalk potenziata con i nuovi campi del Google Profile.
In pratica il nuovo Google Profile potenziato da Buzz assomiglia molto di più ad una pagina Facebook prima dell’invenzione di Farmville: qui puoi vedere la mia pagina pubblica.
Sommando tutte queste cose otteniamo un social network trasversale ai servizi google in grado di fare praticamente tutto quello che si fa con facebook, soprattutto nel caso venissero aggiunti anche i supporti per Calendar e Groups.
Inoltre dato che questo social network non è infestato da biscottini della fortuna e altre amenità del genere, e visto anche che è dotato di una chat funzionante (gtalk) spero proprio che prenda piede.
Le carte perché la cosa funzioni ci sono tutte: praticamente chiunque ha già un account di google legato alla propria email e quindi chi ha un indirizzario su GMail ha già adesso tutti i suoi contatti, senza fare sforzo.
Inoltre rispetto a facebook la possibilità di condividere privatamente solo con alcuni gruppi di contatti (amici, lavoro, donne, uomini) potrebbe rivelarsi definitiva. Per non parlare del fatto che per i messaggi privati si usa l’email e che inoltre ti avverte mettendo le conversazioni alle quali partecipi nella inbox in gmail quando viene data una risposta (questo non ho ancora capito se è fastidioso o no).
Se tutto questo non bastasse c’è anche una ottima interfaccia per Smartphone con tanto di geolocalizzazione e mappa di quello che accade attorno a te (tipo BrightKite)
Quello di Google social network più leggero decentralizzato che si insinua anche nelle ricerche di google: infatti oggi su un paio di ricerche mi è capitato di leggere “Results from people in your social circle” con alcuni elementi condivisi da GReader (naturalmente questo tipo di ricerche funziona solo quando si è loggati)
Alla fine comunque decideranno gli utenti: ci sposteremo tutti su questo nuovo promettente network oppure rimarremo legati come delle cozze a Facebook? E soprattutto Google Wave rivestirà un qualche ruolo in tutto questo?
E tu ci sei già in Buzz? E nel caso mi hai già contattato?
Questa notte è avvenuto il lancio della missione STS-130 dello space shuttle.
L’obbiettivo della missione è portare in orbita alcuni pezzi della ISS, in particolare il modulo Tranquility, nominato in onore del quarantesimo anniversario della missione Apollo 11 atterrata sulla luna nel mare della tranquillità.
Il modulo Tranquillity contiene un componente molto particolare: la Cupola. Come dice il nome stesso la Cupola è un cupolino dotato di finestre che permette di dare un’occhiata fuori dalla stazione, ad esempio per verificare le manovre di attracco, per manovrare il braccio meccanico di cui è provvista la stazione, o anche semplicemente per fotografare la terra.
Come suggerisce il nome la Cupola è un progetto italiano costruito a Torino dalla italo francese Thales Alenia Space (Alenia Spazio).
Come si può vedere nel poster della missione qua sopra, gli astronauti della missione hanno scherzato sul doppiosenso della parola cupola (qui il poster originale in pdf).
Ma non pensare che questo poster della nasa sia strano: oramai tutti i poster delle missioni sono in qualche modo ispirati a dei poster cinematografici. Ad esempio Atlantis 125 ispirato ad Ocean’s 11, oppure quello della prossima missione ispirato ad Armageddon.
Insomma, dai tempi della luna sembra che alla NASA continuino a fare un ottimo lavoro senza perdere il buon umore, e questa volta anche qualcosa di italiano (ed europeo) ha raggiunto le stelle.
Ho voluto rimandare il mio commento sul nuovo giocattolino della Apple fino a quando non avessi visto il video della sua presentazione e penso di aver fatto bene.
Cos’è l’iPad
L’iPad è il device di mezzo tra uno smartphone e un laptop. Per device di mezzo si intende qualcosa che non è in grado di sostituire uno smartphone o un laptop ma che invece è in grado di svolgere alcune funzioni al meglio.
L’iPad non è un netbook: i netbook sono sostanzialmente dei laptop ridotti per dimensioni, prestazioni e prezzo.
Quali sono le funzioni di un iPad
Le funzioni principali di un iPad le ha elencate Steve Jobs e sono
Browsing, Email, Foto, Video, Musica, Videogiochi e EBook reader.
Pur essendo un dispositivo mobile quindi sembrerebbe progettato per essere usato in salotto piuttosto che stando in piedi in metropolitana, e per enfatizzare questa idea tutta la presentazione avviene da una comoda poltrona. Questo non è un problema se si pensa che questo dispositivo NON sostituisce uno smartphone.
Ma vediamo se, a mio giudizio, l’iPad fa quello che promette.
Browsing
Safari mobile è veramente un browser eccezionale e penso che su grande schermo funzioni ancora meglio ma non supporta flash. Questo è un grosso problema evidenziato anche nella presentazione: navigando sul sito del NYT infatti non è possibile vedere i video.
Flash è ancora troppo diffuso su internet (pensiamo ad esempio ai giochi su facebook) per permettermi di spostare la navigazione da un laptop ad un iPad.
Email
Anche l’applicazione per le email così progettata è molto bella e comoda, ma l’iPad non ha la tastiera (o almeno non di serie) e quindi per chi scrive molto velocemente e senza guardare i tasti non penso possa essere un buon sostituto o in ogni caso comunque non mi sembra di aver visto questa rivoluzione nella gestione delle mail. Probabilmente però questo sistema potrà avvicinare all’email diversi utenti non particolarmente abili con i personal computer.
Foto
L’applicazione per le foto è molto bella e anche la possibilità di usare l’iPad sul proprio dock come una cornice con slideshow è una buona idea, ma i problemi che vedo sono due. Editing: nella presentazione non è stato mostrato alcun software di editing minimo (stile picasa per intenderci) che permetta di risistemare la propria collezione di foto correggendo ad esempio gli occhi rossi. Collegamento alle macchine fotografiche: anche in questo caso devo prima scaricare le foto sul computer, quindi sincronizzarle via iTunes. In pratica è un ottimo album fotografico ma non un sistema per gestire le foto.
Video
Anche per vedere video fuori casa potrebbe funzionare bene: unico dubbio da 8 a 64 Gb non sono un po’ pochi? Quanti film ci stanno in alta definizione anche ammettendo di non caricare musica e foto?
Musica
Qui proprio non capisco: l’iPod non è già perfetto per la musica in mobilità? Mentre per la musica a casa preferisco avere un computer collegato ad un impianto stereo.
Videogiochi
Per i videogiochi per iPhone sono convinto che questo device sarà perfetto. Però per i videogiochi in mobilità esistono altri dispositivi certamente migliori ovvero Nintendo DS e PSP, mentre per i videogiochi casalinghi esistono PC, playstation, xbox e wii.
L’iPad potrebbe ricavarsi un suo spazio nel mondo videoludico se verranno studiati giochi in grado di sfruttare al meglio le sue caratteristiche di multitouch: Federico Fasce descrive alcuni esempi di giochi per iPad.
EBook reader
Non c’è dubbio che l’iPad possa essere un miglior ebook reader rispetto all’iPhone e all’MacBook, ma se vuoi leggere un libro allora niente è comparabile ai dispositivi eink come Kindle di amazon o il mio cybook. L’iPad apre la strada per un nuovo tipo di ebook multimediale, interattivo simile ai CD Rom che andavano di moda negli anni 90.
Penso che Vook potrà essere il formato perfetto per questo genere di cose: francamente mi sarei aspettato da Apple qualche cosa di questo genere piuttosto che lanciarsi all’inseguimento di amazon proponendo il device sbagliato. Sull’argomento ti consiglio di leggere anche il post di Antonio Tombolini.
Io vedo l’iPad come un ottimo strumento per l’elearning, ma se voglio leggere un romanzo preferisco l’eink o al massimo la carta.
Ma alla fine conteranno solo le applicazioni
La prima versione del’iPhone era rivoluzionaria quanto inutile, fu solo con l’introduzione della possibilità di sviluppare e distribuire applicazioni che l’iPhone è diventato quello che è. Per l’iPad vale lo stesso discorso. Si sarà possibile lanciare tutte le applicazioni per iPhone anche su iPad, ma appunto essendo due dispositivi molto diversi non trovo questa cosa particolarmente utile. Sarà necessario ridisegnare e pensare nuove applicazioni per questo nuovo strumento. Apple ha già rilasciato le nuove SDK e immagino che molti sviluppatori siano già all’opera in tal senso: staremo a vedere se riusciranno a tirar fuori qualche killer application.
Rimangono i problemi dell’iPhone
L’iPad condivide i problemi dell’iPhone: sistema chiuso e senza multitasking.
Il sistema operativo chiuso è un problema che verrà probabilmente superato tramite delle crack. Il sistema chiuso e controllato è un problema per chi crede nel software libero ma posso capire che vuole sacrificare un po’ di libertà in cambio della facilità d’uso.
La mancanza del multitasking è IL problema. Tutte le funzioni molto belle dell’iPad sono azzoppate dalla possibilità di non poterne usare due contemporaneamente. Certamente, se la tua idea di applicazione è iFart o iMussolini rientri nella categoria dei “Fascisti scoreggioni” e quini per te il multitasking è praticamente inutile (a meno di voler sovrapporre sonori peti ai discosi del duce).
Se invece semplicemente ti piacerebbe avere la finestra di chat di Skype sovrapposta a quella del browser, o anche solo immagino parlare con skype (o al momento anche essere loggato) mentre fai altro (tipo appunto navigare su internet) il multitasking diventa necessario. In alcuni casi è inoltre importante avere una applicazione in backgroud, ad esempio Instapaper richiede un po’ di tempo per sincronizzare via internet la lista di lettura e non sarebbe male poter fare altro mentre questa lavora.
Drammaticamente il multitasking è ancora più necessario sull’iPhone, dove il navigatore satellitare si chiude quando arriva una telefonata (e a proposito, non c’è modo di mandare le chiamate direttamente in segreteria?) e che la stessa cosa avviene con RunKeeper interrompendo un allenamento per rispondere al telefono.
Conclusione
Per concludere quindi al momento non penso che l’iPad faccia ancora per me, ma sono comunque molto curioso di vederlo all’opera appena uscirà. Se in futuro dovessero uscire delle buone applicazioni per questo dispositivo e soprattutto se venisse introdotto il multitasking allora anche questo oggetto con la mela potrebbe diventare interessante.
Disclamer: visto che leggendo in giroper la rete può sembrare che chi critica Avatar sia una sorta di snob appassionato di cinema francese o di Bertolucci, premetto che detesto il cinema francese e novecento mi ha fatto due balle così. In compenso ho apprezzato Titanic, Aliens e Strange Days. Detto questo, io sono uno di quelli a cui Avatar non è particolarmente piaciuto.
Trama
Il pianeta Pandora viene sfruttato dagli umani come risorsa mineraria per la raccolta della spezia (a no scusate quello era Dune). Questo pianeta è oltremodo ostile dato che è abitato da una pericolosissima razza di puffi alti tre metri che vivono in completa armonia con la natura e cacciano con archi e frecce. Per contrastare l’ostilità di questi pacifici nativi viene varato un progetto scientifico che punta ad infiltrare degli avatar: ovvero puffi alti tre metri controllati tramite contatto empatico da degli esseri umani.
Per una serie di sfortunati eventi uno space marine alquanto stupido si trova a sostituire il fratello scienziato al controllo di uno di questi avatar. Per qualche motivo che non è dato sapere questo maldestro marine sta molto simpatico allo spirito del pianeta e di conseguenza anche ai puffi che decidono di accoglierlo nel loro villaggio.
Tra mille peripezie il nostro eroe riuscirà a guadagnarsi la fiducia di puffo brontolone e del grande puffo e, come avrete probabilmente già capito, farà breccia nel cuore di puffetta.
Ma quando tutto sembra andare per il meglio ecco che arriva mamma marines e la sua macchina di morte con un bel bombardamento preventivo.
Ma poi naturalmente “la polizia si incazza” e i puffi tutti, con l’aiuto di madre natura trionfano ancora una volta sul malvagio Gargamella.
Perché Vederlo
Il 3D è eccezionale, soprattutto se visto in una sala con lo schermo molto grande. Sui campi lunghi l’illusione delle tre dimensioni è impressionante.
L’impatto grafico è qualcosa di eccezionale: in alcuni momenti si ha l’illusione che i mezzi d’assalto e le varie bestie siano vere.
Perché non vederlo
Perché i personaggi sono piatti. Il protagonista dovrebbe avere un dissidio interiore mica da ridere dato che si troverà a scegliere se stare con la propria specie o con i “nemici”, eppure il massimo del suo conflitto interiore è un “cosa sto facendo”; il corporativo che si pente delle sue azioni è completamente ininfluente; gli altri scienziati – compresa Sigourney Weaver – sono poco più di una cornice e i Na’vi (i puffi) pur essendo un gioiello di computer grafica non trasmettono emozioni: per comparazione mi hanno coinvolto di più i pelosissimi Ewok di Endor.
Giudizio (3.5/5)
Mi sono avvicinando a questo film non aspettandomi un capolavoro dal punto di vista della trama, e infatti non sono stato deluso.
La storia va anche bene: il bene, il male, la natura: un ottimo pretesto per un film di azione. In fondo la trama di uno dei miei film preferiti potrebbe essere riassunta in “Il cavaliere libera la principessa imprigionata nel castello nero e quindi insieme all’esercito della principessa distrugge il castello nero” (Guerre Stellari) e quindi una trama come quella di Avatar a paragone è complessa ed ha un messaggio e una filosofia apprezzabili.
I personaggi però sono insostenibili, i dialoghi inutili, e il film è di una lunghezza spropositata. Sui dialoghi son pronto a scommettere che a pochi sarà rimasta in mente una battuta al di fuori di “io ti vedo”. Anche la musica non migliora il tutto dato che anche questa è abbastanza anonima.
Inoltre c’è qualche incongruenza: non ho capito cosa avesse di tanto pericoloso il pianeta Pandora, se poi l’unico che assalta le scavatrici terrestri è il terrestre stesso.
E in fine se non applicassi la sospensione di incredulità, quale logica militare impone di sganciare a bassa quota dei bancali di esplosivo su un albero che potrebbe essere abbattuto con un a sega a motore, un colpo di artiglieria ben assestato o un bombardamento a tappeto da una quota superiore a quella del volo degli uccellacci?
In conclusione Avatar è un bel giro di giostra, ma non è un film che andrei a rivedere… o che comprerei in dvd.
Per una serata con pop corn e occhialini 3D ci si diverte pure ma non penso che ci ricorderemo di questo film come il nuovo Titanic.
Come oramai saprai, sehailetto le notizie in questi giorni, il governo che aveva promesso di non mettere le mani nelle tasche degli italiani ha appena varato un nuovo balzello a favore della SIAE.
Non proprio una nuova “tassa”, ma una estensione della vecchia compenso per copia privata a tutta una nuova serie di supporti digitali.
C’è un po’ di confusione in giro. Cerco di fare chiarezza per quello che ci ho capito: se sbaglio qualcosa dammi una mano a correggere questo articolo.
Cos’è l’equo compenso per copia privata
Contrariamente a quello che molti pensano il compenso per copia pirata non è un compenso per le perdite sostenute dal mercato musicale e cinematografico a causa della pirateria, ma è un compenso per avere il diritto di creare copie privare di un’opera acquistata legalmente.
Secondo il sito SIAE infatti è stata concessa la possibilità di effettuare copie private di un’opera
a fronte di una royalty forfetaria per compensare del mancato acquisto gli autori e tutta la filiera dell’ industria culturale. L’entità del compenso tiene conto del fatto che sui supporti si possa registrare anche materiale non protetto dal diritto d’autore.
A queste due condizioni
per uso esclusivamente personale, purché senza scopo di lucro e senza fini direttamente o indirettamente commerciali;
mediante l’utilizzazione di apparecchi di registrazione e supporti vergini per i quali sia stato corrisposto il compenso per “copia privata” previsto dalla legge.
Quindi io ho un CD regolarmente acquistato e posso ripparmi legalmente i miei MP3 da mettere sul mio iPod dato e per avere questo diritto pago un “compenso” sulla capienza della memoria del mio iPod.
Ora però non capisco una cosa: se io ho il diritto di creare una copia privata allora perché i DRM, che mi impediscono appunto la realizzazione di copie, sono legali?
Chi prende i soldi dell’equo compenso?
I soldi dell’equo compenso spettano (sempre secondo il sito SIAE) ad autori, produttori, editori e interpreti.
Con che criteri vengono ridistribuiti?
Per quello che ho potuto cercare non ho trovato alcuna tabella ufficiale della ripartizione di questi equi compensi
Ma per certo sempre dal sito SIAE si può leggere che
La legge affida alla SIAE il compito di riscuotere il compenso per “copia privata” e di ripartirlo ai beneficiari indicati dalla legge stessa, eventualmente anche tramite le loro associazioni di categoria.
In determinate condizioni è possibile richiedere un rimborso del compenso per copia privata.
In particolare si si è una pubblica amministrazione o una impresa privata e si utilizzano questi supporti esclusivamente per l’archiviazione di dati. Non sembrano esserci però rimborsi per i privati che sui DVD ci mettono il filmino delle vacanze…
Non penso, visto il momento di vacche magre, che questo inizio 2010 sia un buon periodo per imporre nuovi balzelli, in particolare se come in questo caso rischiano per effetto collaterale di rallentare l’adozione delle nuove tecnologie nel nostro paese.
Inoltre non penso che un sistema simile di raccolta e redistribuzione possa realmente giovare agli artisti: temo che pioverà sempre sul bagnato, e i nuovi artisti emergenti che tanto avrebbero bisogno di due soldi per “campare di musica” non vedranno nulla, ma spero di essere smentito.
In generale penso che nell’era digitale occorra ripensare profondamente il sistema del diritto d’autore, ma questo è l’argomento di altri posto che puoi trovare nella colonna a destra.
Questo per il momento è tutto: i commenti sono aperti per continuare la discussione!