WordPress 2.5

Pubblicato il 31-03-2008 da Sergio | 6 Commenti

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Post di servizio.

Ho aggiornato questo blog a WordPress 2.5 e questo è il primo post che scrivo con la nuova piattaforma.

Per quello che vedo il passaggio non ha causato problemi ha causato il malfunzionamento del sistema di tag attualmente installato, ma se noti qualcosa che non funziona a dovere segnalamelo.

Con questa nuova versione il pannello di amministrazione è cambiato radicalmente e quindi ho deciso di scrivere questo post per prendere confidenza con la nuova versione.

Ho notato un notevole passo avanti nella gestione dei plugin: infatti è ora possibile aggiornare i plugin direttamente dal pannello di amministrazione, senza dover scaricare e caricare nulla.

Per quanto riguarda la gestione dei tag provvederò a disinstallare l’attuale gestore non funzionante e vedrò di installare qualcosa in grado di funzionare con il sistema integrato di WordPress.

Il Capitalismo ha i Giorni Contati

Pubblicato il 28-03-2008 da Sergio | Nessun Commento

Dacia
Sono stato in Romania, quando ero ancora un ragazzino.
Il regime era caduto da pochi anni e quella nazione lontana dalla confinante Ungheria e ad anni luce dall’Europa si affacciava timidamente al benessere e al mercato.

Ricordo che con l’amico rumeno, mio coetaneo, con il quale viaggiavo si discuteva di PC (ai tempi non avevo in casa nulla di più potente di un Commodore 64) e nella nostra ingenuità vedevamo i processori pentium come qualcosa che sarebbe rimasto relegato al mondo del lavoro e non avrebbe mai trovato spazio nel mercato casalingo.

Nei lunghi pomeriggi da pre-adolescenti abbiamo frequentato le Sale Giochi di Oradea dove si poteva noleggiare con pochi Lei noleggiare un Supernintendo.

Ricordo che nel mio viaggio in Romania ci spostavamo esclusivamente a bordo di due Dacia.
Le Dacia erano praticamente le uniche auto circolanti in Romania a quei tempi.

Esteriormente il modello appariva essere unico, ma in realtà guardandole da vicino, non si trovavano due Dacia uguali: un diverso cruscotto, una forma diversa dei fari, i sedili fatti in un modo, l’orologio digitale o a lancette, il termometro a mercurio e altri piccoli dettagli (tipo trova le differenze della settimana enigmistica) facevano trasparire una produzione semi-artigianale. Una sola cosa si poteva dire con certezza delle Dacia: non erano fatte in serie.

Eppure erano degli instancabili ed indistruttibili muli: uniche auto che – a patto di non perdere le ruote durante la marcia – riuscivano a marciare agilmente sulle strade dissestate della Transilvania, trafficate da carri pieni di fieno, mucche al pascolo e occasionalmente bufali e orsi.

Ho ripensato al mio viaggio in Romania proprio questa sera perché, per la prima volta, mi sono imbattuto in uno spot in italiano della nuova Dacia.

Quando ero ragazzino, e “il vento del cambiamento soffiava in faccia alla storia” mi aspettavo di vedere tantissime cose dal futuro, ma certamente non le Dacia sul mercato automobilistico Italiano.

La Dacia fa parte del gruppo Renault, così come la Romania fa parte dell’Unione Europa.

Questo mi rende chiaro una cosa: qualsiasi regola, ideologia, abitudine o consuetudine politica, economica o sociale precedente al 26 Dicembre del 1991 non può essere valida nel 2008.

Per quanto i politici e i politicanti italiani di tutti gli schieramenti possano illudersi o vogliano illudersi l’attuale generazione non avrà alcun modo di vivere con gli stessi privilegi e le stesse tutele con la quale hanno vissuto i loro genitori, studiare non porta ad avere un posto fisso e probabilmente, il posto fisso come lo si intendeva prima del ‘91 non ci sarà più.

Il vento che ha soffiato dissolvendo la cortina e facendo crollare il muro ha portato via il mondo come lo conoscevano i nostri genitori e come lo conosce la nostra classe politica.

Questo può fare paura, il cambiamento fa sempre paura ma, per quanto ci si voglia sforzare non possiamo ristabilire il vecchio equilibrio in grado di garantire le vecchie regole, quindi…

Basta con la nostalgia!
Andiamo avanti coraggiosamente alla ricerca di un nuovo equilibrio!

La Lettura Automatica dei file RSS e i Diritti Creative Commons

Pubblicato il 26-03-2008 da Sergio | 2 Commenti

Ok: penso sia inutile ripetere la manfrina di ieri sull’evento che imperversa sulla blogosfera italiana, quindi taglio corto.

Si parla della sospensione di BlogBabel.

Dunque, come vedevamo ieri il problema principale sembra essere il diritto di autore su i feed rss ripubblicati all’interno del sito incriminato. Sono un po’ di mesi che non uso BlogBabel: a quanto mi ricordo venivano pubblicati solo i titoli ed estratti i link, è così? è era cambiato qualcosa nell’ultimo periodo?

Ieri abbiamo visto come l’autoregolamentazione della rete abbia creato uno standard per vincolare i processi automatici di Data Mining a delle regole imposte dal web master.

Certo, questi standard sono stati creati con ragioni tecniche diverse dalla difesa del copyright, ma in ogni caso abbiamo visto come potessero essere validi anche nel nostro scenario.

Giustamente .mau. mi ha fatto notare come l’autore del sito possa non avere controllo sul file robot.txt, soprattutto nel caso frequente dell’utilizzo di feedburner.

Feedburner infatti si trova su un dominio non controllato da noi e quindi non possiamo influire direttamente.

In ogni caso tramite una funzione di Feedburner possiamo inserire nel codice dell’RSS una nota di copyright di questo tipo:
<creativeCommons:license>

http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/

</creativeCommons:license>

Questo tag è standard xml e le regole per il suo utilizzo sono definite qui.

Come vediamo, seppure feedburner non ce lo permetta, potremmo addirittura andare a definire una diversa licenza per ogni contenuto nell’RSS.

In ogni caso questo semplice tag potrebbe essere letto e riconosciuto molto semplicemente da BlogBabel – così come qualsiasi altro servizio online che voglia usare i contenuti del nostro RSS – il quale potrebbe valutare come comportarsi in base alla licenza applicata.

Nel caso di BlogBabel il crawler dovrebbe semplicemente limitarsi ad ignorare ogni contenuto rilasciato con licenza “non commerciale”.

Mi rendo conto che praticamente nessun servizio online rispetti queste regole, ma sinceramente le ritengo molto importanti: se non voglio che i miei contenuti generino in alcun modo guadagno per siti terzi devo poterlo scegliere limitando il mio feed con una licenza, e questa licenza deve venire letta e rispettata dai sistemi automatici.

La seconda parte della mia riflessione è dedicata alla syndication online dei contenuti (come traduce syndication?)

Wikipedia a riguardo ha un piccolo articolo illuminante dal quale leggiamo:

Syndication benefits both the websites providing information and the websites displaying it. For the receiving site, content syndication is an effective way of adding greater depth and immediacy of information to its pages, making it more attractive to users. For the transmitting site, syndication drives exposure across numerous online platforms. This generates new traffic for the transmitting site – making syndication a free and easy form of advertisement.

L’essenza stessa dell’RSS quindi, oltre che permettere ai nostri lettori di leggerci attraverso un aggregatore, è quella di far apparire in maniera automatica e indipendente dalla nostra volontà i nostri contenuti su svariati siti.

Certamente ognuno è libero di restringere la libertà di ripubblicazione dei propri contenuti come meglio crede, ma sinceramente penso che i contenuti via rss dovrebbero avere delle licenze poco restrittive.

Infatti il mio rss ha una licenza meno restrittiva del contenuto stesso del blog.

Il diritto d’autore online può sembrare una cosa noiosa e la nostra reazione potrebbe essere “è online: allora posso farne quello che voglio” ma allora non saremmo anche noi come i giornalisti che tanto critichiamo quando ci rubano post o foto senza citarci come fonte?

Se veramente crediamo a tutte queste cose: come le Creative Commons allora dovremo essere noi stessi a rispettare e far rispettare queste regole sia come produttori, sia soprattutto come fruitori.

Il Robots Exclusion Standard per Difendere i Diritti sui Tuoi Contenuti Online

Pubblicato il 25-03-2008 da Sergio | 5 Commenti

In queste ore impazza per la blogosfera italiana una di quelle noiosissime polemiche che occupa spazio – sia come commenti sia come post – in quasi tutti i blog che frequento abitualmente.

Se hai capito di cosa parlo bene, altrimenti meglio: comunque questa volta non ho voglia di mettere link o citare fatti.

Sembra che il centro della questione questa volta siano alcuni “contenuti” raccolti da un sistema automatico (robot) e ripubblicati su alcune pagine contenenti pubblicità. Questo secondo gli autori dei “contenuti” sarebbe in violazione con le licenze attraverso i quali questi contenuti vengono distribuiti.

Internet è un sistema condiviso al quale hanno accesso milioni di utenti e per questa ragione nel corso degli anni si è sviluppato un insieme di regole e di standard per evitare conflitti e stabilire responsabilità: queste regole – pur non avendo nella maggior parte dei casi un valore legale – sono ampiamente condivise da chiunque voglia vivere la rete nel rispetto degli altri.

Anche per la situazione che ha generato le polemiche di questi giorni, naturalmente, esiste un regolamento al quale appellarsi: si chiama Robot Exclusion Standard.

Il Robot Exclusion Standard risale al 1994 ed è emerso come standard condiviso dalla robots mailing list.

Lo standard è semplice:
chi gestisce il sito mette nella directory root un file chiamato robot.txt nel quale andrà a specificare quali regole dovranno seguire i programmi automatici che accederanno alle pagine del suo sito.

Chi gestisce il programma automatico si impegnerà a far leggere e rispettare al programma quanto scritto dal gestore del sito nel suo robot.txt

In questo modo, ad esempio, potremmo negare la lettura ad ogni processo automatico escluso quello che indicizza le nostre pagine per conto di google con queste semplici righe:

User-agent: *
Disallow: /
User-agent:Googlebot
Disallow:

Lo standard non è molto lungo ed è scritto in modo semplice: quindi ti invito a leggerlo

Lo standard è comunque volontario, quindi non c’è alcuna garanzia che il robot legga e rispetti le nostre regole, ma comunque, nel caso potremo prendercela con chi gestisce il robot, e avremo anche ragione.

Internet ha delle regole fatte apposta per evitare polemiche, flame e ai litigi: basta conoscerle e rispettarle. Nel caso contrario se proprio vi divertite a litigare non è che potreste farlo privatamente via email o Instant Messanger?
Vero. Potrei anche non leggere le vostre polemiche: se solo sulla blogosfera italiana in questa Pasqua 2008 si parlasse d’altro…

Update
Ho scritto un nuovo post sulla stessa problematica più specifico rispetto alle licenze Creative Commons e la lettura automatica dei Feed RSS

Come Mettere la Foto dell’Autore in un Post

Pubblicato il 24-03-2008 da Sergio | 1 Commento

Oggi ho dato una mano a Overlord che mi chiedeva come aggiungere i gravatar degli autori di un post in cima alla template.

Come puoi vedere dal suo blog siamo riusciti nell’intento.

Abbiamo usato il servizio Gravatar, che permette di associare semplicemente un avatar ad una email.

Nel nostro caso abbiamo usato l’email dell’autore del post estratta da wordpress.

Seguendo la guida sull’implementazione dei Gravatar possiamo vedere che per mostrare l’avatar occorre semplicemente inserire nel codice una immagine con questo indirizzo
http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=
Dove il gravatar_id corrisponde all’hash MD5 dell’email dell’utente.

Nel mio caso con il codice:
<img src="http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=4876c7945915b2ebcacfd2c9ef39cf76" />

posso ottenere il mio avatar

Una volta capito questo dobbiamo solo recuperare l’email dell’autore da wordpress e hasharla.

Per recuperare l’email dell’autore del post da wordpress si può usare la funzione “get_the_author_email()”

Quindi il tutto si traduce in codice PHP nel seguente modo

<img src="http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=<?php print md5(get_the_author_email()) ?>" />

Che puoi opportunamente incollare all’interno del tuo template wordpress all’interno di un blocco di codice che stampa uno o più post.

Indubbiamente è una funzione utile per tutti i blog multiutente come ad esempio il neonato ScienzeBlog.net ( markettone ;-) )

Ricette Da Single: Uova Strapazzate Will It Blend

Pubblicato il 21-03-2008 da Sergio | 8 Commenti

Uova Strapazzate Will It Blend

Vita da single geek vuol dire anche che quando arrivi a sera, dopo aver provato inutilmente diversi stratagemmi per smaltire lo stress accumulato durante il giorno (corsa, doccia, musica classica…) decidi di sfogare la tua creatività ai fornelli.

I risultati che riesco ad ottenere quando mi sbizzarrisco tra i tegami sono solo raramente adatti al consumo umano dato che sono creati con quello che trovo in frigo specialmente con le confezioni mezze aperte o gli ingredienti prossimi alla scadenza. Mettere insieme un piatto commestibile a queste condizioni è un eccellente esperimento di creatività estremamente vincolata,

Per questo mi diverto a cucinare e inventarmi nuovi piatti: è un processo creativo, non molto diverso da quello che esercito nel scrivere i miei post o nel concepire i pezzi di software che scrivo per lavoro.

Il piatto che ho cucinato questa sera (nella foto) sono le uova strapazzate Will It Blend.

Si prendono un numero congruo di uova, degli affettati misti e del sugo pronto da un barattolo mezzo avanzato. Nel mio caso la scelta è caduta su del salame e su un sugo pronto alle olive.

Ti starai chiedendo perché will it blend: perché a questo punto si prende un frullatore e ci si mette tutto dentro, si aggiunge del sale quanto basta (ma quanto basta?) e si frulla il tutto.

Intanto si scalda un po’ di olio in una padella e, una volta caldo, ci si versa sopra l’abominevole composto estratto dal frullatore, e si “strapazza” il tutto con una forchetta fino a quando è cotto.

Il risultato è un piatto decisamente pesante, grondante grasso ed eccessivamente saporito ma dall’aspetto inquietante.

E quindi non posso che terminare questa ricetta in altro modo che con il disclamer

DONT TRY THIS AT HOME!!!

Arthur C. Clarke ci Ha Lasciato

Pubblicato il 19-03-2008 da Sergio | 3 Commenti

Arthur C. Clarke, lo scrittore britannico famoso per 2001 Odissea nello spazio e degli altri romanzi della serie, ci ha lasciato.

Clarke non era semplicemente uno scrittore di fantascienza: era un visionario.

Fu sua infatti l’idea della possibilità di usare satelliti posti in orbita geostazionaria per le telecomunicazioni.

Confesso di non aver letto 2001 Odissea nello Spazio, ne alcun altro libro di Clarke, ma sono rimasto però particolarmente incuriosito da un suo libro intitolato “Le fontane del Paradiso” che tratta la costruzione di un ascensore orbitale.

Questo libro non è però così facile da trovare in italiano (a meno che sia stato ristampato di recente) e le uniche copie che ho visto erano su ebay e facevano parte di una vecchia edizione Urania: in ogni caso sono riuscito a reperire una copia digitale che leggerò non appena mi regalerò un lettore di ebook.

Ho già curiosato tra le pagine del libro, e per dimostrare come Clarke vedesse il futuro ecco una pagina di “Le Fontane del Paradiso” scritto nel lontano 1979

Un tempo, uno dei compiti più modesti (ma spesso più impor­tanti) di ogni uomo civile era l’aggiornamento regolare del tac­cuino d’indirizzi. Il codice uni­versale aveva reso superflua quell’operazione: bastava cono­scere il numero d’identità personale di un individuo per poterlo rintracciare entro pochi secondi. E anche se non si conosceva il numero, in genere i normali pro­grammi di ricerca potevano sco­prirlo piuttosto in fretta, serven­dosi della data approssimativa di nascita, della professione e di po­chi altri dettagli (ovviamente si creava qualche problema se il nome era Smith, o Singh, o Mohammed…).
Lo sviluppo della rete mondia­le d’informazioni aveva reso su­perfluo anche un altro dovere noioso. Bastava contrassegnare con una sigla particolare i nomi degli amici a cui si volevano porgere gli auguri per il com­pleanno o per occasioni simili, e il computer domestico avrebbe provveduto a tutto. Il giorno sta­bilito (a meno che, come succe­deva spesso, non si fosse com­messo qualche stupido errore di programmazione) il messaggio più appropriato sarebbe giunto automaticamente a destinazione. E per quanto il destinatario po­tesse sospettare che le calde pa­role che apparivano sul suo schermo fossero opera solo di strumenti elettronici, e che maga­ri chi le firmava non pensava a lui da anni, il gesto era sempre gradito.
Ma la tecnologia che aveva eliminato certe necessità ne ave­va create altre, ancor più impe­riose. Fra tutte, la più importante era forse la programmazione del Sommario degli Interessi Perso­nali.
Molti aggiornavano il proprio SIP a Capodanno, o quando com­pivano gli anni. L’elenco di Mor­gan conteneva cinquanta voci; aveva sentito parlare di gente che ne aveva centinaia. Probabil­mente passavano tutte le ore del­la giornata a lottare col fiume d’informazioni, a meno che non si trattasse solo di burloni che si divertivano a programmare il se­gnale d’allarme per impossibilità classiche del tipo:
“Uova, dinosauro, rinveni­mento di”
“Cerchio, quadratura del”
“Atlantide, emersione di”
“Cristo, secondo avvento di”
“Mostro di Loch Ness, cattura del”
E per chiudere in bellezza:
“Mondo, fine del”.

In genere, com’è ovvio, ego­centrismo e interessi professiona­li facevano sì che il nome del­l’utente fosse il primo di ogni elenco. Morgan non faceva ecce­zione, ma le voci successive era­no piuttosto insolite:

“Torre, orbitale”
“Torre, spaziale”
“Torre, (geo) sincrona”
“Elevatore, spaziale”
“Elevatore, orbitale”
“Elevatore, (ego) sincrono”.

Quelle definizioni comprende­vano quasi tutte le varianti usate dai mass-media, e gli permette­vano di controllare almeno il no­vanta per cento delle notizie rela­tive al suo progetto. In gran par­te si trattava di sciocchezze, e a volte si chiedeva se valeva la pe­na di controllarle: le notizie dav­vero importanti gli sarebbero ar­rivate in fretta.
Morgan si stava ancora sfre­gando gli occhi, e il letto era appena scomparso nella parete del suo modesto appartamento, quando l’ingegnere notò che sul terminale occhieggiava il segnale d’allarme. Schiacciò simultanea­mente i pulsanti del caffè e della lettura, ansioso di conoscere gli ultimi sviluppi della situazione.

Ti ricorda per caso qualcosa?

Nucleare in Italia?

Pubblicato il 19-03-2008 da Sergio | 8 Commenti

Tra i temi dibattuti a margine di questa accesa campagna elettorale c’è l’opportunità di far fronte alla crisi energetica con la costruzione di centrali nucleari Italiane su suolo Italiano.

Personalmente ritengo l’energia nucleare sufficientemente sicura dal punto di vista dell’impiego civile: gli anni della sperimentazione a tappe forzate, dello slancio e dell’eccessiva confidenza che hanno causato le drammatiche conseguenze che tutti conosciamo sono ormai alle nostre spalle.

Ciò nonostante l’idea di costruire una centrale nucleare in Italia non mi convince per una serie di motivi:

Costi
I benefici economici di una centrale nucleare sono una materia controversa. Una centrale nucleare ha un costo relativamente basso per quanto riguarda il combustibile, ma ha costi molto elevati di progettazione e costruzione. Inoltre lo stoccaggio delle scorie e smantellamento.

Per ottenere energia ad un costo vantaggioso possono essere richiesti periodi di esercizio molto lunghi.

Certamente sul breve periodo una centrale nucleare è un ulteriore spesa quindi, costruire una centrale nucleare in una economia sostanzialmente in crisi e con una crisi planetaria all’orizzonte non è proprio una mossa consigliabile.

Più informazioni sui costi del nucleare qui.

Situazione Italiana: Costruzione
Parliamoci francamente: in Italia, è già difficile aprire una discarica, costruire un termo-valorizzatore, una strada o una ferrovia senza sfiorare la sommossa popolare. Pensa cosa potrebbe succedere se domani mattina decidessero di costruire una centrale nucleare a pochi chilometri da casa tua.

Situazione Italiana 2: Smaltimento delle scorie
Continuiamo a parlarci francamente: in Italia abbiamo problemi con lo smaltimento dei rifiuti ordinari, cosa succederebbe se dovessimo smaltire anche delle scorie nucleari? Ricordo che nel 2003 si presentò il problema con le scorie derivate dalle nostre fallimentari avventure nucleari oltralpe, dalle nostre fallimentari centrali nucleari in Italia e da diversi reattori o centri di ricerca nucleare civili e militari sparsi per tutto lo stivale. Fu il comune di Scanzano Ionico, ricordate? Non se ne parlò per poco, se non sbaglio la vicenda è andata avanti per qualche mese, un po’ come è successo per la TAV in Val di Susa, e come per la TAV dopo un po’ non se ne è saputo niente.

La scelta ricadde su questo paesino perché tutti gli altri candidati – dalla Sardegna alla Val D’Aosta – non possedevano i requisiti di sicurezza necessari.

Ora non so dove siano finite effettivamente queste scorie, e non ho voglia di cercarle su Google. Semplicemente in Italia si fatica a costruire una discarica per i rifiuti comuni, pensi veramente si possano costruire delle discariche per quelli nucleari derivanti da un impiego massiccio?

Situazione Italiana 3: Italian Way
Una centrale nucleare è un affare dannatamente serio: perché possa operare in sicurezza è richiesto personale competente a tutti i livelli e controlli serrati. Non so se ti è mai capitato di vedere il film Sindrome Cinese nel quale vengono evidenziati i rischi di un sistema burocratico corrotto nell’amministrazione di una centrale nucleare.

Pensi veramente che in Italia, oggi, sia possibile creare i presupposti per un corretto sistema burocratico e di controllo che permetta a qualificati professionisti di lavorare applicando alla lettera tutti gli standard di sicurezza necessari perché una centrale nucleare possa funzionare senza rischi?

Questi sono i motivi per cui ritengo la costruzione di centrali nucleari in Italia nel 2008 una opzione completamente sbagliata.

Purtroppo dobbiamo trovare altre fonti energetiche, razionalizzare quelle esistenti e ridurre il più possibile i consumi.

Non so se questo possa bastare a risolvere il problema energetico Italiano, ma personalmente non vedo nessuna altra strada.

PS: ancora una volta tento di lanciare il forum di supporto a questo blog (ma non ti sei ancora stancato? No…) quindi in appoggio a questo post e alla discussione nei commenti qua sotto che, per forza di cose durerà solo pochi giorni questo è il thread permanente dove potrai tornare ogni volta che vorrai discutere di energia nucleare in Italia.

Veltroni a Monza

Pubblicato il 17-03-2008 da Sergio | 5 Commenti

Veltroni nel mezzo del suo Discorso

Continuo le mie cronache da Blogger Enbedded nel Partito Democratico.

Walter Veltroni, in questa campagna elettorale, contrapponendosi alla sovraesposizione televisiva che caratterizza gli altri candidati, ha deciso di visitare personalmente ogni singola provincia italiana (tutta le informazioni qui).

I comizi elettorali del candidato del Partito Democratico stanno riscuotendo un successo imprevisto, in un paese dove gli elettori sembrano essere sfiduciati e dove l’antipolitica sembra avanzare.

Dovendo coprire così tante tappe in così poco tempo Veltroni visita più di una provincia al giorno e quindi i comizi avvengono negli orari più improbabili.

A Monza il comizio è avvenuto Sabato scorso alle tre del pomeriggio circa nella splendida cornice della villa reale.

Molta la gente convenuta da tutti i comuni della nascente provincia di Monza e Brianza e certamente un numero considerevole in una città, come quella di Monza, dove gli eventi politici non sono propriamente di casa.

Entusiasmo, bandiere, palloncini e cartelli ispirati allo stile delle primarie statunitensi circondavano il piccolo palco costruito proprio davanti alla facciata della villa davanti al quale una folla di anziani, uomini, donne e giovani creava stane combinazioni. come la signora dall’aspetto distinto gomito a gomito il ragazzo con le magliette dei “Sex Pistols” e il giubbotto borchiato.

Sulle note di “Mi fido di te” di Jovanotti Walter è salito sul palco nell’entusiasmo generale.

Il suo discorso, preceduto dalla testimonianza di una sedicenne, è stato diretto e semplice.

Punti precisi:

  • Il rilancio dell’immagine dell’Italia.
  • La semplificazione dell’apparato burocratico statale.
  • Il rilancio dell’impresa come motore per gli ammortizzatori sociali.
  • Gli ammortizzatori sociali come sistema per non lasciare nessuno indietro.
  • La lotta all’evasione fiscale come sistema per ridurre la pressione fiscale – Pagare meno, Pagare Tutti.

Punti concreti, semplici: nulla che in sistemi diversi da quello italiano non sia stato già realizzato, ma che a noi italiani appaiono rivoluzionari.

Nell’esperienza del Partito Democratico vedo un segno di discontinuità con il passato: ovvero quello che nel caso di una vittoria alle elezioni avremo un unico partito in grado di governare e di decidere.

Questo vorrebbe dire che, in caso di fallimento, non si potrà dare la colpa a Rifondazione Comunista, ai Verdi o all’UDEUR non ci saranno alibi. Se si fallisce la colpa sarà di un unico partito e quindi gli elettori potranno chiaramente scegliere di votare qualcun altro una volta rimasti insoddisfatti.

Votando una coalizione alla fine la colpa è di tutti, e quindi non è di nessuno: e può andare a finire che un partito indica un referendum contro la legge elettorale che aveva approvato quando era al governo e che un ministro scenda in piazza contro il governo del quale è parte.

La mia idea riguardo alle elezioni in arrivo non è cambiata, però se dovessi votare ora un partito ha guadagnato la mia fiducia.

Popolo del Partito Democratico

Dell’Essere e dell’Apparire Professionali

Pubblicato il 14-03-2008 da Sergio | 5 Commenti

Professionalmente, come tutti penso, cerco di migliorare progressivamente il mio modo di lavorare.

Da quando ho cominciato come “programmatore dall’inferno” causando più problemi di quelli che riuscivo a risolvere penso di aver fatto un po’ di strada.

L’esperienza mi ha insegnato via via:

  • a tenere in ordine i file di lavoro
  • a trovare una nomenclatura standard per quello che produco
  • ad avere dei backup
  • ad avere un sistema di versioni ed in seguito ad usarlo proficuamente per lavorare in team
  • a risolvere i bug in un ambito diverso da quello dello sviluppo in modo da procedere con lo sviluppo e risolvere i problemi sul software in produzione in maniera automatica
  • a razionalizzare funzioni, classi e strutture di dati
  • a strutturare la documentazione
  • a gestire i piani di lavoro in task atomici stimati in ore e a cercare di rispettare questi piani di lavoro (e qui ho ancora molta strada da fare)
  • a impostare procedure standard per ogni azione comune e a delegare alle macchine queste procedure quando possibile
  • a fissare linee guida per le operazioni eccezionali e ad avere qualche regola per evitare di fare danni in fase di disaster recovery
  • ad imparare a distinguere il metodo e lo strumento migliori per ogni occasione
  • e naturalmente molto altro.

    Mi rendo conto di quanto mi trovi ancora distante dalla professionalità alla quale aspiro, ma guardandomi indietro sono soddisfatto della strada compiuta fino ad ora.

    Eppure.

    Eppure mi sono accorto come questa professionalità venga poco percepita.

    Al contrario, se si usa quella parola tecnica azzeccata in una email o in una telefonata, se ci si presenza in un determinato modo, se si usa un determinato attrezzo del mestiere al momento giusto, se si fanno certe domante (il più delle volte inutili) durante una riunione subito si viene riconosciuti come molto professionali, competenti ed esperti.

    In breve: l’abito non fa il monaco, ma un monaco senza tonaca non viene facilmente riconosciuto come tale.

    Quindi se vuoi essere professionale e ci tieni che questo venga percepito esternamente ricordati che devi anche apparire professionale.

    Al contrario se cerchi un professionista ricordati di andare sempre oltre le apparenze: l’apparenza si impara in meno di una settimana mentre per imparare il mestiere occorre molto più tempo e soprattutto impegno.

    I soli anni di esperienza non sono infatti proporzionali all’esperienza acquisita.

    Mi rendo conto di non aver scritto sconvolgenti verità per chi lavora da qualche anno, ma spero di aver dato qualche spunto di riflessione per chi, essendo meno inserito nel mondo del lavoro crede di venir riconosciuto professionista solo presentando un titolo di studio o una determinata competenza.

    Purtroppo, è brutto dirlo, ma l’apparenza conta più di quanto siamo disposti ad accettare.

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