Se Pensate che l’Istruzione sia Costosa Provate l’Ignoranza

Pubblicato il 31-10-2008 da Sergio | 2 Commenti

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Oggi mentre andavo a “contare i denti ai francobolli” mi sono trovato circondato da una insolita folla.

Scendendo alla stazione di Lanza tutto intorno a me si trovavano adolescenti, ragazze e ragazzi della mia età o poco meno, adulti, bambini vestiti in modi diversi, con pettinature radicalmente opposte, ma con un chiaro obbiettivo comune: protestare contro i tagli all’istruzione.

La riforma della scuola, spinta da tagli di bilancio, reintrodurrà il maestro unico, il voto in condotta, il grembiule e il calamaio al posto del PC riducendo il numero di docenti e conseguentemente il tempo scuola.

Leggendo la mia soggettiva descrizione della riforma è facile capire come oggi, in occasione dello sciopero della scuola, in piazza ci siano andati un po’ tutti: estrema sinistra ed estrema destra, professori e maestre, bidelli e personale di segreteria, studenti e genitori.

Probabilmente tutte le persone che oggi erano in piazza, e io che invece ero al lavoro abbiamo frainteso questa riforma dato che siamo faziosi e se non capiamo come il taglio di risorse economiche possa migliorare l’insegnamento infondo è solo perché non vogliamo capire.

Probabilmente mi sfugge qualcosa: ma io questa ricetta per migliorare la scuola più la leggo, più non la capisco. Sostituire tempo scuola con doposcuola, sostituire i professori di lingua con maestri unici – che in molti casi non sanno l’inglese – non migliorerà certo le cose.

Ma infondo non è un mio problema no? Io le scuole le ho finite da un pezzo e mi hanno dato fortunatamente molto: mi hanno dato la voglia e le basi per continuare a studiare e a migliorarmi indipendentemente dal conseguimento di titoli di studio.

I tagli nella scuola, in particolare in quella elementare hanno l’innegabile vantaggio di non essere immediatamente verificabili: solo tra 13 anni quando gli studenti di prima elementare di quest’anno conseguiranno un diploma potremo valutare i veri effetti di questa riforma. Non saranno i voti della maturità ma il numero di diplomati che riuscirà a trovare lavoro e si renderà produttivo. Per chi andrà avanti ci saranno ancora 3/5/7 anni di università ma poi prima o poi qualcuno valuterà se tutto questo tempo scuola è servito a qualcosa.

In questi 13 anni ci saranno molte altre riforme della scuola e quindi gli effetti di questa riforma si mischieranno a quelli delle altre, come è successo nei miei anni di scuola.

Ed è giusto così: il mondo cambia e la scuola si deve adattare rapidamente: è giusto che ogni governo decida di conseguenza quanto e come “scommettere” sulla scuola.

Se le risorse risparmiate nella scuola serviranno a far riprendere l’economia o a innescare qualche meccanismo virtuoso è probabile che questa riforma si riveli alla fine giusta.

Ma allo stesso modo in una democrazia un governo non può semplicemente andare avanti ignorando le opposizioni e le minoranze: certo non deve farsi dettare l’agenda da chi protesta, dato che non basta protestare per avere ragione, ma non può neanche andare avanti ignorando tutto e tutti come se si stesse dirigendo una fabbrica.

La democrazia è condivisione di responsabilità: le responsabilità delle azioni di ogni governo ricadono su tutti i cittadini: non è colpa della “sinistra” o della “destra”: se la sovranità appartiene al popolo, anche le responsabilità sono del popolo.

E quindi chi oggi è sceso in piazza causando disagi, come ne ha causati a me che mi son dovuto fare qualche chilometro a piedi sotto la pioggia – indipendentemente dal fatto che abbia ragione o torto – si sta prendendo le proprie responsabilità di fronte ad un governo democraticamente eletto che prende decisioni impopolari (come d’altronde deve) senza fornire le adeguate giustificazioni.

Lo so che non la pensiamo tutti allo stesso modo, e naturalmente quello che ho scritto qua sopra sono solo mie opinioni. Per questo i commenti sono aperti: cerchiamo di tenere toni pacati e di confrontarci.

PS: il titolo del post l’ho rubato ad un cartello del corteo di Bergamo, chi ha scritto il cartello a sua volta ha rubato la frase a Derek Bok

Strani Ricordi di Vissuto Comune: La Torre e il Dragone

Pubblicato il 28-10-2008 da Sergio | Nessun Commento

Ogni tanto mi capita di scoprire come alcuni irrilevanti eventi a margine della mia storia siano in realtà dei ricordi comuni ad altre persone.

L’ultima volta in cui mi sono imbattuto in un peculiare ricordo condiviso è stato leggendo Pan di Francesco Dimitri (che ho potuto leggere grazie alla campagna di Buzz Marketing di Zzub).

Il libro fornisce un taglio completamente nuovo della leggenda di Peter Pan ambientando la vicenda nella Roma contemporanea popolata da violenti bambini sperduti.

In TV naturalmente i gli opinionisti trovano le loro spiegazioni per la misteriosa ondata di violenza.

«L’ondata di violenza che dilaga» dice augusto Dal Mare, «deve spingerci a prendere provvedimenti. È in gioco il futuro dei nostri giovani.» La dottoressa Anna Oliva annuisce, tutta compunta nel suo tailleur di lana scozzese. «Pensi a quanto sono diffusi i videogiochi violenti e i giochi di ruolo» rilancia. «forniscono modelli di comportamento aberranti, in cui il più violento, il maschio alfa, vince. Paolo Crepet ha scritto alcuni articoli su un gioco di ruolo chiamato La torre e il dragone, pensi, in cui il perdente non poteva scegliere che la morte. Veniva dall’america, lì l’hanno messo al bando.»

Lo ricordo benissimo l’articolo di Crepet che criminalizzava i giochi di ruolo da tavolo.

Ai tempi giocavo a Dungeon & Dragon, nome terribilmente simile a Torre e Dragone tanto da sembrare una traduzione errata. Crepet non era ancora salito alla ribalta televisiva di porta a porta, ma si era guadagnato un cattivo nome all’interno della comunità dei giocatori di ruolo.

Infatti, dopo i cartoni animati giapponesi e prima di Marilin Manson, per un brevissimo arco di tempo sono stati proprio i giochi di ruolo il capro espiatorio del disagio giovanile. Diverse pubblicazioni mettevano in relazione la morte dei personaggi con il suicidio dei giocatori. Ricordo persino una puntata del poliziesco “La squadra” sul tema.

Comunque, pensavo che gli articoli di Crepet fossero oramai sepolti nella memoria di quel piccolo gruppo di giocatori: riscoprire un simile ricordo in un romanzo mi ha fatto un certo effetto.

Se anche tu hai giocato, o giochi di ruolo è probabile che ritroverai diversi elementi della tua vita nelle vicende narrate in Pan. I protagonisti infatti si ritrovano per giocare a Vampiri, e nelle loro storie fantastiche mi ci sono riconosciuto parecchio.

Per il resto Pan è un libro horror/fantasy non convenzionale scritto molto bene e che per quello che ho letto finora mi sta decisamente piacendo.

Una annotazione sulla La Torre e il Dragone: non ho trovato informazioni sul gioco, o presunto gioco, che prevede il “suicidio” in caso di fallimento. L’unico documento a riguardo è questo che parla di un gioco stile Alternate Reality o gioco di ruolo dal vivo pervasivo chiamato “Ye Tower & Ye Drake”. Inutile dire che anche qui si parla di un “suicidio” è simulato.

Non ho trovato altro materiale riguardante la “Torre e il Dragone”, quasi ovunque si dice si tratti di un errore di traduzione di D&D, mentre anche per “Ye Tower & Ye Drake” non ho trovato nulla.

Se hai maggiori informazioni puoi lasciarmi un commento: sono molto interessato alla cosa.

Blog: Consigli per Cominciare

Pubblicato il 20-10-2008 da Sergio | 5 Commenti

Mi unisco a Napolux e a Davide con qualche consiglio per chi vuole aprire oggi un blog.

Chiediti perché stai aprendo un blog Ci possono essere tante ragioni per aprire un blog: curiosità, voglia di comunicare, mirare a diventare giornalista o scrittore, tenere un diario “privato” pubblico, guadagnare… Tieni sempre a mente perché stai bloggando, da questo dipenderà parecchio il taglio che dovrai dare al tuo blog. Un blog personale è estremamente diverso da un blog commerciale.

Leggi, leggi, leggi Prima di scrivere leggi. Può sembrare un consiglio banale, ma su internet ci sono tantissimi ottimi contenuti, non necessariamente provenienti da blog, dal quale trarre ispirazioni, informazioni, notizie e opinioni. Inoltre leggendo tanti contenuti diversi online potrai imparare le peculiarità di questo media. Infatti scrivere un buon testo per il web non è per nulla facile.

Considera Tumblr Non è detto che tutto debba trovare spazio sul tuo blog. Se vuoi ripubblicare un video di YouTube, una citazione o una vignetta simpatica senza aggiungere le tue impressioni considera Tumblr al posto del tuo blog. Sul mio Tumblr raccolgo tutte queste citazioni e i contenuti di altri che prima occupavano spazio nel mio blog: in questo modo il mio blog ora contiene quasi solo contenuti scritti da me.

Ricordati dei motori di ricerca La maggior parte del traffico giungerà dai motori di ricerca. Con un minimo di ottimizzazione dei contenuti potrai portare alle tue pagine orde di lettori che cercavano proprio quello che tu hai scritto. Non diventarci matto però, solitamente basta fare attenzione nella scelta del titolo per partire con il piede giusto.

Blogosfera si ma con moderazione Se leggi i blog più in voga in Italia ti sarai accorto dell’esistenza di un gruppo di persone “rappresentanti” della blogosfera. Sui blog troppo spesso si parla della blogosfera: “la scena celebra se stessa” quindi. Molto spesso ci sono scazzi dovuti a motivi del tipo “questo è stato invitato da quell’azienda ma dovevo andarci io” oppure “questo è stato premiato ma in realtà scrive da cani” o ancora “questa classifica mi ha escluso nonostante io sono un blogger molto influente” e così via. Questi scazzi rimbalzano da blog a blog portando commenti, link e visite. Bhe sai che ti dico? Stanne fuori. Gli altri blogger famosi forse non ti considereranno ma sono convinto che se fai il tuo i tuoi lettori ti saranno riconoscenti. La blogosfera celebra se stessa, per questo è meglio prenderla con moderazione. Ogni volta che scrivi della blogosfera i lettori fuori dal giro non potranno far altro che saltare il tuo post e leggere altro.

Comunque socializza Nessun blog è un’isola, c’è un sacco di gente la fuori: quelli che ti chiederanno consigli, quelli a cui li chiederai, quelli con cui discuterai… Il blog ti porterà per forza a conoscere nuove persone, che tu lo voglia o meno, e quindi, compatibilmente con la tua vita, socializza.

Non scrivere troppo Non mi piacciono i blog che pubblicano troppi contenuti, solitamente sono portato ad ignorare chi scrive più di due o tre contenuti al giorno se non è un blog particolarmente rilevante per un settore. Se scrivi tanto tieni in considerazione la possibilità di mettere da parte un po’ di post per i momenti di magra.

I lettori ti aspetteranno ma… Chi si abbona al tuo feed rss non ti toglierà se non scrivi. Molti tengono nel proprio lettore una sezione di feed Fermi di chi non scrive da diverse settimane, quindi saranno tutti, o quasi, li ad aspettarti. Per questo magari risparmiati i post “è tanto che non scrivo un post, non ho niente da dire, beccatevi questo”. Post del genere potrebbero convincere i lettori meno affezionati ad andarsene.

Feed Completi grazie!

Ma alla fine fai come ti pare Alla fin fine fai quello che preferisci. Io stesso penso di aver violato tutti i consigli che ho raccolto nelle righe qua sopra.

Non esistono leggi del blog,
cerca di essere quello che sei,
tieni aggiornato il tuo dominio,
vedrai che un lettore è già in cerca di te.

L’esplosione di Facebook

Pubblicato il 18-10-2008 da Sergio | 6 Commenti

Il fenomeno Facebook negli ultimi mesi si sta diffondendo in maniera sorprendente. Facebook in Italia, come quasi tutti i fenomeni legati alla rete, ha avuto la sua prima diffusione all’interno della blogosfera.

Durante l’ultima estate invece, forse anche a causa dell’orda dei mille di Melog, ho potuto vedere l’esplosione della mia rete di contatti inizialmente formata solo di blogger.

Complice il lassismo dei mesi estivi, molti impiegati tra luglio e settembre hanno scoperto Facebook passandoci letteralmente interi pomeriggi: forse che anche questa sia una causa dell’attuale crisi economica?

Attualmente sono arrivato a 150 contatti, ovvero il numero di Dunbar e quindi ho già cominciato ad eliminare alcuni contatti sconosciuti guadagnati durante il primo periodo, in generale tutte persone delle quali non ho mai avuto alcuna relazione, neanche via skype o email.

Come si può vedere dalla mappa qua sopra (generata con Nexus), attualmente i miei contatti si dividono in varie sottoreti: colleghi di lavoro, compagni di scuola, compagni di viaggio, amici di infanzia e blogger. Tutte le reti sono separate, e quella dei blogger non è molto connessa con le altre.

Facebook ha portato la socialità della rete dove nessun altro fenomeno era mai arrivato. Il gruppo del paese dove risiedo (6500 Abitanti circa) conta 127 membri, il gruppo del paesino di montagna dove vado in villeggiatura conta 97 membri, tutti i miei colleghi sono iscritti così come il mio capo, ho trovato anche molti nostri clienti e fornitori.

La Blogosfera e MySpace non sono arrivati a questo risultato.

Facebook contiene le storie di vita di persone che con la socialità in rete hanno poco a che fare. Le foto delle vacanze, i sentimenti, i pareri e le opinioni sui fatti del giorno, le passioni scorrono da contatto a contatto in un modo diverso da quelli esplorati fin ora.

Facebook è una rete di contatti approvati, ovvero decido in ogni momento chi è mio amico e quindi chi può leggere i fatti miei.

Facebook è meno egocentrico di un blog e meno anonimo di un forum: penso che questo sia il livello di esposizione personale preferito dalla maggioranza delle persone la fuori.

Facebook serve a qualcosa ed è facile da usare: molti dei miei contatti sono entrati su facebook per vedere le foto delle vacanze pubblicate da un loro amico o per pubblicare le proprie. Molti hanno imparato a taggarsi nelle foto di gruppo degli amici e quindi ora tutti hanno una bella collezione di proprie foto recuperate dai vari album dei propri amici. Per rispondere al post di Markingegno quindi, forse questa volta sono i nubbi a dover insegnare qualcosa a chi vive la rete da prima di loro. Mentre la gran parte dei blogger spamma, e cazzeggia su Facebook, molti dei non blogger hanno imparato da soli a prendere il buono da Facebook e ad ignorare tutto il resto.

Facebook è la rete della first life: è una rete adatta a condividere quello che si fa durante nella vita normale, non a caso si possono trovare moltissimi eventi non blog-related quali feste di paese, concerti, manifestazioni politiche… se intendi la socialità in rete come una Second Life separata dalla tua vita fisica Facebook non fa per te. Meglio lasciare quindi i nickname fuori da Facebook: infatti sono ben pochi nel mondo fisico a conoscermi come kromeboy. Sempre per rispondere a Markingegno quindi, va bene avere una doppia identità, ma su facebook sarebbe meglio usare quella del mondo fisico un po’ come si farebbe su LinkedIn.

Per fare un esempio di quanto Facebook sia connesso al mondo reale, la sera prima di rientrare al lavoro dalle vacanze ho pubblicato alcune mie foto in cui scavavo buche in Moldavia, al rientro in ufficio i colleghi mi hanno accolto chiedendomi cosa diavolo avessi fatto nelle mie vacanze per finire con una pala in mano.

Potrebbe tutto essere una bolla?

Facile. Si, non sono pronto a scommettere che la maggior parte dei contatti guadagnati in questo boom di Facebook saranno così attivi tra 6 mesi. Potrebbe essere un bel gioco che dura poco, ma sarebbe un peccato perché attualmente Facebook sta cambiando un poco il modo in cui comunichiamo.

ps: Se mi conosce come Sergio e non l’hai ancora fatto aggiungimi su Facebook: questo è il mio profilo.

Blog Action Day 2008: Kiva Italian Bloggers Lending Team

Pubblicato il 15-10-2008 da Sergio | 1 Commento


Oggi è il blog action day 2008. Come l’anno scorso la blogosfera mondiale si ferma un giorno per riflettere su un tema sociale di pressante attualità.

L’anno scorso avevamo parlato di ambiente, quest’anno parliamo di povertà.

Parlando di povertà io tendo a focalizzarmi su quell’aspetto del problema direttamente legato allo sviluppo. Ho sempre particolare attenzione a quelle situazioni dove si è fuori dall’emergenza e dove quindi i bisogni primari di cibo e abitazione sono garantiti e dove non è in corso una guerra o una crisi medica.

Tutte queste situazioni sono considerabili come in via di sviluppo.

Durante i miei viaggi nell’est Europa mi sono confrontato con situazioni del genere: realtà dove ad esempio l’agricoltura è ancora vincolata a strumenti e tecniche del secolo scorso che non riescono a garantire molto di più della produzione di sussistenza. Alle volte basterebbero piccoli finanziamenti per sbloccare delle situazioni e mettere in moto una macchina produttiva.

Acquistare un trattore per un agricoltore in Moldavia, o comprare un frigorifero in più per un commerciante in Ucraina, dei pezzi di ricambio per un tassista in Azerbaijan o un nuovo computer per un internet point in Kenia sono il genere di investimenti per il quale gli imprenditori dei paesi in via di sviluppo necessitano un prestito.

Esistono numerose associazioni noprofit sparse nei paesi poveri che prestano denaro a chi ne ha necessità, con tassi estremamente vantaggiosi che coprono la svalutazione della valuta locale rispetto al dollaro (più info su come vengono determinati i tassi di interesse qui).

Kiva è una organizzazione noprofit che raccoglie tramite internet i fondi per tutte queste realtà locali. Tramite kiva puoi “investire” a partire da 25$ dollari in un progetto di questo tipo.
Potrai scegliere direttamente chi finanziare, potrai vedere il suo progetto e leggere come procede il suo lavoro nel suo diario.

Il prestito è la somma di tanti microfinanziamenti forniti da molte persone come te in giro per il mondo. Tutto è molto semplice: si deposita via paypal.

Il prestito verrà restituito poco alla volta e soldi torneranno sul tuo conto Kiva. In qualunque momento potrai decidere se reinvestire in un nuovo progetto o ritirare i soldi tramite paypal.

Certo non si guadagna nulla, ma visto come va la borsa in questo periodo penso che gli imprenditori dei paesi in via di sviluppo siano investimenti più affidabili dei grandi gruppi bancari.

Il numero di prestiti ripagati nei termini è altissimo, siamo circa al 95%: a me i soldi son sempre tornati per tempo e ho già fatto 10 prestiti.

Inoltre Kiva è estremamente trasparente: possiamo andare a vedere tutti i dettagli del partner locale che emetterà il prestito, possiamo vedere come si comporta e leggere i nomi dei responsabili.

Il Kiva Italian Bloggers Lending Team è il neonato gruppo di Blogger Italiani su kiva.

Nato da un’idea di Davide Troise questo gruppo, come gli altri gruppi di Kiva, nasce con l’idea di coordinarci, fare “Social Network” (che non fa mai male) e perché no, competere con gli altri gruppi per vedere chi recluta e investe di più.

Per cominciare a fare Networking ecco i post di Davide Troise, Gianluca Aiello, chutzpah e Sciura Pina.

Quale giornata migliore quindi se non quella del Blog Action Day per invitarti su kiva e nel gruppo dei blogger italiani?

Ti aspettiamo

Spore: Recensione dal Centro della Galassia

Pubblicato il 14-10-2008 da Sergio | 2 Commenti

Dopo qualche settimana finalmente ecco la mia recensione di Spore.

Spore non è un gioco convenzionale, non è facile recensirlo senza averci passato diverse ore, quindi ho deciso che avrei scritto questa recensione solo una volta raggiunto il centro della galassia.

Raggiungere il centro della galassia è infatti uno degli obbiettivi più importanti della fase spazio: lo definirei la fine del gioco (anche se in realtà il gioco è a finale aperto).

Ma andiamo con ordine.

Sprore è un gioco di esplorazione, commercio e guerra nello spazio corredato con un divertente editor/tutorial articolato su quattro fasi, e da un sistema integrato per lo scambio dei contenuti generati dai giocatori.

Le prime quattro fasi servono infatti a creare la specie con la quale si esplorerà la galassia e ad apprendere passo per passo le meccaniche di gioco.

La prima fase cellulare è estremamente corta, ma importante. In base a come giocheremo questa sorta di PacMan infatti otterremo una creatura Carnivora, erbivora o onnivora.

La fase creatura è, tra le quattro fasi dell’editor quella che preferisco: in questa fase si controlla una creatura capobranco e si entra in contatto con gli altri animali. Il tipo di contatto potrà essere amichevole (corteggiamento) o ostile (caccia): da queste attività dipende l’evoluzione della creatura. Giocando più volte, questa fase diventa ripetitiva: succedono infatti gli stessi eventi casuali nello stesso ordine.

La fase tribale è divertente: si comincia ad imparare l’uso di rudimentali strumenti e, vivendo in capanne, si lotta contro altre specie senzienti distruggendo o alleandosi con gli altri villaggi. Il gioco diventa uno Strategico in tempo reale.

La fase civiltà è un tripudio di editor: qui dobbiamo creare gli edifici e i veicoli della nostra civiltà. Nel mentre dobbiamo conquistare tutto il pianeta facendo soccombere le altre civiltà (appartenenti alla nostra razza). Anche qui ci troviamo di fronte uno strategico in tempo reale su scala planetaria.

Una volta conquistato il pianeta ci si apre finalmente la via alle stelle. Dopo aver costruito la nostra navicella spaziale possiamo cominciare a muoverci tra le varie stelle.
Il cammino è lungo ed intervallato da missioni/tutorial dove entreremo in contatto con le altre civiltà, impareremo a commerciare e a espandere il nostro dominio su altri pianeti.

Piano piano allargheremo il nostro raggio d’azione potenziando i motori, fino a quando potremo saltare da una parte all’altra della galassia usando i WormHole. A questo punto, andando verso il centro della galassia ci scontreremo con l’immenso impero dei Grox con il quale immancabilmente (o quasi) entreremo in guerra.

Le meccaniche del gioco pur restando variegate sono estremamente semplificate

Commercio: basato su spezie di colori diversi, il nostro compito è vendere le spezie dove ce le pagano di più.

Guerra: la nostra navetta da sola (o con quella di qualche alleato) si trova a fronteggiare un esercito di navi nemiche. Non siamo più in uno strategico ma in un gioco di azione pura simile a Diablo: punta clicca / cambia arma / usa powerup.

Terraformazione: ci sono due fattori da variare e bisogna semplicemente portarli ad un determinato valore, quindi bisogna popolare il pianeta usando tre piante di tipo diverso (piccola,media,grande), due erbivori e un carnivoro. Sembra un minigioco.

Diplomazia: le altre civiltà ci possono voler bene o meno, e abbiamo alcune azioni per influenzarle. Se compiamo missioni per loro saranno felici. Le missioni sono sempre le stesse.

Tutto questo mentre in maniera abbastanza casuale si viene interrotti da attacchi di pirati e da collassi ecologici, al quale dobbiamo rispondere lasciando quello che stavamo facendo. Prima della patch questi attacchi erano così frequenti da rendere il gioco estremamente frenetico, dopo la patch si riesce a respirare e a sviluppare un minimo di strategia.

Ho due principali critiche a questo gioco:

Tutto procedurare, tutto creato dagli utenti ma è completamente privo di spessore. Tutte le creazioni degli utenti sono in realtà semplici estetismi le variabili delle razze incontrate sono veramente poche. Fare una casa o un veicolo in un modo o in un altro, nella fase spazio, non fa differenza. Volando su un pianeta infatti non faccio neanche più caso alle diverse specie animali che lo popolano: prendo quello che mi serve e mi levo a razzo. Allo stesso modo i pianeti, pur essendo tutti esteticamente diversi sono in realtà tutti uguali. Non c’è relazione tra le creature e l’ambiente dove vivono (ad esempio, creatura rossa su pianeta rosso). Non c’è relazione tra creature, veicoli e abitazioni (ho visto yoda sull’enterprise per dire). Manca storia e spessore. Non mi riesco ad immedesimare. Ho attraversato mezza galassia saltando da stella a stella senza entrare in contatto con nessuno, dato che dovevo volare da punto a punto. Meccaniche più elaborate sarebbero state gradite, la scala immensa richiede semplicità è vero, ma così è troppa.

Non si ha la sensazione di progresso e supremazia. Nei giochi strategici adoro creare abbastanza unità da vincere la battaglia sul campo per manifesta superiorità e quindi spingere l’avversario alla resa incondizionata. Nella fase spazio di spore, a differenza di quelle precedenti, tutto questo non è possibile. Si manovra una unica nave e la conquista dell’avversario procede pianeta dopo pianeta allo stesso modo. Non ho avuto l’impressione che l’avversario risultasse indebolito dai miei attacchi: ha opposto la stessa resistenza dal primo pianeta conquistato all’ultimo. I Grox in quest’ottica sono troppo vasti. Più do 600 sistemi se ho ben capito. Se qualcuno ha avuto il tempo e la voglia di completarli tutti dovrebbe tenere più in considerazione la propria vita sociale.

In definitiva: un gioco con alti e bassi. Si passa da momenti di grande divertimento a ore di ripetitività meccanica. Gli editor sono la parte più creativa del pacchetto, anche se funzionano solo dal punto di vista estetico (nella fase spazio). Se ci piace modellare le nostre creature e i nostri oggetti il gioco sarà divertente, altrimenti, la sola parte puramente ludica, per me, non vale l’acquisto.

Stiamo a vedere come questo gioco andrà avanti con i pacchetti aggiuntivi, ma per ora The Sims rimane tutta un’altra cosa.

Elezioni Anticipate In Ucraina

Pubblicato il 09-10-2008 da Sergio | Nessun Commento

Torno ad occuparmi della crisi politica Ucraina.

Il termine di trenta giorni per la formazione di un nuovo governo in seguito alla crisi di settembre è scaduto.

Non c’è stato il ribaltone, anzi, in realtà le due parti “arancioni” della coalizione hanno cercato di riaprire il dialogo, ma oramai è chiaro che Yushchenko e Tymoshenko sono in aperta lotta per il potere.

Il parlamento quindi è stato sciolto e l’Ucraina si troverà nuovamente alle urne per la terza volta in due anni.

Allargando la visuale vediamo che secondo recenti sondaggi quasi la metà degli ucraini è a favore dell’indipendenza dell’Ossezia del Sud, sentendosi quindi più vicina a Mosca che a Bruxelles.

La spinta europeista ucraina cominciata con la rivoluzione arancione sembra quindi finita: il presidente potrà giocarsi solo ancora qualche ultima carta prima che il suo paese torni ad orbitare attorno alla Russia.

La Russia nel frattempo, leggendo l’agenzia di stampa RIA Novosti, non sembra essere particolarmente influenzata o preoccupata della crisi economica mondiale. Il governo russo manovra pompando soldi a destra e a manca (questa simpatica vignetta spiega la situazione) e stando ad un recente sondaggio un terzo degli intervistati non era a conoscenza della crisi bancaria.

La situazione quindi è ancora decisamente molto interessante e nei prossimi mesi quindi potranno variare molti equilibri alla frontiera tra Europa e Russia.

Un Giorno di Ordinaria Follia

Pubblicato il 07-10-2008 da Sergio | Nessun Commento

Decisamente un buon modo di cominciare la settimana.

Questa mattina, appena salito in metropolitana, mi accorgo che le due signore in elegante tailleur nei sedili accanto al mio stavano riorganizzando gli impegni settimanali della loro agenda mentre, parlando freneticamente al telefonino, annullavano tutti quelli della mattina.

Motivo: la metropolitana verde è guasta. Classico.

Come ogni pendolare sono ormai abituato ai guasti e alla chiusura di una o due stazioni con relativi autobus sostitutivi, ma questa volta sembra qualcosa di più grave.

Le metropolitane sono infatti bloccate da Cascina Gobba a Caiazzo: sei stazioni chiuse. Ottimo.

Scendo a cascina gobba insieme a tutto il mio treno che naturalmente, essendo le otto di mattina è stipato all’inverosimile di pendolari.

Scendo nel piazzale insieme alla fiumana di gente per cercare di salire sull’autobus sostitutivo e qui trovo una massa impressionante di persone. Capisco subito perché: le metropolitane arrivano stracariche al ritmo di una ogni cinque minuti e restando a guardare per quasi un quarto d’ora ho visto farsi largo tra la folla solo due autobus sostitutivi, che al massimo avrebbero potuto contenete l’equivalente di due vagoni, ovvero un terzo di treno.

A cercare di mantenere in ordine la folla ci sono una manciata di vigili urbani e qualche militare, penso di quelli in di pattuglia in seguito al decreto sicurezza. Il massimo che potevano fare era separare il mare di folla per far passare i pulman.

Una brutta situazione nella quale ci si rende conto di quanto un italiano medio (non dico milanese perché c’era gente di tutti i dialetti) non sia disciplinato e non abbia il minimo interesse per il mantenimento dell’ordine e la calma e anzi cerchi di prevaricare sugli altri a spintoni. Poco importa se gli altri sono anziani, bambini o stranieri allibiti dal nostro comportamento.

Faccio un rapido conto: 6 stazioni di metropolitana da coprire con poche decine di autobus sostitutivi (63 stando a Blogosfere) imbottigliati nel traffico milanese del lunedì mattina = meglio trovare un modo alternativo di giungere al lavoro.

Mi metto in marcia, proprio come il protagonista di “Un giorno di ordinaria follia” sulla strada pedonale al fianco della metropolitana. Attraverso e mi metto a percorrere viale Palmanova superando – a piedi – un paio di autobus stracarichi di gente: So long suckers!

Chiamo l’ufficio e avviso del mio ritardo e, già che ci sono mi faccio calcolare al volo un percorso alternativo per arrivare a destinazione. C’è giusto il tram che fa al caso mio alla fine di viale Palmanova.

Dopo i miei allegri 3,5 km a piedi salgo su un tram storico: una vettura che se ho ben capito risale a prima della seconda guerra mondiale e dopo essere sopravvissuta ai bombardamenti e alla modernità è stata restaurata, ed ora è in servizio attivo su alcune linee. Molto pittoresco.

Il tram naturalmente rimane bloccato nel traffico esattamente come ogni altro veicolo. Guardando dal finestrino si ha la netta sensazione che i pedoni vadano estremamente più veloci. C’è poco più di un km per arrivare a piazzale Loreto. avrei potuto anche farmelo a piedi e forse avrei risparmiato tempo, comunque in qualche modo il tram mi scarica a destinazione. Piazzale Loreto.

Riprendo la marcia oramai manca poco a Caiazzo dove finisce il blocco. A Caiazzo, nonostante oramai l’ora di punta sia passata. c’è ancora una discreta folla in attesa degli autobus sostitutivi. buona Fortuna.

Anche al ritorno la situazione è stata più o meno la stessa: infatti alle 19 il guasto non era ancora stato risolto. Ho deciso di provare l’ebrezza dei mezzi sostitutivi, dato che non avevo ne fretta, ne voglia di camminare.

Una buona mezz’ora su un marciapiede insieme ad una folla ridotta rispetto a quella della mattina (molti infatti hanno trovato metodi alternativi per fuggire dalla città) e in qualche modo un po’ di sfroso riusciamo a salire su un autobus che in realtà, dopo aver fatto scendere i passeggeri diretti verso il centro, andava a far manovra prima di caricare i passeggeri diretti verso la periferia. Ora: girare un autobus in quella zona di Milano ha richiesto un quarto d’ora circa a causa del traffico.

Non so quanto sono stato su quell’autobus: stavo ascoltando un podcast molto lungo e ho perso la cognizione del tempo. Fatto sta che una volta arrivati a Cascina Gobba le metropolitane avevano ripreso a funzionare.

Fine dell’avventura riesco a rincasare per le 21:00 con circa un’ora di ritardo, ma forse qualcosa in più, rispetto al normale.

Cosa ho imparato da questa esperienza:

  1. Il traffico a Milano è collassato.
  2. Basta poco per scatenare gli istinti animali della gente.
  3. Con un po’ d’ordine e coordinazione le cose andrebbero meglio.
  4. Quando si guasta la Metropolitana perderai molto tempo: accettalo
  5. Urlare e incazzarsi peggiora le cose
  6. Rimanere tranquillo, magari ascoltando della buona musica, è meglio per il tuo stress
  7. Certa gente non sa più camminare se sale sul sostitutivo a Caiazzo per scendere a Loreto (500 Metri)
  8. Stampati un po’ di percorsi alternativi per far fronte ai prossimi inevitabili guasti.

Buon Viaggio!

Voglio il DSi

Pubblicato il 02-10-2008 da Sergio | 2 Commenti

Succede che ogni tanto, nelle mia eterna indecisione scopro che un gadget tecnologico fa proprio al caso mio.

Molto spesso quando, finalmente, sono già sulla via del negozio con i soldi pronti la casa produttrice annuncia un nuovo modello, facendomi ripiombare nell’indecisione.

Esattamente questo è successo oggi in seguito all’annuncio del nuovo Nintendo DSi.

Nelle ultime settimane infatti, provando il Nintendo DS di un mio collega mi sono convinto che è esattamente il device che voglio avere in tasca: ha un bello schermo, ha una penna, è moddabile ed espandibile con moltissimi programmi, si collega ad internet, ha un microfono, è Nintendo.

Sarò strano, ma per me può svolgere tutte le funzioni che affiderei ad un iPhone (o ad uno smartphone in genere) oltre naturalmente alla sua funzione principale, ovvero il gioco.

Proprio oggi Nintendo ha rivelato il suo nuovo prodotto ovvero il Nintendo DSi.

Non si tratta di una versione successiva, ma di un DS con qualcosa in più: per la precisione due fotocamere – una per le fotografie e una per le “videoconferenze” – e uno slot per memorie SD. Anche il software è stato modificato includendo un browser di serie e un lettore multimediale.

Nonostante non si tratti di una rivoluzione una fotocamera portatile mi interessa, dato che il mio telefonino a malapena manda gli SMS e per il resto sono fiducioso nella piena retrocompatibilità con tutti gli Homebrew attualmente disponibili.

Quindi, purtroppo mi ritrovo a dover rimandare il mio acquisto ancora di qualche mese, sperando che Nintendo rilasci questo gioiellino in Europa al più presto (si parla comunque del 2009).

Tu cosa ne pensi? Secondo te Nintendo con questa nuova diavoleria cerca di pestare i piedi ad Apple?

Spegnere la TV per Scollegarsi alla Realtà

Pubblicato il 01-10-2008 da Sergio | 1 Commento

Riflettevo l’altro giorno sul ruolo della televisione nella nostra società.

Lo spunto è derivato dalla ripresa della stagione dei reality, se non erro, con l’Isola dei Famosi.

Io la televisione la guardo veramente poco. Non perché non mi piacciano i programmi televisivi, ma perché non riesco più ad accettare di dovermi sedere ad una determinata ora per guardare quello che voglio. Dal podcast in avanti ho sempre cercato di avere tutto “on-demand” ed ho una buona scorta di materiale audiovisivo da vedere quando mi annoio (le conferenze del TED o la sezione Movie di Archives sono ottime fonti gratuite) e se proprio dovessi rimanere a corto c’è sempre YouTube.

In pratica mi piace selezionare quello che guardo e guardarlo quando voglio: quindi è molto raro che mi sintonizzi su un canale e che ci resti per più di un quarto d’ora.

Per la maggioranza della gente che mi circonda non è così.

I dati di ascolto di un programma di punta, quale un reality sono per me inquietanti. Ci sono interi contesti sociali che frequento nel quale tutte le persone seguono uno stesso programma – Amici solitamente – e questo molto spesso diventa l’argomento di discussione davanti ad una birra.

Anni fa giravo con Fan di Star Trek: con queste persone era normale sedersi ad un tavolo e parlare del trattato di pace Organiano come si parlerebbe di un evento di attualità o di un evento storico.

Certamente anche i Fan più sfegatati sanno benissimo la differenza tra realtà del mondo e finzione dell’ultima frontiera dello spazio: però sono rimasto sempre molto colpito da come le reazioni causate da un evento “reale” o da un elemento di fiction siano molto simili se questi due contenuti sono erogati dallo stesso mezzo. Ogni volta che ci penso mi viene in mente il test di Turing sulle intelligenze artificiali. Riusciamo a distinguere il vero dal falso?

Amici, o qualunque altro reality, non è più quindi un semplice programma di evasione ma una esperienza condivisa, una parte della realtà per un grandissimo numero di persone. La differnza che c’è tra il capitano Kirk e il suo amico dalle orecchie a punta e i personaggi di un reality è palese: mentre tutti siamo perfettamente consci del fatto che il Signor Spock è l’opera della fantasia di un autore, lo stesso non si può dire per i personaggi di un reality che, che appaiono più reali del reale.

Essendo un fenomeno di massa chi ne è fuori è fuori da una realtà, allo stesso modo in cui chi non segue il calcio si troverà molto probabilmente a disagio prendendo il caffè al “bar sport” il lunedì mattina.

Trovo paradossale che per evadere dalla realtà sia necessario spegnere il televisione e non accenderlo.