Software Deployment 101

Pubblicato il 23-01-2009 da Sergio | 4 Commenti

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Segue la fedele trascrizione del dialogo tra Lo Sviluppatore e L’Installatore durante la messa in produzione della Fantastic Utility For Fearless Agency (comunemente conosciuta come f.u.f.f.a)

- Hai provato ad installare l’ultima patch?
- Si non funziona
- Hai svuotato la cache?
- Si, comunque non funziona.
- Hai riavviato il server?
- Si, per otto volte.
- Mmm Hai provato a usare polvere di fata e pensieri felici?
- Si, ho avuto qualche problema con i pensieri felici ma, comunque non funziona.
- Hai provato a battere i tacchi delle scarpette rosse per tre volte?
- Si, e ho anche pronunciato la formula “non c’è posto più bello di 127.0.0.1″
- Hai recitato i versetti del Necronomicon?
- Anche a rovescio e su un piede solo.
- Hai provato a sgozzare un gallo nero?
- Si ma…

(scritto dopo aver letto “Il regno delle certezze” di Jtheo)

Arcturus Obama

Pubblicato il 22-01-2009 da Sergio | 1 Commento

Ascoltando il discorso di insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti ho avuto un senso di deja vu.

Alcune delle frasi del discorso di Obama erano assimilabili alle frasi del discorso di insediamento di un altro presidente: il dittatore Arcturus Mengsk del videogioco Starcraft.
Qui puoi leggere e vedere il discorso di Barack Obama

e qui quello di Arcturus Mengsk (video)

In particolare la frase di Obama

And for those who seek to advance their aims by inducing terror and slaughtering innocents, we say to you now that our spirit is stronger and cannot be broken — you cannot outlast us, and we will defeat you.

Mi ha richiamato la conclusione del discorso di insediamento di Mengsk

And to all the enemies of humanity, seek not to bar our way. For we shall win through… No matter the cost.

Naturalmente con questo stentato paragone non voglio certo avvicinare la figura di Obama a quella del dittatore terran di Starcraft, ma voglio azzardare qualche parallelismo tra questo personaggio di fantasia e l’attuale presidente.

In Starcraft i Terran, ovvero i terrestri sono riuniti in una confederazione e rispondono a diversi stereotipi degli stati conservatori nel sud degli USA: non a caso la bandiera della confederazione è la stessa dei confederati nella guerra di secessione americana, mentre i personaggi, sempre con sigaretta in bocca, rispecchiano lo stereotipo del redneck e a far da sfondo ci sono i pianeti di frontiera del tutto simili al selvaggio.

Le colonie confederate sono minacciate dagli Zerg: una razza aliena di insetti giganti simili a quelli di Starship Troopers, che infestano i pianeti e attaccano in massa facendo strage di civili. Il governo confederato trama in segreto contro la sua stessa popolazione sviluppando tecnologie in grado di attirare gli Zerg. In questo scenario Arcturus Mengsk diviene il capo di uno dei vari movimenti di rivolta: i figli di Korhal.

Mengsk riuscirà attraverso una serie di sporchi maneggi a portare al collasso la confederazione e ad autoproclamarsi dittatore.

La situazione Statunitense attuale non è così drammatica come l’invasione Zerg e Protoss e l’ascesa al potere di Obama non è avvenuta tramite un colpo di mano, ma tramite un movimento popolare di cambiamento e una regolare quanto incredibilmente netta elezione popolare; però sia il “Change we need” di Obama sia la “Call to reason” di Mengsk sono un chiaro segnale: cambiare per sopravvivere, cambiare per non venire distrutti.

E da questo l’appello all’unità sia di Obama sia di Mengsk risultano particolarmente chiari. Una unità che nel discorso di Mengsk è riferita agli umani, mentre in quella di Obama è riferita agli Americani.

La logica noi-e-loro è ancora viva e presente: proprio come nei videogiochi.

Certo, il discorso di Obama include frasi come

Recall that earlier generations faced down fascism and communism not just with missiles and tanks, but with the sturdy alliances and enduring convictions. They understood that our power alone cannot protect us, nor does it entitle us to do as we please.

Oppure

To the people of poor nations, we pledge to work alongside you to make your farms flourish and let clean waters flow; to nourish starved bodies and feed hungry minds. And to those nations like ours that enjoy relative plenty, we say we can no longer afford indifference to the suffering outside our borders, nor can we consume the world’s resources without regard to effect. For the world has changed, and we must change with it.

Ma comunque per questo non penso ci si possa illudere che il “Yes We Can” di Obama possa essere troppo diverso negli obbiettivi dal “America First” di McCain: certamente lo sarà nei metodi e nelle politiche – cosa estremamente positiva – ma la direzione sarà la stessa, ovvero il sogno americano.

Sono a favore di Obama da quando la favorita era ancora la Clinton e non ho certo cambiato idea adesso. Sono tuttora convinto che Obama sia “The change we need” ma non per una questione di amministrazione, ma per una questione di movimento.

L’elezione di Obama ha creato un movimento politico di cambiamento all’interno degli Stati Uniti come non ne avevo mai visti (essendo degli anni ‘80). L’eco di questo movimento si è diffusa in tutto il mondo, infatti eravamo in molti questo martedì ad assistere in diretta all’insediamento del presidente statunitense.

In un momento storico come quello che stiamo attraversando è vitale l’esistenza di un movimento: il fatto che il leader di questo movimento di cambiamento e di speranza sia Obama poco conta. Obama può, come presidente, sbagliare. Del resto ha sbagliato anche JFK, ma il movimento di opinione e di attenzione sui problemi degli stati uniti e internazionali esiste ed esisterà comunque e avrà un effetto di cambiamento enormemente maggiore rispetto a quello che potrà avere la potentissima amministrazione americana.

Il cambiamento è possibile, ma non è una responsabilità di Barack Obama, è una responsabilità mia e tua.

Yes we can!

Customer Care vs Ufficio Reclami

Pubblicato il 17-01-2009 da Sergio | 4 Commenti

Mi capita che leggo un bel post al quale rispondo con un lungo commento. Mi capita che ho ancora molto da dire sull’argomento e quindi decido di riscrivere tutto sul mio blog.

Stessa cosa successa ad una mia collega con un album fotografico stampato tramite il servizio di iPhoto.

L’azienda stampatrice (non direttamente Apple) spedisce con posta ordinaria non sapendo i tempi di consegna italiani. La mia collega ha ordinato questo album come regalo di natale, ma i tempi di consegna sono naturalmente andati oltre quanto stimato.

Nonostante il problema fosse evidentemente imputabile al servizio postale (italiano o internazionale, poco conta) il servizio clienti

  • ha risposto celermente e cortesemente durante il weekend
  • Ha ridato indietro i soldi spesi
  • Ha ristampato e rispedito tramite corriere l’album

E in ogni caso si è scusato di non essere riuscito a consegnare il pacchetto per natale.

Ricordo una frase dell’email che faceva più o meno “spero che questa disavventura non ti abbia fatto perdere la tua fede in Apple” c’era proprio la parola Faith.

Non penso che il problema dei servizi clienti italiani sia imputabile alla scarsa concorrenza. Anche dove c’è concorrenza i servizi clienti sono pessimi.

Creare le condizioni perché questo possa avvenire non è però facile: indipendentemente dal caso specifico del nostro paese una azienda per potersi permettere un Costumer Care decente dovrebbe

  • Vendere prodotti di qualità proporzionale al prezzo
  • Avere condizioni chiare di vendita per evirare controversie
  • Avere dei “venditori” professionisti e competenti che sappiano vendere il prodotto

Per venditori intendo tutte le persone impiegate nel marketing e nella vendita vera e propria: queste persone devono vendere il prodotto e non quello che il cliente vuole.

Il cliente deve volere il prodotto: chi vende non deve ingannare il cliente facendo credere che il prodotto possa risolvere una necessità del cliente se questo non è in grado.

Al massimo il buon venditore trova il modo di generare la necessità del prodotto nel cliente.

Naturalmente chi vende deve conoscere il prodotto.

A questo punto occorre

  • Avere dei impiegati professionisti e competenti al customer care
  • Essere pronti ad ammettere le proprie colpe (e questo è difficile)
  • Essere pronti a riparare anche alle colpe di terzi (infondo è colpa nostra anche se il servizio di spedizioni che abbiamo scelto non è abbastanza efficiente)

Detto tutto questo in Italia ci sono ancora altre questioni importanti che rendono più conveniente per una azienda avere un ufficio reclami piuttosto che coccolare i propri clienti.

Penso che il problema principale sia culturale: cerco di non generalizzare troppo ma, secondo me in Italia si fa a gara per chi è più furbo e quindi non passa il concetto che non devi fregare il tuo cliente, e dall’altra parte non passa il concetto che non devi fregare chi sta vendendoti qualcosa.

Inoltre penso ci sia un problema dal punto di vista della giustizia: in caso di una qualunque controversia è poco conveniente agire per vie legali. Tempi troppo lunghi, procedure complesse e costose… spesso si lascia perdere.

Le class action negli Stati Uniti sono un grosso spauracchio per le aziende. In Italia mi risulta che una legge per l’introduzione delle class action sia passata con il precedente governo, ma la sua applicazione se non sbaglio è tuttora ritardata.

Se si vuole parlare di riforma della giustizia è necessario tenere in conto anche questi aspetti: sono convinto che con un sistema legale veloce e snello non sarebbe più così conveniente fare i furbi.

Se il rapporto venditore cliente è io non mi fido di te e tu non ti fidi di me le cose funzionano male.

Se si ha fiducia le cose funzionano meglio.

Poi magari se si vende qualcosa e si ha fiducia, in Italia ti svaligiano il negozio…

The Traffic is Stuck and You’re Not Moving Anywhere

Pubblicato il 08-01-2009 da Sergio | 1 Commento

Nevicata del 7/1/09 a Cavenago

Questa è la situazione che mi si è presentata questa mattina andando a prendere il pulman. Normalmente mi muovo in auto fino a Gessate, ma questa mattina le strade erano decisamente impraticabili senza catene e inoltre dubito che una volta arrivato a Gessate avrei trovato un parcheggio praticabile e quindi ho deciso di fare un tentativo con il trasporto pubblico.

Sotto una abbondante nevicata, quindi sono uscito di casa per recarmi alla fermata: c’era molta gente che come me aveva deciso di lasciare a casa l’auto per un giorno.

Dopo un’ora passata a prendere neve nella quale, stando all’orario, sarebbero dovuti passar tre pulman, ho realizzato che le strade fuori dal paese dovessero essere ancora più impraticabili di quelle all’interno del paese. Mi sono arreso all’evidenza che fosse discretamente impossibile muoversi in tali condizioni e sono rientrato a casa.

Durante la mattinata lo spalaneve girava con sufficiente regolarità, ma lo spargisale non si è visto: per questo la neve sulla strada era molto battuta e ghiacciata, ideale per lo sci di fondo ma impraticabile per qualunque veicolo non adeguatamente attrezzato con catene o pneumatici da neve.

Quindi, non avendo molto da fare sono sceso a dare una mano a spalare i vialetti del palazzo e a pulire un pezzo di marciapiede. La gente camminava in mezzo alla strada dato che i marciapiede erano ingombri della neve spalata dalla strada e quindi ci siamo limitati a tenere aperto un varco per poter entrare ed uscire.

I volontari della protezione civile intanto erano all’opera nello spalare la neve dai marciapiede più larghi delle vie centrali.

Il personale della scuola invece, ridotto ai minimi termini dato che quasi tutti i professori non risiedono in paese, si stava impegnando per aprire la strada di accesso all’istituto: anche il preside era intento a spalare.

Una volta sparso il sale i sentieri pedonali restavano, naturalmente puliti, allo stesso modo lo sarebbero state le strade se solo fossero passati in questi due giorni gli spargisale…

Vado a fare la spesa e trovo un supermercato molto più pieno del solito: incontro molti dei pendolari che come me lavorano a Milano, anche loro bloccati in paese questa mattina. Il supermercato non è molto grande e molti scaffali sono quasi vuoti alle 11 di mattina. Penso che questo sia dovuto alla combinazione di fattori: l’uscita da un periodo festivo e quindi al rientro a casa di molte persone che normalmente avrebbero fatto la spesa in uno dei molti centri commerciali che circondano il nostro paese, ma che essendo bloccati dalla neve e non essendo riusciti ad andare al lavoro hanno deciso di fare la spesa nel supermercato di paese. Inoltre penso che i rifornimenti del supermercato, come qualunque cosa, fossero in ritardo.

Fortunatamente nel pomeriggio ha cominciato a piovere e le strade si sono ripulite praticamente da sole. Spero che la notte non porti una nuova gelata e spero che domani la situazione sia decisamente migliore: non ho ancora deciso se muovermi con i mezzi pubblici o prendere l’auto.

Sento alla televisione che quella di oggi è stata una emergenza neve. Ma quale emergenza! Si tratta di una normale nevicata, di due giorni prevista da almeno una settimana. Siamo in nord Italia ed è inverno, non è un fatto incredibile che possa nevicare per due giorni di fila.

Se la neve non viene spalata, se non viene sparso il sale è normale che tutto si blocchi: se si spala la neve e si sparge il sale le strade rimangono pulite. I vialetti del mio palazzo spalati e salati questa mattina sono tutt’ora puliti.

Immagino che non sia così semplice e che spalare il mio vialetto non sia l’equivalente di spalare un intero paese o una intera città come Milano, ma il ruolo di una amministrazione è la gestione di questo tipo di fenomeni, magari coinvolgendo e coordinando i cittadini che comunque, almeno dove abito io, hanno preso le pale e hanno fatto autonomamente la propria parte. Non possiamo avere una “emergenza” ogni volta che nevica per due giorni. Non mi risulta che più a nord di noi il mondo si fermi ogni volta che nevica no?

Previsioni Per il 2009 Informatico

Pubblicato il 02-01-2009 da Sergio | Nessun Commento

Nuovo anno, tempo di previsioni e oroscopi.

Come oramai tradizione dico anche io la mia su quello che potrebbe riservarci il 2009 dal punto di vista informatico tecnologico.

Come già detto l’anno scorso non ho la presunzione di essere affidabile anzi, scrivo queste previsioni per vedere l’anno prossimo di quanto mi sono sbagliato, quindi non basarci i piani della tua azienda :-)

La riconversione verde di Silicon Valley
Non è certo una novità anzi, è un processo in corso da un paio d’anni a questa parte: gli investimenti in Silicon Valley si stanno spostando verso il settore Green Tech, ovvero quelle tecnologie “verdi” come le energie rinnovabili o il risparmio energetico. La vittoria dei democratici e di Obama potrebbe portare ad una ulteriore spinta nel settore tramite sgravi fiscali o altre forme di incentivo. I venture capitalist quindi nel prossimo anno potrebbero preferire investire le proprie risorse in questo tipo di aziende piuttosto che web company o altri tipi di aziende informatiche. Questo potrebbe porre fine alla stagione del Web 2.0 e soprattutto dovrebbe evitare di vedere durante il prossimo anno un’altra serie di progetti riccamente finanziati ma senza uno straccio di busines plan. Alla fine questo potrebbe anche rivelarsi positivo per il web.

Cloud Computing e i Nuovi Terminali
Anche in questo caso parliamo di un processo attualmente in corso: la delocalizzazione delle risorse dai client ai server con la comparsa di web service per qualunque necessità (in particolare storage), e da server generici a servizi dedicati: ad esempio i file da distribuire non risiedono sullo stesso server che mantiene in piedi un sito, ma sono ospitati da un servizio di storage esterno. A questo si aggiunge la comparsa sul mercato di numerosissimi client, dall’iPhone all’eee Pc, che suppliscono alla mancanza di risorse con una alta connettività alla rete internet. Questo trend continuerà certamente nel 2009 ed è quindi prevedibile che vedremo la comparsa di una serie di nuovi servizi in questo senso.

La resa dei conti del DRM
Le polemiche dello scorso anno sui DRM nei videogiochi per PC hanno reso molte più persone consapevoli dei difetti dei meccanismi attualmente attuati per proteggere il copyright di una opera digitale. Molte più persone sono ora consapevoli che pagando per un prodotto digitale avranno diverse limitazioni d’uso e che queste limitazioni non sono presenti nelle copie illegali, le cosiddette copie pirata. Questo paradosso della distribuzione digitale che colpisce i videogiochi come gli mp3, i film e gli ebook potrebbe non essere a lungo sostenibile. Mi aspetto che nell’arco del 2009 cambi qualcosa in tal senso: o con una nuova fiducia dei distributori che li faccia tornare a distribuire senza DRM, o la nascita di piattaforme in grado di garantire un compromesso adeguato. Saranno soprattutto i piccoli distributori a percorrere la prima strada, dato che a fronte di guadagni comunque persi tramite la pirateria (che esiste nonostante il DRM) si ottiene una maggiore fiducia e non si perdono soldi per sistemi di protezione inutili: alcuni distributori hanno già intrapreso questa strada con risultati alterni.

Crescita della Distribuzione Digitale
ITunes ha cambiato il modo di distribuire la musica, Steam quello di distribuire i videogiochi. Durante il 2009 mi aspetto una ulteriore crescita della distribuzione digitale in particolare per quanto riguarda i Videogiochi sia per PC che per console. Sul fronte PC Steam comincia ad avere un catalogo competitivo con i negozi in seguito ai recenti accordi con EA, ma allo stesso modo altri sistemi più specifici o differenti potrebbero fornire una valida concorrenza: in particolare awomo.com e il suo peculiare sistema di scaricamento ad alta velocità “on demand” promette di permettere il noleggio dei videogiochi anche tramite un abbonamento mensile. Stiamo a vedere

Estensione di Facebook
Facebook ha avuto un successo incredibile lo scorso anno, ma adesso che siamo tutti su Facebook cosa succede? Mi aspetto che possano piano piano nascere Social Network e altri servizi online esterni ma appoggiati alla base di utenti di Facebook tramite il sistema di Facebook Connect. Penso che sia un passaggio necessario, altrimenti non so quanto ancora potrà durare la moda di facebook.

Ok questo è tutto, tra dodici mesi verifichiamo quante “clamorose affermazioni” ho scritto :-)

Buon 2009 a tutti!