E Con Questo Fanno Quattro Anni

Pubblicato il 22-06-2009 da Sergio | 2 Commenti

Benvenuto nel Mio blog. Se trovi queste pagine interessanti abbonati gratuitamente tramite RSS feed o tramite Email!

Chi l’avrebbe mai detto che questo blog, nato quasi per gioco, sarebbe arrivato a quattro anni di età.

Di cose ne sono cambiate da quando nel 2005 ho cominciato a riempire questo piccolo spazio in rete con i miei soliloqui commentati (e non).

Da più di un anno a questa parte non riesco più a stare dietro a queste pagine come facevo un tempo. un po’ perché la mia vita è diventata più densa di impegni, un po’ perché la mia vita online si è spostata su Facebook, su twitter e su altri “servizi sociali” e un po’ perché in fondo ho scoperto che preferisco leggere quello che gli altri hanno da dire piuttosto che aggiungere la mia voce al coro.

Con questo spero di essere riuscito a ridurre la quantità dei miei post, aumentandone però la qualità: cerco di applicare un filtro alle mie idee in modo che non proprio tutto quello che mi passa per la mente finisca stampato in questo spazio e vada a ingombrare i vostri aggregatori.

Se troverò il tempo nel futuro ho tutta una serie di progetti interessanti da intraprendere tra i quali un nuovo blog dedicato ad uno specifico argomento.

Nel mentre spero che questo blog continui a destare la vostra attenzione come ha fatto da quattro anni a questa parte.

Un grazie a chi ha ancora la pazienza di seguirmi!

Il Leader del Partito Democratico Si Potrebbe Cortesemente Alzare?

Pubblicato il 16-06-2009 da Sergio | 2 Commenti

Guardando il panorama politico italiano è facile capire cosa distingua il partito democratico dagli altri partiti rappresentati in parlamento.

Ogni partito ha un Leader ben definito.

Popolo delle libertà – Silvio Berlusconi
Italia Dei Valori – Antonio Di Pietro
Unione dei Democratici Cristiani e di Centro – Pier Ferdinando Casini
Lega Nord – Umberto Bossi (nonostante le sue attuali condizioni di salute)

Il partito democratico invece ha un segretario, ma non un Leader.

L’avvicendamento “dall’alto” di Franceschini a Veltroni ha migliorato le cose dal punto di vista della comunicazione – Franceschini è più abile nel rispondere a tono ad oppositori e giornalisti – ma non ha migliorato le cose dal punto di vista della leadership.

A cosa serve un leader? Un leader è indispensabile per accordare tutti i componenti di una comodità attorno ad una idea comune. Non è necessario che l’idea scaturisca dalla mente del leader, può anche essere una sintesi di un ragionamento collettivo da parte del gruppo.

Il leader avrà la responsabilità di comunicare questa idea all’interno del gruppo in modo che tutti i componenti possano agire in maniera coordinata verso lo scopo comune, e all’esterno del gruppo in modo che questo possa comunicare in maniera unitaria e, se necessario, espandersi. Il compito di un leader è chiarire a tutti perché il proprio movimento è diverso da quello degli altri.

L’assenza di un leader purtroppo porta al trionfo delle correnti, il gruppo si fraziona naturalmente attorno diverse figure carismatiche e a diverse idee. Nel caso del Partito Democratico sono state fuse due identità molto diverse tra loro e a complicare ulteriormente le cose all’interno di queste identità inoltre erano presenti altre correnti. Una situazione ingestibile insomma.

Fino a quando questo gruppo non riuscirà ad esprimere un leader la linea del partito sarà in preda della prima persona che riesce a prendere in mano il microfono.

Si parla di primarie per esprimere un segretario che dovrà fare anche funzione di leader, perché scelto a maggioranza.

Il problema non è esprimere un leader attraverso una votazione, ma arrivare a questa votazione con un leader.

Le primarie del partito democratico statunitense alle quali tanto ci ispiriamo, hanno visto due leader di grandi movimenti contendersi una poltrona. La lotta tra Obama e Clinton è stata così accesa che, una volta vinte le primarie il partito democratico ha guadagnato una tale inerzia da vincere a mani basse le elezioni presidenziali.

I due movimenti esprimevano due visioni differenti: quello della Clinton puntava su una politica di partito, solida ed esperta, Obama ha puntato tutto sul cambiamento.

Voglio vedere la stessa cosa qui da noi quando si tratterà di scegliere il nuovo leader del Partito Democratico: non mi interessa se i candidati che si presenteranno saranno della vecchia guardia o dei giovani rampanti. Mi interessano le idee e la visione del partito che avranno questi candidati. Mi interessano le idee con le quali vorranno conquistarsi quella base – sempre più annoiata e distante – che non aspetta altro se non essere guidata.

Se ci troveremo ancora a votare solo dei nomi vuoti come successe (per necessità) l’altra volta, e non dei movimenti politici, allora non avremo speranze.

Yes We Sem

Pubblicato il 09-06-2009 da Sergio | Nessun Commento

Le diciotto passate. Davanti al seggio parecchie persone attendono i risultati dello scrutinio delle elezioni comunali. Nei loro volti tirati si legge la tensione; uomini camminano avanti e indietro fumando quasi fosse un parto; donne sedute ripetono tragiche frasi quasi fossero Cassandra.

Cinque sezioni su sei hanno terminato il conteggio dei voti e il risultato vede tra le due liste principali il beffardo scarto di un singolo voto.

Ma questa vicenda, giunta ieri alla suo apogeo, è cominciata più di venti mesi fa, quando nel nostro comune muoveva i suoi primi timidi passi il Partito Democratico.

Fin dalle prime riunioni fu subito chiaro che, se gli ex-DC e gli ex-PC avevano trovato una intesa a livello nazionale, lo stesso non era possibile a livello comunale. La giunta di allora vedeva infatti una Lista Civica appoggiata prevalentemente dai DS al Governo, mentre sui banchi dell’opposizione, oltre alla Lega, sedevano i rappresentanti della Margherita.

Per questo motivo la linea del Partito Democratico risultò subito parecchio ambigua dato che il direttivo non era in grado di prendere decisioni unanimi e dato che gli ex-margherita agivano localmente in opposizione alla linea del partito.

I mesi passano: il Partito Democratico perde le elezioni politiche ma, grazie al voto utile, risulta il primo partito a Cavenago. Le elezioni comunali si avvicinano e il sindaco uscente Sem Galbiati si candida per un secondo mandato ricostituendo la lista civica e chiedendo l’appoggio di Sinistra e Libertà (già Rifondazione Comunista) del Partito Democratico.

Senza grosse sorprese gli ex-margherita all’opposizione non ci stanno, ma il partito a maggioranza decide di andare avanti, nonostante l’evidente frattura con gran parte della componente cattolica. Sono serate concitate dove si è tornati in maniera impietosa a ribattere per migliaia di volte le stesse tesi. Sono serate dove alcune persone sono uscite sbattendo la porta.

I mesi passano e a piccoli passi la lista civica si ricompone: nonostante l’amministrazione abbia governato bene negli ultimi cinque anni, il contesto politico richiedeva un cambiamento nei candidati e nella linea politica.

Ed è da qui che è cominciato il lento processo di selezione dei candidati che ha portato ad avere
una studentessa, un ex sindacalista, un gelataio, una guardia di finanza, una imprenditrice edile, un ingegnere e futura mamma, una maestra elementare, una professoressa delle medie, uno delle superiori, un maestro di judo, un allenatore di calcio, una operatrice sociale, una ragioniera, un volontario della protezione civile, e un pensionato e un architetto uniti.

Nello stesso periodo viene inaugurata la sezione del Partito Democratico di Cavenago Brianza (attualmente senza nome) che diventa il quartier generale della campagna elettorale.

I mesi passano: piano piano, riunione dopo riunione, congiuntivo dopo congiuntivo viene ultimato il programma elettorale. Le discussioni politiche cominciano a lasciare spazio a quelle strategiche e, come nelle migliori campagne elettorali, viene nominato un responsabile che si prende il gravoso onere di coordinare le attività di propaganda.

Lo sappiamo benissimo: nonostante si tratti di una elezione per un secondo mandato non sarà per nulla una passeggiata. Il clima politico è decisamente caldo, la Lega si fonde con la PDL, e si parla di una terza lista, e in pratica sappiamo di partire in svantaggio e che l’unica possibilità concreta di vittoria è mettere in piedi una campagna elettorale senza precedenti per questo paese.

A pochi giorni dalla presentazione della lista compare l’Italia dei Valori.

L’Italia dei Valori è un partito in netta ascesa che insegue una affermazione locale che lo faccia radicare sul territorio. I rappresentanri locali e di zona dell’IDV chiedono un incontro al Partito Democratico con il quale sono alleati a livello provinciale per aprire un dialogo.

Ma a meno di una settimana dalla presentazione della lista il margine per una trattativa è nullo e quindi i rappresentanti del PD hanno cercato solo un accordo politico e un appoggio esterno.

L’accordo salta e l’Italia dei Valori -cercando visibilità sul territorio- decide di correre da sola.

Scendono in campo quindi due liste avversarie: la prima formata da PDL + Lega e la seconda dall’Italia dei valori

La lista civica Uniti Per Cavenago si presenta per prima al paese e comincia attivamente la sua campagna elettorale, ogni settimana si costruiscono eventi e occasioni per incontrare la cittadinanza ed aprire una amichevole discussione con i cittadini.

Ad ogni occasione – dal formale comizio all’informale grigliata – i cittadini hanno presentato i loro dubbi e le loro paure e i candidati mano a mano hanno imparato a conoscere le sfaccettature più nascoste del paese.

Ma con l’approssimarsi delle gli incontri tra i candidati delle diverse liste sono diventati sempre più duri e nella piazza, nei bar e persino su facebook i toni si sono incendiati.

Tante le cose successe prima di Venerdì 5 Giugno quando le varie compagini hanno girato per il paese quasi fino a mezzanotte per incollare gli ultimi manifesti.

Ed eccoci qua tornati all’inizio della nostra storia: lunedì 8 giugno. Cinque sezioni su sei scrutinate. Un voto di scarto…

…e la sesta sezione scrutina con una lentezza inesorabile.

Ma poi, piano piano dopo un centinaio di schede scrutinate il vantaggio di Uniti per Cavenago comincia a diventare consistente, i volti diventano più distesi mano a mano che questo vantaggio passa da 30 a 70 fino a consolidarsi a 100.

Cento: questo è il pugno di voti con il quale Sem Galbiati si è riconfermato sindaco ribaltando quanto accaduto a Cavenago sia a livello europeo che a livello provinciale.

Cento voti. E questi cento voti insieme ad almeno altri quattrocento sono il frutto di una campagna elettorale intensa portata aventi con sforzo straordinario da tutti i candidati e da diversi collaboratori. Voci e modi diversi che unitamente hanno saputo recuperare un risultato che tutti davano per impossibile.

Ed è questo il succo del sistema democratico: convincere con tenacia e passione il maggior numero di cittadini della validità della propria idea politica.

E quando c’è la determinazione non esistono risultati impossibili.

Yes we Sem!

Google Reinventa l’email con Wave

Pubblicato il 04-06-2009 da Sergio | 2 Commenti

In questi giorni c’è grande fermento attorno alla presentazione di Google Wave a Google I/O 2009.

Google Wave è un nuovo medium di comunicazione che può essere descritto come una nuova forma di documento multi utente. (definizione data nel protocollo)

Wave è un prodotto di comunicazione real time avanzato.
In pratica l’utente avrà a disposizione un sistema di collaborazione ed editing di documenti basato su browser con il quale potrà comunicare in real time con altri utenti modificando lo stesso thread (wavelet); questi documenti potranno includere rich-text e elementi multimediali; Il sistema notifica l’utente delle modifiche apportate ad ogni Wave (insieme di Wavelet) e permetterà di riesaminare in maniera intuitiva lo storico delle modifiche al documento.

Wave è una piattaforma aperta estendibile ed embeddabile
Wave metterà a disposizione degli sviluppatori tool e API per creare estensioni e per includere porzioni di Wave all’interno di altri media.

Le estensioni saranno di due tipi: Gadget ovvero estensioni dell’interazione dell’utente con la piattaforma e robot ovvero sistemi automatici che andranno ad interagire con una Wave. Un esempio di gadget può essere un plugin per inserire in una wave un video di YouTube, mentre un esempio di robot può essere un applicativo che traduce in un’altra lingua quello che stiamo scrivendo.

Come possibilità di embed potremo aspettarci molto: dal pubblicare su un sito delle wavelet al raccogliere dati come commenti o voti in sondaggi creati all’interno di una wavelet tramite un plugin.

Wave è un protocollo di comunicazione aperto
Wave si fonda su un protocollo aperto che mira a garantire l’interoperabilità di diversi provider. L’idea di Google è che terze parti potranno gestire dei server creandoli da zero o modificando il codice messo a disposizione da Google.

La rete di server Wave sarà aperta, paritaria e non controllata direttamente da Google.

Questa rete di server manterrà copie sincronizzate delle wavelet e garantirà la modifica in real time dei contenuti. Ogni server sarà responsabile delle wavelet create dai propri utenti e si occuperà anche dell’autenticazione. Il protocollo di comunicazione è basato su XMPP

Qui puoi trovare maggiori informazioni sul protocollo.

Il progetto nel suo complesso è estremamente ambizioso, anche per una grande azienda come Google. La parte che mi lascia più dubbi è quest’ultima del protocollo: da quello che ho letto appunto ogni server avrà la responsabilità di mantenere le wavelet create dai propri utenti e di gestire la comunicazione in real time degli aggiornamenti con la rete di server che partecipano alla wavelet.

In uno scenario con pochi provider, o uno (Google appunto) il tutto funziona a meraviglia: sincronizzo una volta una modifica con il provider, e il provider si occupa di avvisare tutti gli utenti interessati; ma in uno scenario con tanti server penso che il real time risulti molto più complicato. Sto provando ad immaginarmi wavelet estremamente partecipate (tipo un forum di discussione tra diverse aziende) con centinaia di server.

Inoltre ho dei dubbi sulla responsabilità delle wavelet

Dalle whitepaper

Remote wavelets are hosted by other wave providers. The wave server maintains cached copies locally and updates them with wavelet operations that it gets from the hosting wave providers. When a local participant submits a wavelet operation to a remote wavelet, the wave server forwards the operation to the wave server of the hosting provider. When the transformed and applied operation is echoed back, it is applied to the cached copy. Read access to local participants is done from the cached copy without a round trip to the hosting wave provider.

Ovvero se una particolare wavelet dovesse trovarsi su un server “latitante” (diciamo che il server non è disponibile perché dei velociraptor stanno assaltando la webfarm) tutti i partecipanti non riusciranno a modificare contenuti mentre il server è giù.

Il problema è che in uno scenario del genere, a differenza di un guasto sulla posta elettronica, il sistemista avrà poco da fare quando l’utente comincerà a far squillare il telefono lamentandosi del disservizio. E la differenza sarà che l’utente non potrà neanche scrivere il messaggio, e non solo che, come succede oggi, il messaggio non arriverà a destinazione.

In quello che ho letto mi sembra venga descritto un sistema ideale, ma se l’obbiettivo di Google è cercare di soppiantare l’email penso ci sia ancora parecchio da lavorare.

E ci lavoreranno immagino: infatti quanto reso pubblico oggi è ancora in uno stato di sviluppo (in particolare il protocollo) e l’idea di Google è lanciare il prodotto entro l’anno.

Le promesse sono altissime e le aspettative altrettanto elevate: vedremo se Wave sarà in grado di rivoluzionare il nostro modo di comunicare e collaborare online o se resterà solo un altro tool dimenticato tra quelli sfornati da Google.