Cosa può Imparare il Partito Democratico dall’iPad
Pubblicato il 07-04-2010 da Sergio LongoniIn queste settimane sono due gli argomenti di cui avrei voluto parlarti su questo blog: il risultato delle ultime elezioni regionali e l’uscita del’iPad. Vediamo se riesco a coniugare questi due argomenti in un unico, insolito post.
Seth Godin ha scritto sul suo blog le ragioni per cui, a suo parere, l’iPad è il prodotto lanciato meglio nella di sempre.
Ho pensato di tradurre queste ragioni di successo nell’esperienza del Partito Democratico, per vedere se è possibile imparare qualcosa, soprattutto per quanto riguarda le strategie di comunicazione.
Andiamo con ordine
Chiedi il permesso di comunicare
Questo è uno dei temi forti di Seth Godin: il permission marketing, ovvero la possibilità di interrompere un “potenziale cliente” solo dopo aver ricevuto il suo permesso perché interessato o incuriosito dal nostro messaggio.
Apple ha costruito questa base di utenti interessati nel corso degli anni. Il Partito Democratico, al contrario, ha perso la base nel corso degli anni a causa dei ripetuti cambiamenti, delle correnti e delle scissioni dei due grandi partiti padri – un tempo opposti. Occorre ricominciare un passo alla volta a recuperare questi potenziali elettori interessati al messaggio e quindi comunicare direttamente ed esclusivamente con loro. Questo è uno degli elementi chiave del recente successo di Grillo, che ha saputo comunicare senza sovraimporsi con manifesti e spot elettorali, o con una martellante presenza nei programmi politici, ma semplicemente attraverso un blog dedicato a chi, e solo a chi, vuole ascoltare e quindi…
Non provare ad accontentare tutti
…quindi non è possibile rendere tutti felici con la propria proposta: non è possibile conciliare cattolici conservatori e atei, liberisti e socialisti in una unica proposta. Occorre fare delle scelte e, nel caso, perdere qualche elettore che non la pensa esattamente come noi. Anche l’iPad infatti è stato parecchio criticato prima (e dopo) il suo clamoroso debutto: vogliamo parlare di quanto è criticato Berlusconi?
Quindi, non cercare di accontentare tutti ma andiamo dritti per la nostra strada: la convinzione sposta più indecisi del cerchiobottismo
Crea un prodotto di cui valga la pena parlare
L’iPad è un prodotto dalle caratteristiche uniche e semplici da comprendere e da comunicare. Il programma del partito democratico deve essere fatto allo stesso modo: unico, chiaro, semplice. Questo non vuol dire dare risposte semplici a problemi complessi: l’iPad è un dispositivo estremamente complesso dal punto di vista tecnologico, Apple ci “vende” la sua tecnologia come magia rendendola accessibile: funziona, non c’è bisogno di smontarlo per capirlo. Allo stesso modo il programma del PD deve essere complesso sotto il cofano, ma restare semplice da fuori.
Crea la cultura della meraviglia
Apple ha saputo creare prima di tutto al suo interno la convinzione che creare dispositivi rivoluzionari sia alla loro portata. Altre società altrettanto potenti come Apple hanno fallito più volte in questo intento. Il PD deve creare – prima di tutto al suo interno – la cultura della fattibilità dei propri programmi. In sintesi “yes we can”. Se non ci credono i dirigenti, non ci crede la base. Se non ci crede la base certamente non ci credono gli indecisi.
Accetta il fallimento
Quando si cerca di fare qualcosa di rivoluzionario il fallimento è una possibilità molto alta. Per apple ricordiamo l’Apple TV, mentre se guardiamo Google la lista dei progetti andati storti è lunghissima. Questo è un problema? Al contrario! Se per evitare il fallimento si propongono scelte mediate, idee annacquate, candidati deboli il fallimento è naturale: se si ha coraggio, come in Puglia, si vince.
Dai alla tua tribù un distintivo
L’iPad è in grado di promuoversi attraverso tutti gli early adopter che proprio in questi giorni sono accerchiati dai propri conoscenti in attesa di una dimostrazione delle enormi potenzialità del device. La Lega allo stesso modo ha sempre puntato molto sulle camice verdi prima e sui fazzoletti verdi poi. Allo stesso modo il PD deve trovare il modo di distinguere i membri della propria tribù dalla massa. Un altro esempio: Gino Strada con le bandiere della pace dai balconi e gli stracci di pace sulla borsa è riuscito a dare una visibilità insperata al movimento per la pace. E se il movimento è visibile è più facile guadagnare “seguaci”.
Non arrenderti facilmente
Non l’ha mica detto nessuno che sia facile!
Questo post vuole essere un personale contributo al nuovo dibattito all’interno del PD per andare oltre. Andiamo Oltre è anche il nome dell’evento di questo Sabato all’ARCI Bellezza di Milano al quale ho deciso di partecipare.


Credo tu sia riuscito a dire con sufficiente chiarezza come dovrebbe essere il PD. Resta il fatto che se ti presenti in un classico circolo con queste argomentazioni(almeno il mio..) pochissimi ti capiscono…
Vorrei segnalarti questa iniziativa on line http://www.pd2.it , magari ci sentiamo li..
Ciao
Fulvio
@Fulvio, io ho la fortuna di essere in un circolo abbastanza aperto alle novità e che cerca di creare qualcosa che sia un partito veramente nuovo.
Certamente anche da noi il numero di veterani è molto più alto rispetto a quello dei cadetti, e questo frena notevolmente il processo di rinnovamento.
Il problema più grosso comunque è la mancanza di fiducia e il pessimismo, condito naturalmente con una dose massiccia di realpolitik.
Grazie per avermi segnalato PD2, e nel caso tu sia dalle parti di Milano ci si vede sabato ad Andiamo Oltre.