Della Morte
Pubblicato il 10-02-2009 da SergioBentornato nel Mio blog. Se trovi queste pagine interessanti abbonati gratuitamente tramite RSS feed o tramite Email!
Guardando la homepage di Repubblica.it questa sera ho potuto contare più di 200 morti suddivisi tra le varie notizie.
Più di 170 arsi vivi negli incendi appiccati dai piromani attorno in Australia
28 sono stati uccisi dalla polizia che ha aperto il fuoco contro i manifestanti in Madagascar (più di 40 secondo l’ANSA).
Un morto sotto una valanga in Val di Cogne.
Un testimone di un omicidio si è suicidato nel Torinese.
Eppure è la morte di una donna ad occupare tutta la pagina. La morte di una donna a riempire di parole banali gli speciali di approfondimento alla televisione. La morte di una donna che ha portato Mentana alle dimissioni da ruolo di direttore editoriale una volta che si è visto negare una prima serata speciale. La morte di una donna a infiammare il Senato della Repubblica fino a notte inoltrata. La morte di una donna a portare in piazza centinaia di persone.
Una donna diversa dalle migliaia morte oggi nel mondo, senza gli onori della cronaca e nella totale indifferenza del pubblico.
Una donna alla quale chiunque questa sera ha dedicato un pensiero.
Qualcuno afferma che sia stata assassinata.
Qualcun altro afferma che sia stata applicata la sentenza di un tribunale.
Per questi ultimi si è trattato dell’interruzione di una accanita terapia, mentre per i primi non ci sono giustificazioni: omicidio.
Il governo del paese in cui vivo, negli ultimi giorni, si è adoperato – fino al limite delle fragili regole che garantiscono la nostra convivenza civile – per sovvertire la decisione di tribunale e scongiurare questa morte.
La morte, quindi in Italia, non sembra più essere, almeno per il nostro governo dominio del fato o dell’Altissimo, ma sembra una norma di legge.
E per questo motivo il governo si impegna perché venga garantita la massima quantità della vita. Il governo si impegna perché ogni cittadino possa sfuggire alla morte un giorno di più.
Ma la morte è una parte inevitabile della vita e, indipendentemente dalle proprie convinzioni di fede, occorre accettarlo.
Che sia il destino o sia Dio nell’alto dei cieli a scegliere quando dovremo lasciare questa terra poco importa, perché per quanto possiamo forzare la sorte siamo solo di passaggio su questa terra.
Solo accettando la morte è possibile dare valore alla vita, solo accettando la morte possiamo capire quanto poco conti la quantità della vita rispetto alla qualità: non è quanto a lungo viviamo ma come viviamo il tempo che ci è gentilmente concesso.
Al contrario, in queste ultime settimane, ho assistito ad un triste spettacolo dove, nel nome della longevità, una vicenda di personale sofferenza è stata sacrificata sull’altare della comunicazione di massa scatenando i mostri necrofagi che abbiamo potuto vedere su tutti i canali questa sera.
E proprio a causa di questa isteria mediatica collettiva il governo del mio paese si è sentito costretto a fare la sua parte e, al posto di lavorare per il bene dei molti, ha a lungo dibattuto sulle questioni personali di un singolo.
In un simile clima non è possibile prendere delle decisioni per il bene comune come è dovere di un governo.
Ora lasciamo che i morti riposino.
