Giocatori artificiali

Pubblicato il 14-01-2011 da Sergio Longoni

Fin dagli albori dell’informatica i programmatori hanno provato ad insegnare ai calcolatori a giocare: scrivere una intelligenza artificiale, un algoritmo in grado di competere con gli esseri umani o con altre macchine è infatti una attività stimolante per il programmatore, inoltre questi algoritmi di gioco possono essere utilizzati come basi per programmi con applicazioni più utili. Nel film Wargames un supercomputer statunitense viene addestrato con alcuni dei giochi di strategia di base (tris, scacchi, Otello …) per imparare come “giocare” alla guerra termonucleare globale contro i sovietici.

Lasciamo le intelligenze artificiali dei film Holliwoodiani per vedere come se la cavano i computer nel mondo reale.

Già nel 1997 i computer erano in grado di battere i campioni del mondo di scacchi: Deep Blue di IBM ha infatti battuto Kasparov in uno spettacolare incontro di 6 partite.

Ma se nel ’97 il computer in grado di battere un umano era delle dimensioni di una colonna, oggi un semplice PC può far girare il programma in grado di competere con un campione di scacchi: questo grazie all’hardware moderno, ma soprattutto al miglioramento degli algoritmi nell’ultimo decennio.

Oggi anche uno smartphone è in grado di giocare da solo, non a scacchi, ma a Sudoku. Google ha infatti aggiunto nella applicazione Goggles per iPhone (3Gs e 4) o Android la capacità di riconoscere e risolvere questi rompicapo: semplicemente basta scattare una foto ad una griglia di Sudoku, ad esempio quelle stampate sui quotidiani, e il programma sarà in grado di “leggerla” e risolverla in pochi secondi.

Ma se i computer che possiamo portare in giro sono in grado di giocare a Sudoku e a scacchi a che punto sono arrivati i supercomputer?

IBM porta ancora avanti la torcia delle sfide uomo-macchina con Watson, una intelligenza artificiale progettata per comprendere le domande in linguaggio naturale e rispondere che è stata modificata per partecipare a Jeopardy!, lo show televisivo statunitense dove bisogna indovinare le domande partendo dalle risposte.

Watson è un supercomputer isolato dagli altri computer e dalla rete che ha immagazzinato una grande quantità di informazioni accuratamente catalogate; ha un algoritmo in grado di comprendere le “Clue” del gioco; questo algoritmo gira in modo estremamente veloce, infatti Watson è collegato al classico pulsante del quiz e quindi ha pochissimo tempo per risolvere l’enigma e prenotarsi prima dei campioni; Watson naturalmente parla.

Watson sfiderà i campioni di Jeopardy! in tre puntate il 14, 15 e 16 Febbraio ma come se la caverà? Questa è una partita di prova giocata ieri.

Mi chiedo cosa succederebbe se durante Jeopardy! fornissimo a Watson la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto!


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Un Commento a “Giocatori artificiali”

  1. [...] avevo parlato qualche settimana fa IBM ha sfidato i campioni di Jeopardy! come una volta aveva sfidato il campione del mondo di [...]

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