Il Leader del Partito Democratico Si Potrebbe Cortesemente Alzare?

Pubblicato il 16-06-2009 da Sergio

Bentornato nel Mio blog. Se trovi queste pagine interessanti abbonati gratuitamente tramite RSS feed o tramite Email!

Guardando il panorama politico italiano è facile capire cosa distingua il partito democratico dagli altri partiti rappresentati in parlamento.

Ogni partito ha un Leader ben definito.

Popolo delle libertà – Silvio Berlusconi
Italia Dei Valori – Antonio Di Pietro
Unione dei Democratici Cristiani e di Centro – Pier Ferdinando Casini
Lega Nord – Umberto Bossi (nonostante le sue attuali condizioni di salute)

Il partito democratico invece ha un segretario, ma non un Leader.

L’avvicendamento “dall’alto” di Franceschini a Veltroni ha migliorato le cose dal punto di vista della comunicazione – Franceschini è più abile nel rispondere a tono ad oppositori e giornalisti – ma non ha migliorato le cose dal punto di vista della leadership.

A cosa serve un leader? Un leader è indispensabile per accordare tutti i componenti di una comodità attorno ad una idea comune. Non è necessario che l’idea scaturisca dalla mente del leader, può anche essere una sintesi di un ragionamento collettivo da parte del gruppo.

Il leader avrà la responsabilità di comunicare questa idea all’interno del gruppo in modo che tutti i componenti possano agire in maniera coordinata verso lo scopo comune, e all’esterno del gruppo in modo che questo possa comunicare in maniera unitaria e, se necessario, espandersi. Il compito di un leader è chiarire a tutti perché il proprio movimento è diverso da quello degli altri.

L’assenza di un leader purtroppo porta al trionfo delle correnti, il gruppo si fraziona naturalmente attorno diverse figure carismatiche e a diverse idee. Nel caso del Partito Democratico sono state fuse due identità molto diverse tra loro e a complicare ulteriormente le cose all’interno di queste identità inoltre erano presenti altre correnti. Una situazione ingestibile insomma.

Fino a quando questo gruppo non riuscirà ad esprimere un leader la linea del partito sarà in preda della prima persona che riesce a prendere in mano il microfono.

Si parla di primarie per esprimere un segretario che dovrà fare anche funzione di leader, perché scelto a maggioranza.

Il problema non è esprimere un leader attraverso una votazione, ma arrivare a questa votazione con un leader.

Le primarie del partito democratico statunitense alle quali tanto ci ispiriamo, hanno visto due leader di grandi movimenti contendersi una poltrona. La lotta tra Obama e Clinton è stata così accesa che, una volta vinte le primarie il partito democratico ha guadagnato una tale inerzia da vincere a mani basse le elezioni presidenziali.

I due movimenti esprimevano due visioni differenti: quello della Clinton puntava su una politica di partito, solida ed esperta, Obama ha puntato tutto sul cambiamento.

Voglio vedere la stessa cosa qui da noi quando si tratterà di scegliere il nuovo leader del Partito Democratico: non mi interessa se i candidati che si presenteranno saranno della vecchia guardia o dei giovani rampanti. Mi interessano le idee e la visione del partito che avranno questi candidati. Mi interessano le idee con le quali vorranno conquistarsi quella base – sempre più annoiata e distante – che non aspetta altro se non essere guidata.

Se ci troveremo ancora a votare solo dei nomi vuoti come successe (per necessità) l’altra volta, e non dei movimenti politici, allora non avremo speranze.


Trackback | | Stampa

Lascia un commento