Il sistema Italia

Pubblicato il 16-12-2010 da Sergio Longoni

Su Encoblog ci si chiede se è possibile creare un sistema Italia che renda organico il rapporto tra le aziende, lo stato, la scuola e il territorio.

Io penso che in Italia ci siano stati alcuni sistema locali, o distretti, funzionanti: ad esempio il polo elettronico brianzolo concentrato tra Agrate e Vimercate dove si trovavano IBM, Telettra, Siemens e dove ancora si trova ST.

Queste aziende generavano un grosso indotto di piccole aziende e inoltre una scuola pubblica (l’ITIS dove ho studiato) era a suo modo “integrata” gran parte degli insegnanti delle materie di tecniche infatti proveniva da una di queste aziende e come studente durante l’estate potevi andare a lavorare per una di queste aziende in modo da completare in qualche modo la tua formazione.

Naturalmente con il sistema in funzione era quasi garantito che ogni diplomato andasse a lavorare per una di queste aziende, e queste aziende infatti contribuivano all’acquisto delle attrezzature dei laboratori della scuola.

Ad un certo punto (grossomodo tra l’85 e il 95) questo sistema non è stato più competitivo: gran parte delle grosse aziende hanno chiuso le proprie sedi ed è rimasta solo ST.

Grand parte dell’indotto si è riconvertito, per lo più a logistica, e i diplomati della mia scuola oramai finiscono a fare altri lavori.

Penso che l’Italia sia piena di sistemi che funzionavano ma si sono rotti (un altro esempio è il tessile comasco).

Non so quale sia il problema di fondo: forse la scarsa capacità di adattamento che fa si che i sistemi non reggano a lungo, forse una mancata organizzazione e pianificazione di insieme.

Non penso che una pianificazione statale possa migliorare di molto la situazione: penso che in questo caso la responsabilità politica sia in mano alle province e ai comuni che devono essere in grado di cogliere e sfruttare le potenzialità del proprio territorio. Dall’altra parte le aziende, piccole e medie come da tradizione Italiana, devono imparare a non lavorare in maniera isolata contro tutto e contro tutti scoprendo che facendo sistema potranno pensare essere più competitive ed espandere i propri mercati all’estero.


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Un Commento a “Il sistema Italia”

  1. Dragan Bosnjak scrive:

    Ciao Sergio e grazie per chiamare in causa la mia riflessione.
    Secondo me a mancare in Italia è sempre stata una visione comune dall’alto, e le cose per brevi periodi vanno meglio in quanto ci sono persone entusiaste che portano avanti i progetti, poi una volta che queste si stuffano o vanno da qualche altra parte, anche questo entusiasmo sparisce.
    Cosa si potrebbe fare? Sfruttare le ali di entusiasmo una volta che questo diventa evidente e costruire i sistemi autoreggenti su di esse. È possibile farlo? Si, se c’è qualcuno che capisce l’entusiasmo e sia capace di diffonderlo ad altri creando un sistema (leggi a proposito il libro Switch di Chip e Dan Heath dove ci sono alcuni esempi molto interessanti di questa creazione del sistema dall’entusiasmo). Se non c’è nessuno capace di vederlo e costruire il sistema, una volta andato via l’entusiasta scompare pian pianino anche il suo lavoro, semplicemente perché va in dimenticatoio…

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