Lo Strano Caso dei Braccialetti di Gomma

Pubblicato il 14-09-2009 da Sergio

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Wristbands

Inutile. Riesco a stupirmi tutte le volte.

Riesco a stupirmi tutte le volte che una importante testata giornalistica pubblica sulle sue pagine una gigantesca bufala senza verificare la notizie fosse anche solo con un paio di ricerche su Google.

In questo caso non parliamo delle solite testate italiane ma bensì del prestigioso New York Times.

In questo articolo del 12 settembre si racconta di una scuola media in Colorado che avrebbe proibito ai propri studenti di indossare all’interno delle mura scolastiche i “peccaminosi” sex bracelets.

Cosa sono questi fantomatici sex bracelets? Nient’altro che dei banalissimi braccialetti di gomma proprio come quelli diventati famosi anche in Italia con la campagna Livestrong del ciclista statunitense Lance Armstrong.

L’articolo, dai toni scandalistici, riporta come queste ragazzine quattordicenni utilizzino questi braccialetti per segnalare la propria disponibilità a questa o a quest’altra pratica sessuale.

Naturalmente, come in ogni caso di moral panic che si rispetti, il tutto è partito da internet -la radice di tutti i mali. Ci sono infatti siti che riportano con dovizia di particolari il codice di colori legato a questi braccialetti. I siti effettivamente ci sono: questo è il primo che appare cercando su google.

Come non si tratta propriamente di un sito per teenager ninfomani: quasi tutti i siti che riportano il codice di colori infatti lo fanno descrivendo questa pratica sessuale che sarebbe molto di moda tra i ragazzi delle scuole medie, ma di ragazzini delle scuole medie che effettivamente ne parlano non ne ho trovati.

Ora: naturalmente immagino che il New York Times abbia effettivamente trovato un preside preoccupato da quello che aveva letto su internet (o i quali studenti avevano letto da qualche parte questa storia su internet) riguardo ai braccialetti e che in un eccesso di zelo sia corso ai ripari.

Però non riesco a capire come il reporter del New York Times non abbia fatto un paio di ricerche su Google o su Wikipedia per scoprire come in realtà tutta questa storia è solo la riproposizione di una leggenda metropolitana del 2003.

Allo stesso modo mi chiedo come anche il giornalista dell’ANSA non si sia posto alcun dubbio in merito e che anzi abbia riportato la notizia con toni ancora più allarmistici di quelli del New York Times.

E naturalmente se lo dice l’ANSA perché gli altri siti che hanno riportato questa notizia “strano ma vero” avrebbero dovuto farsi delle domande?

Eccoli qui Ciaopeople, il gazzettino (“il videogioco chiamato snap” ho riso per mezz’ora), MetropolisWeb e Affari Italiani (con lo stesso articolo del gazzettino. Syndication o copia spudorata?).

Ora, immagino che tutta questa catena di professionisti della notizia sia in buona fede e che non voglia lanciare allarmi sociali riguardanti ragazzini delle medie per il gusto di fare un titolo con la parola “sesso”, però sinceramente ho impiegato meno di 10 secondi per cominciare ad avere il sospetto che questa notizia fosse una bufala.

Insomma: sforziamoci di non raccontare una società peggiore di quella reale.


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