Milano con la Neve e i Checkpoint Sembra Berlino
Pubblicato il 03-01-2008 da Sergio Longoni
Come si diceva in un vecchio film dei Vanzina “Anche quest’anno il Natale, ce lo semo levati dalle palle” e quindi, sotto la prima nevicata di questo inverno, sono tornato al mio lavoro. Sospetto che qualcuno che conta ce l’abbia con me: dopo aver passato due settimane a contemplare tristi montagne verdi e i miei sci impolverati, al primo giorno dal rientro dalle vacanze ecco che cominciano a cadere centimetri e centimetri di neve.
Arrivo all’alba al parcheggio di Gessate: l’aria è frizzante mentre la neve comincia ad imbiancare i prati. Il parcheggio è vuoto, segno che non siamo poi in molti ad aver ripreso a lavorare. Sono troppo assonnato per arrabbiarmi e quindi, fatti i biglietti, salgo sulla fredda metropolitana mezza vuota che mi conduce nella rutilante città di Milano.
Giunto in ufficio verso le nove scopro che il trasloco tanto annunciato è già in corso: l’azienda per cui lavoro infatti sta traslocando i suoi uffici da un caratteristico “scantinato 1.0″ in corso Lodi ad un ben più accogliente, spazioso e moderno “loft 2.0″ in via Mac Mahon. Come dicevo il trasloco è in corso e quindi niente telefoni (bene), niente internet (male) e niente macchina del caffè (molto male). Non capendo perché mi trovassi li a quell’ora senza nulla da fare, ma con tantissime cose da fare con un computer connesso a internet, ho deciso di andare a prendere insieme ai colleghi un caffè al bar.
Una volta rientrati in ufficio cominciamo immediatamente a metterci all’opera: ci sono infatti computer da spostare, plichi di carte da riordinare e inscatolare, hardware di rete da inventariare e tavoli da smontare.
La mattina trascorre così mentre fuori la nevicata non accenna a diminuire, passando dal rado al fitto fino a formare fiocchi fini come farina che impolveravano il paesaggio come zucchero a velo sul pandoro.
Quando si spostano i mobili si apprezza la vita sedentaria d’ufficio: arriva mezzogiorno e siamo tutti a pezzi. La città nonostante l’ora sembra ancora sonnecchiare avvolta nella neve: il traffico è rado mentre fatichiamo un poco a trovare un ristorante aperto. Capitiamo in una particolare pizzeria che mischia atmosfere veneziane a musica e personale turco – sembra di stare a Lepanto.
Finito il pranzo la carovana di allegri camioncini parte alla volta della nuova sede. Il navigatore satellitare ci spinge immediatamente verso la “zona proibita”: il centro cittadino ha infatti dichiarato la propria indipendenza formando la Repubblica Federale di Ecopass. A Berlino il muro venne costruito in poco più di una notte; qui a Milano in poco più di una notte sono comparsi checkpoint ad ogni via. Questi checkpoint espongono cartelli minacciosi che invitano a invertire la marcia prima di passare sotto l’occhio vigile delle telecamere di confine, uscite dritte dritte da un incubo Orwelliano. Il comune non lo dice, ma sono convinto che nei palazzi circostanti si annidino cecchini dell’armata rossa pronti ad aprire il fuoco su chiunque tenti di forzare il blocco senza permesso.
Noi il permesso non ce l’abbiamo e quindi comincia immediatamente una lotta a coltello tra l’uomo e la voce femminile sintetica del navigatore che a un certo punto sbotta “Va bene: fai come ti pare, ma poi non lamentarti se ti perdi!”. Fortunatamente ho scoperto che si può istruire il proprio navigatore a tenersi lontano da questi pericolosi checkpoint: provvederò.
Alle diciotto finalmente finisco quello che devo fare e risalgo sulla metropolitana che mi riporterà a casa. Fuori dal finestrino la tormenta di neve non accenna a diminuire.
Torno rapidamente a casa mentre le strade cominciano ad imbiancasi: volevo uscire a fare un po’ di spesa ma, visto che la nevicata non accenna a diminuire decido di restarmene in casa al calduccio.
Ora sono qui nella mia stanza buia a scrivere sul mio blog: in sottofondo a tenermi compagnia il tema del Dottor Zivago mentre fuori la fitta nevicata comincia a rendere indistinte tutte le cose, le strade scompaiono sotto un manto bianco e il cielo notturno riflette quella luce brillante che rende speciali le nevicate notturne nell’hinterland milanese.
Non male come primo giorno di lavoro del 2008!
