Nel Piccolo e Nel Grande
Pubblicato il 19-06-2008 da SergioBentornato nel Mio blog. Se trovi queste pagine interessanti abbonati gratuitamente tramite RSS feed o tramite Email!
Quello che ti appresti a leggere è un flusso di coscienza, ovvero una raccolta di pensieri grezzi alla rinfusa, quindi non ti aspettare che i paragrafi qui di seguito portino da qualche parte. Sono idee non limate e quindi, per forza di cose, eccessive.
Come saprai, se mi leggi abitualmente, mi sono avvicinato negli ultimi mesi come spettatore più o meno attivo al neonato Partito Democratico.
Ho seguito le fasi della dell’elezione del segretario, poi quelle della campagna elettorale di Walter e , nell’ultimo periodo, mi sono avvicinato ai lavori della sezione locale.
Spesso sento dire che la dirigenza del partito è scollegata dalla base, che i politici di professione ragionano in maniera completamente diversa rispetto ai cittadini coinvolti nella vita politica e altre idee del genere.
Nulla di più falso.
Nella piccola sezione infatti si possono vedere esattamente gli stessi problemi del partito nazionale. Come in una sorta di frattale anche la piccola sezione ha le sue “correnti”, i suoi distinguo, la sua ala intransigente e la sua ala moderata, il gruppo che si oppone a qualsiasi provvedimento e il gruppo mediatore.
Di per se questo non è un problema nel piccolo, come nel grande: l’esistenza di contrasti all’interno di un gruppo basato su un’idea è infatti un segno positivo delle diverse sfaccettature che la stessa idea assume nell’individualità di ciascuno. Un punto essenziale del processo democratico.
Ma così nel piccolo come nel grande la difficoltà è sempre la stessa: non si riesce a fare sintesi dei diversi punti di vista. Il problema sembra essere la persona. Ogni sfaccettatura della stesa idea infatti può essere condizionata da molteplici fattori quali simpatie e antipatie, imperativi morali, incomprensioni, la scarsa capacità di comunicare dalla quale derivano i fraintendimenti, la timidezza, l’audacia, la cocciutaggine e l’ottusità.
Non ho ancora capito se si tratta di un problema di una determinata classe di politici o se si tratta di un problema generale della politica.
Un’altra cosa che mi appare chiara è il salto generazionale. Mi sono trovato, in altre occasioni della mia vita, a vivere un salto generazionale. Gestendo con altre persone determinate realtà: ci siamo trovati ad affrontare determinati problemi per i quali i “vecchi” che ci avevano spiegato il “come si fa” non ci avevano preparati adeguatamente.
Per questo motivo, dovendo affrontare queste impreviste condizioni, non abbiamo avuto modo di formare chi avrebbe dovuto sostituirci. In pratica dopo di noi è saltata una generazione che, senza l’adeguata cura, non si è interessata e non ha capito l’importanza del nostro impegno.
Nella politica Italia è successo qualcosa di simile: la vecchia guardia, trovandosi ad affrontare gli sconvolgimenti degli anni passati non è riuscita a passare il testimone e per questo motivo gli stessi corridori proseguono la corsa vecchi e stanchi.
Come se ne esce? Non penso che la risposta possa provenire dalla mia generazione.
Ho 27 anni e penso di essere politicamente bruciato.
Guardando i maestri di politica sulle quali poggia il mio pensiero vedo nostalgici, sessantottini, antagonisti per forza, disillusi, idealisti di varia sorta, perbenisti, umanisti, ribelli, pacifisti, antiamericani, anticapitalisti, anti imperialisti, anti…
Molto facile capire quindi perché mi solo concessi solo due sentimenti
O la completa disillusione di chi dice “non cambierà mai nulla”
Oppure il folle idealismo di chi vuole cambiare il mondo con la sola forza delle proprie idee.
Ho fiducia in chi verrà dopo di me: credo potrà formarsi meglio, magari appoggiandosi a quella tavola rasa di completa apatia, avvicinandosi alla politica per soddisfare un proprio concreto bisogno (come la necessità di un lavoro tutelato).
Temo di essere d’intralcio al naturale processo che porterà alla morte della vecchia guardia e al germogliare di una nuova classe politica: temo che il mio agire possa in qualche modo portare avanti i concetti predigeriti dalle generazioni che mi hanno preceduto che potranno rovinare la crescita delle idee di rinnovamento necessarie alla politica di questo paese.
Non voglio insomma che il vino nuovo venga messo nelle botti vecchie.
Non penso che la filosofia e la politica si siano esaurite con le idee di socialismo e nazionalsocialismo, comunismo, l’umanismo e liberalismo.
Penso che ci sia ancora parecchia strada davanti a noi e penso che possano esserci nuove fantastiche idee fuori dalla scatola ancora da pensare.
Conservo tutto sommato una discreta fiducia nel processo di cambiamento radicale che sta affrontando nel piccolo la nostra nazione e nel grande il nostro intero pianeta ma, per quanto mi riguarda, penso di voler concentrare il mio sforzo sulle azioni piuttosto che sulle discussioni.
Come dicevo: se vuoi cambiare qualcosa cambia tu stesso!
Yes you can!
