Recensione Deus Ex Uman Revolution
Pubblicato il 31-01-2012 da Sergio LongoniIl Deus Ex originale, uscito nel 2000, è una pietra miliare nella storia dei videogiochi dato che per la prima volta veniva proposto al giocatore un mix di shooter in soggettiva, rpg e stelth. Il seguito: Deus Ex invisible war è stato invece parecchio deludente per i fan.
L’anno scorso è uscito il terzo capitolo della serie: Deus Ex Uman Revolution. Sarà riuscito questo titolo a restare all’altezza del primo episodio o anche lui avrà fallito miseramente?
Risposta veloce: è all’altezza.
Interpretiamo il ruolo di un agente di sicurezza di una piccola corporation che produce impianti cibernetici: alcuni ricercatori sotto la nostra protezione sembrano essere sull’orlo di una rivoluzionaria scoperta, ma proprio in quel momento in un attacco in grande stile i ricercatori vengono rapiti e noi ci troviamo in fin di vita su un tavolo operatorio. Naturalmente dopo poco tempo torniamo in azione completamente potenziati ciberneticamente con l’unica missione di scoprire chi ha rapito i nostri colleghi. Le indagini naturalmente sveleranno un complotto planetario.
Il gioco è strutturato a missioni: oltre alle missioni principali che sviluppano la trama esistono parecchie missioni secondarie che vengono assegnate solo parlando con determinati personaggi.
Deus Ex è principalmente ambientato in due città: Detroit e Hengsha in Cina. La prima città è la sede della corporazione per la quale lavoriamo come agenti di sicurezza mentre la Hengsha digitale è una delizia per gli occhi. La città infatti è costruita su due livelli: quello inferiore è il tipico sprawl con locali notturni e criminalità imperante, sulle colonne che si levano da questo livello è appoggiata la città alta dove ha sede la principale megacorporazione nostra rivale.
In entrambe le città ci troveremo ad avere parecchio tempo per girare ed indagare liberamente e per diverse ore di gioco ci troveremo, come in una vera indagine, a tenere le armi nel fodero e cercare indizi.
Naturalmente non mancano le occasioni per menare le mani: a seconda del nostro stile di gioco possiamo scegliere se affrontare frontalmente sparando come dei pazzi oppure se entrare di nascosto anche senza uccidere nessuno (abbiamo a disposizione delle ottime armi stordenti). Il secondo approccio è quello migliore ed è infatti possibile concludere il gioco senza ammazzare nessun nemico.
L’ultima frase non è del tutto vera infatti alla fine di determinati livelli ci troveremo ad affrontare dei boss. L’approccio completamente stealth quindi non paga dato che dovremo comunque portarci dietro armi e potenziamenti per sconfiggere i boss.
Potenziamenti, si, perché il gioco ha anche un aspetto di rpg. Con i punti esperienza guadagnati possiamo infatti sbloccare uno alla volta i potenziamenti che sono stati installati nel nostro corpo cibernetico. In questo modo potremo decidere se preferiamo essere più veloci, più precisi, più resistenti alle pallottole e alle cadute o addirittura invisibili. Naturalmente i potenziamenti sono limitati e quindi dovremo scegliere quale è il personaggio che preferiamo avere.
Anche lo spazio nell’inventario è abbastanza limitato e quindi non potremo portarci dietro la collezione di “big fucking gun” che potrebbe garantirci la tranquillità: io ho optato per un paio di armi leggere ma ben potenziate e un’arma potente.
In modalità intermedia il gioco offre una buona sfida senza però risultare troppo frustrante, a parte per i boss di fine livello. In tutto ho impiegato 27 ore per completare il gioco, ma devo dire di aver perso molto tempo nelle missioni opzionali, a leggere tutto quello che c’è scritto sui computer e a girovagare per Hengsha.
Se ti piace il genere cyberpunk o se hai adorato il Deus Ex originale non puoi perderti questo gioco.
