Stuxnet e gli agenti segreti digitali

Pubblicato il 04-05-2011 da Sergio Longoni

Ieri, nel post dedicato alla morte di Bin Laden ti ho descritto la strategia di guerra segreta adottata dalla amministrazione Obama. L’obbiettivo dei servizi segreti però non sarebbe solo il terrorismo internazionale ma anche i governi “nemici” come ad esempio l’Iran.

Secondo gli Stati Uniti le installazioni nucleari iraniane starebbero cercando di arricchire l’uranio per costruire degli ordigni nucleari, il cuore di questo processo sono le centrifughe.

L’installazione è naturalmente estremamente sorvegliata ed è praticamente improponibile effettuare una azione di sabotaggio convenzionale infiltrando dei guastatori, e naturalmente l’opzione di un attacco militare non è applicabile a meno che gli Stati Uniti non vogliano imbarcarsi in un altro Iraq.

Come dicevo, una missione impossibile per un sabotatore umano ma un gioco da ragazzi per un virus informatico.

E qui comincia la storia e il mistero di Stuxnet.

Stuxnet è un virus informatico estremamente elaborato scoperto in rete nel luglio del 2010 ma probabilmente diffuso già da marzo, in grado di spiare e manomettere dei macchinari industriali.

Le installazioni nucleari Iraniane naturalmente non sono connesse ad internet, è stato quindi necessario infettare moltissimi computer prima che un portatile o una chiavetta USB abbia trasportato il virus sulla rete interna. Secondo Symantec più del 58% dei computer iraniani con Windows sono stati infettati dal virus.

Tra questi computer dovrebbero esserci stati anche quelli della installazione di Natanz la quale avrebbe “misteriosamente” smantellato circa un migliaio di centrifughe nel periodo di attività del virus.

Naturalmente ci sono poche dichiarazioni ufficiali sull’effettiva attività del virus sabotatore in Iran e naturalmente neppure sulla paternità della CIA, ma è facile pensare come gli esperti pensino a CIA, o al limite al Mossad come i mandandi di questa operazione.

Quello che sembra è che l’effetto del virus non si è limitato al danneggiamento materiale, ma anche ad un comprensibile aumento del livello di controspionaggio nelle installazioni nucleari il quale avrebbe naturalmente causato un ulteriore rallentamento del programma.

In questo contesto di guerra informatica Majid Shahriari, il capo del programma nucleare Iraniano, è rimasto ucciso in un attentato. Facile anche in questo caso giungere alla conclusione che i mandanti siano sempre gli stessi.

Lo scenario quindi è questo: la guerra segreta si combatte parzialmente alla luce del sole quando ci sono operazioni “mediatiche” come l’uccisione di Osama Bin Laden, ma probabilmente si combatte ancora di più in segreto con attacchi informatici ed attacchi dinamitardi.

Una guerra senza quartiere più simile a Splinter Cell che a James Bond.

Disclamer: spero di aver messo abbastanza “si pensa” e “sembrerebbe che” per non passare per un complottista antiamericano. Nel caso vi interessasse un punto di vista USA qui c’è l’articolo di Fox News.


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