Veltroni a Monza

Pubblicato il 17-03-2008 da Sergio

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Veltroni nel mezzo del suo Discorso

Continuo le mie cronache da Blogger Enbedded nel Partito Democratico.

Walter Veltroni, in questa campagna elettorale, contrapponendosi alla sovraesposizione televisiva che caratterizza gli altri candidati, ha deciso di visitare personalmente ogni singola provincia italiana (tutta le informazioni qui).

I comizi elettorali del candidato del Partito Democratico stanno riscuotendo un successo imprevisto, in un paese dove gli elettori sembrano essere sfiduciati e dove l’antipolitica sembra avanzare.

Dovendo coprire così tante tappe in così poco tempo Veltroni visita più di una provincia al giorno e quindi i comizi avvengono negli orari più improbabili.

A Monza il comizio è avvenuto Sabato scorso alle tre del pomeriggio circa nella splendida cornice della villa reale.

Molta la gente convenuta da tutti i comuni della nascente provincia di Monza e Brianza e certamente un numero considerevole in una città, come quella di Monza, dove gli eventi politici non sono propriamente di casa.

Entusiasmo, bandiere, palloncini e cartelli ispirati allo stile delle primarie statunitensi circondavano il piccolo palco costruito proprio davanti alla facciata della villa davanti al quale una folla di anziani, uomini, donne e giovani creava stane combinazioni. come la signora dall’aspetto distinto gomito a gomito il ragazzo con le magliette dei “Sex Pistols” e il giubbotto borchiato.

Sulle note di “Mi fido di te” di Jovanotti Walter è salito sul palco nell’entusiasmo generale.

Il suo discorso, preceduto dalla testimonianza di una sedicenne, è stato diretto e semplice.

Punti precisi:

  • Il rilancio dell’immagine dell’Italia.
  • La semplificazione dell’apparato burocratico statale.
  • Il rilancio dell’impresa come motore per gli ammortizzatori sociali.
  • Gli ammortizzatori sociali come sistema per non lasciare nessuno indietro.
  • La lotta all’evasione fiscale come sistema per ridurre la pressione fiscale – Pagare meno, Pagare Tutti.

Punti concreti, semplici: nulla che in sistemi diversi da quello italiano non sia stato già realizzato, ma che a noi italiani appaiono rivoluzionari.

Nell’esperienza del Partito Democratico vedo un segno di discontinuità con il passato: ovvero quello che nel caso di una vittoria alle elezioni avremo un unico partito in grado di governare e di decidere.

Questo vorrebbe dire che, in caso di fallimento, non si potrà dare la colpa a Rifondazione Comunista, ai Verdi o all’UDEUR non ci saranno alibi. Se si fallisce la colpa sarà di un unico partito e quindi gli elettori potranno chiaramente scegliere di votare qualcun altro una volta rimasti insoddisfatti.

Votando una coalizione alla fine la colpa è di tutti, e quindi non è di nessuno: e può andare a finire che un partito indica un referendum contro la legge elettorale che aveva approvato quando era al governo e che un ministro scenda in piazza contro il governo del quale è parte.

La mia idea riguardo alle elezioni in arrivo non è cambiata, però se dovessi votare ora un partito ha guadagnato la mia fiducia.

Popolo del Partito Democratico


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