Vita di Rifugio
Pubblicato il 30-08-2009 da Sergio Longoni
Quest’estate ho passato gran parte delle due settimane di ferie in val Biandino.
L’occasione per passare le giornate tra montagne, alpeggi, mucche e capre (in stile Heidi) è stata data dal campo di lavoro estivo di ripristino dei sentieri della resistenza al quale ho partecipato.
La Val Biandino, infatti, durante la guerra di liberazione è stata il luogo di scontri a fuoco tra i partigiani della 55 brigata fratelli Rosselli che si nascondevano sulle montagne e i tedeschi che rastrellavano sistematicamente la zona.
Nelle due settimane di sole di questo Agosto siamo riusciti a fare proprio un bel lavoro risistemando i boschi e riaprendo alcuni tratti di sentiero a colpi di roncola e piccone.
Il nostro campo base, dove cenavamo e dormivamo è stato il rifugio Tavecchia.
La vita in rifugio è qualcosa di decisamente particolare per chi è abituato alla frenetica vita cittadina.
Quando finivamo di lavorare avevamo l’occasione di passare pigramente quello che rimaneva del pomeriggio prendendo il sole insieme agli altri ospiti del rifugio.
La cena è sempre stata particolarmente abbondante. Dopo il primo, arrivavano solitamente tre piatti d carne, polenta, patatine o pomodori di contorno e naturalmente il tagliere dei formaggi. Il tutto si concludeva con un dolce e l’immancabile grappa.
Il bello della cena in rifugio è l’immediata famigliarità con i propri compagni di tavola. Anche se si capita al tavolo con persone che non si sono mai viste prima, solitamente il clima del rifugio e le abbondanti libagioni forniscono il pretesto per rompere il ghiaccio.
E così ogni sera ci si ritrova con persone diverse, ognuna a suo modo particolare.
C’è chi fa il libraio, chi è stato sulle Ande, chi è li per lavoro, chi in vacanza con la famiglia e chi gira con gli amici… e non si capisce come dopo meno di un’ora di cena ti sembra di aver conosciuto da sempre i tuoi commensali. Non è raro infatti dopo cena fermarsi a lungo a discutere, a giocare a carte o a guardare le stelle cadenti nel limpidissimo celo estivo della val Biandino.
Forse il mio è un modo un po’ troppo alternativo di passare i propri giorni di ferie, ma certamente quella di quest’anno è stata una esperienza indimenticabile.

Complimenti (e un po’ di invidia) per le ferie alternative