Come Cambiano i Cinema


Ieri ha chiuso lo cinema Apollo, di Milano. Inaugurato nel ’59, ristrutturato in Multisala nel 2004, questo storico cinema lascerà il suo spazio di pregio in piazzetta Liberty ad un Apple Store.

I cinema del centro città stanno chiudendo: non reggono la competizione dei multiplex di periferia, posizionati nei centri commerciali con ampio parchiggio: l’idea stessa del cinema in centro evoca purtroppo problemi di parcheggio, lunghe camminate, o mezzi pubblici rari alla sera tardi ed è facile capire come il pubblico preferisca optare per le strutture in periferia, soprattutto se queste oltre al parcheggio possono offrire gli ultimi ritrovati della tecnica visiva e del suono.

Ho trovato questi dati abbastanza parziali ma comunque indicativi dell’andamento delle sale cinematografiche nella zona di Milano: l’apice dei cinema è stato nel ’77 con 148 strutture, praticamente tutte con un singolo schermo. Negli anni ’80 e ’90 i cinema hanno cominciato a chiudere non reggendo la competizione della televisione prima e degli home video poi; nel 1997 arriva il primo vero e proprio Multiplex, ovvero una struttura autosufficiente costruita attorno ad un multisala: in questo caso si tratta del cinema Arcadia mi Melzo. Nel 1997 i cinema erano 92 per 126 schermi; 10 anni dopo erano 72 per 240 schermi; oggi sono 56 per 228 schermi, ovvero quasi la metà dei cinema per quasi il doppio delle sale.

Nella zona attorno a Milano oggi abbiamo 12 multiplex, e nel centro di milano son sopravvissuti praticamente solo i multisala: il trend è innegabilmente quello. Più sale dovrebbe voler dire anche più varietà nei film proposti, ed in effetti in molti di questi centri a fianco della normale programmazione commerciale si possono trovare rassegne cinematografiche, film dedicati ad esempio ai musei, riprese di opere teatrali, balletto, o concerti, e anche in qualche caso partite di calcio. Lo spazio dedicato ai film in lingua originale però è ancora abbastanza ridotto, anche se qualche multiplex comincia a proporti. Sul cinema d’arte invece c’è ancora poco spazio, ma appunto non è un problema di carenza di sale, ma di abbondanza di film (in particolare abbondanza di film Hollywoodiani), e carenza di pubblico.

In questi anni le nuove uscite settimanali vanno a coprire i vecchi film e solo i Multiplex con 8 o più sale riescono a stare veramente al passo fornendo sia proposte più commerciali (che poi son quelle che riempiono le sale), sia vari tipi di offerte più “culturali”, però alla fine son sempre parecchio dipendenti dai distributori, che ad esempio possono realmente decidere la vita o la morte dei film di animazione giapponese.

In una contemporaneità dove i film vanno sulle piattaforme di noleggio on demand dal giorno che smettono di essere nelle sale è incredibile che ci siano ancora così tanti schermi, mentre per quanto riguarda quello che effettivamente proiettato sugli schermi dipende solo dalla domanda del pubblico pagante.