Die Hard e le Presidenziali Americane

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Nel 1995 usciva Die Hard. Il titolo originale di Die Hard è “Die Hard 3: with a Vengeance” ma in italia è uscito come “Die Hard: Duri a Morire”, perché il primo film della serie è stato chiamato “Trappola di Cristallo” secondo la moda italiana di adattare i titoli americani generici con elementi specifici della trama, stessa ragione per cui Die Hard 2 in italia si chiama “58 Minuti per Morire”.

Comunque, come stavo dicendo prima di infilarmi in questo sproloquio sulla lungimiranza dei distributori cinematografici italiani, nel 1995 usciva “Die Hard 3”. Die Hard 3 è quel film con Bruce Willis (quando ancora non faceva la pubblicità per i telefonini) per la terza volta nei panni di McClane, e Samuel Jackson reduce da Pulp Fiction nel ruolo dell’improbabile fortuita spalla.

Cosa c’entra Die Hard con le presidenziali americane? Ben poco in realtà, a parte per un curioso dettaglio: sia Donald Trump, che Hillary Clinton vengono citati all’interno dei dialoghi di questo film. Donald Trump viene citato come marito desiderato da una operatrice del 911, mentre Hillary Clinton viene citata come quarantaduesima presidente degli Stati Uniti, proprio in virtù del fatto che il quarantaduesimo presidente era il marito Bill (ed effettivamente McClain dirà, Hillary sarà la quarantatreesima).

Entrambi i candidati citati in un film di 20 anni fa: questo ci fa capire quanto i massimi livelli della politica americana siano in questo momento legati al passato. Obama è stato una parentesi di aria fresca, probabilmente come il primo Clinton, ma per il resto è facile vedere le famiglie di presidenti, o i vari vicepresidenti che successivamente corrono per la casa bianca.

Una politica che in qualche elezione è puro rinnovamento, e in qualche come questa è nostalgia del passato: Trump e Clinton sono entrambi dei personaggi figli degli anni ’90 e per quanto Trump voglia dare di se l’immagine del politico in discontinuità non si può ignorare che ha 70 anni e che in caso di vittoria sarebbe il più vecchio presidente eletto, superando anche Reagan.

Il paragone tra Trump e Reagan è abbastanza semplice, e soprattutto Trump adora che la gente lo accosti a Reagan, al quale ha anche rubato lo slogan “Make America Great Again”: entrambi hanno avuto una vita al di fuori della politica nei 30 anni precedenti alla candidatura, entrambi son stati personaggi pubblici e personaggi di spettacolo (Reagan attore cinematografico, Trump personaggio televisivo), entrambi sono hanno portato una proposta discontinua rispetto al partito repubblicano uscendo da una presidenza Democratica.

Ma se la società degli anni ’80 che Reagan aveva di fronte si trovava in una enorme transizione, forse la transizione che si trova ad affrontare Trump dopo 20 anni da Die Hard 3 è ancora più grossa: il mondo rispetto agli anni ’90 è radicalmente cambiato, il predominio economico americano è in discussione, l’Europa (e la Germania) unita sono comandano sia come produzione che come consumo, la Cina e l’India sono in un cammino di rinnovamento che coinvolge miliardi di persone, e tutto questo senza parlare della rivoluzione tecnologica che sta caratterizzando questi anni.

Per questo trovo abbastanza peculiare che dal lungo processo delle primarie i migliori candidati emersi siano entrambi radicati negli anni ’90, quasi come se la società trovandosi faccia a faccia con le sfide del presente si rifugi in un passato che non potrà mai tornare.