EA fa marcia indietro (o quasi) sui lootbox

I lootbox hanno fatto parlare parecchio con il rilascio di Shadow of War, Star Wars: Battlefront 2.

Per una volta le proteste dei giocatori non son passate inascoltate ed EA – probabilmente sotto la pressione di Disney che teme uno scandalo a pochi giorni dal rilascio del nuovo film di Guerre Stellari – ha fatto una momentanea marcia indietro sul sistema di lootbox presente in Battlefront 2, spegnendolo momentaneamente e impegnandosi a “ribilanciarlo”.

Una vittoria per i consumatori? Forse si. Non tanto perché EA ha dovuto fare un passo indietro ma perché questo titolo ha fatto sollevare un notevole polverone sulla stampa generalista, ed economica, e perché in seguito a questo polverone il titolo EA ha continuato a perdere in borsa dal 16 novembre (Battlefront è stato rilasciato il 17), e anche perché oltre all’attenzione mediatica per il motivo sbagliato il lancio di questo gioco non ha effettivamente fatto registrare il successo di vendite al Day 1 che aveva fatto il primo capitolo, o anche solo Battlefield 1.

Le armi del consumatore quindi si confermano 2:
1) Non acquistare un prodotto se questo contiene delle meccaniche che non ci piacciono, e soprattutto se è sostenuto da un modello di business che non consideriamo compatibile con l’esperienza videoludica, e che riteniamo dannoso per l’industria.
2) Discutere, e far sentire online le ragioni per cui riteniamo sbagliate queste pratiche.

Non penso che EA, e le altre grosse aziende del settore, faranno completamente marcia indietro sul concetto di games as service, ma forse ci penseranno due volte prima di includere delle meccaniche che possono essere confuse con il gioco d’azzardo, anche perché se continuano ad alzare questo polverone mediatico che travalica i confini della stampa di settore prima o poi il legislatore interverrà indiscriminatamente per bloccare queste pratiche, e se dovesse succedere ci andranno probabilmente di mezzo anche tanti piccoli produttori di giochi con modelli di business Free 2 Play.