Giochi comprati, Giochi giocati

In tempi remoti comprare un videogioco voleva dire andare in un negozio specializzato e prendere una scatola – anche piuttosto ingombrante – che conteneva spesso un voluminoso manuale e un dischetto o una cassetta. Per un certo periodo dischetti e cassette si son trovate anche nelle edicole, spesso allegati a riviste più o meno improvvisate che ai tempi del Commodore erano al limite della pirateria.

Con l’avvento del PC con CD Rom nei i primi anni di internet i giochi erano sempre venduti in grosse scatole contenenti voluminosi manuali, e le riviste di settore cominciavano ad allegare dei CD contenenti demo o shareware. Oggi parlare di “demo” è superato, ma se pensiamo agli anni passati come demo intendiamo una delle tre città del primo Grand Theft Auto (con un limite temporale se ricordo bene), oppure l’intero primo episodio di Duke Nukem 3D. Insomma le demo erano qualcosa con cui potevi divertirti, anche se non erano di altrettanto semplice reperibilità perché appunto occorreva comprare una rivista, oppure scaricarle con un modem a 56K in dial up, pagando pure la telefonata.

Fast forward di qualche anno e i videogiochi arrivano negli ipermercati mentre internet continua a diffondersi e diventare più veloce: questi anni sono da molti ricordati per la fiorente pirateria, prima per gli MP3, e poi anche per i videogiochi. Come spesso accade un mercato illegale anticipa un mercato legale, ed esattamente come per la musica l’avvento del digitale è stato distruttivo – rimpiazzando i negozi di dischi con iTunes – anche nel mercato dei videogiochi per PC tutto si è spostato su Steam.

Oggi ci troviamo in un mercato radicalmente diverso da tutti quelli che ho descritto finora: abbiamo giochi da 100€ con microtransazioni e giochi “indie” venduti a prezzi irrisori ad un pubblico di nicchia. In questo scenario completamente immateriale non c’è più un costo fisico della merce, neppure il costo di stampare un cd di demo da allegare ad una rivista da distribuire sul territorio nazionale: in questo scenario si possono fare forti sconti e si può arrivare anche a scendere a prezzi veramente irrisori per l’unità di prodotto se ci si garantisce una diffusione altrimenti impossibile. E questo è il mercato dei bundle: 10 giochi per un dollaro.

Ed in questo mercato è facile riempire la propria libreria di giochi ai quali non si giocherà mai sia per mancanza di tempo ma anche per mancanza di interesse. Ed è così che ci si trova con 741 giochi nella libreria di Steam di cui 480 attualmente installati.

Forse non è poi così diverso dal passato. Non so in realtà quanti giochi avessi sul Commodore 64: so che avevo una scatola piena di dischetti e un sacchetto pieno di cassette. Oggi è facile vedersi sbattute in faccia le nostre statistiche di giocatore: so quanti giochi possiedo e quanti tra questi non ho neppure mai avviato; so di aver speso 399 ore su Stellaris (e dovrei avviarlo solo per raggiungere cifra tonda) ma di non aver mai acceso Skyrim: special edition. 178 ore su Train Simulator, 164 su Euro Truck Simulator 2, mentre Stardew Valley, Goat Simulator, e The Last Station non li ho neppure accesi.

I bundle hanno reso troppo conveniente il passaggio tra desiderio e acquisto, oppure son le statistiche ad essere impietose nel dimostrarci tutti i nostri acquisti non sfruttati pienamente?

Non lo so: però so di avere una libreria enorme da esplorare – anche senza comprare altri giochi – e penso che nei prossimi mesi potrei pubblicare un po’ di recensioni su alcuni di questi titoli.