Il Gioco di Ruolo e i Numeri

I giochi di ruolo cartacei sono classicamente legati a grossi manuali e fogli zeppi di statistiche: le meccaniche di gioco son spesso basate su tabelle, dadi, e numeri per cercare di mantenere una coerenza tra quello che il personaggio vuole fare e le reazioni del mondo di gioco.

Tabelle, numeri, dadi, regole, e statistiche sono importati ma non centrali in un gioco di ruolo: la parte centrale di un gioco di ruolo è la capacità del giocatore di calarsi nei panni del personaggio che interpreta e in quel modo farlo agire con coerenza. Le regole naturalmente possono essere sfruttate dal giocatore esperto per fare “powerplay”, ovvero piegare le regole per “vincere”, ma come ben sappiamo in un gioco di ruolo non si vince; oppure la vittoria non è avere tanti punti o tante monete, ma avere una storia da raccontare.

Spostandoci sui videogiochi il discorso non varia di molto: non voglio in questo momento parlare dei veri e propri RPG, ma voglio parlare dei giochi della Paradox, e in particolare di Stellaris.

Stellaris – come tutti gli altri giochi della Paradox – è incentrato sui numeri, e sulle statistiche: ogni azione del giocatore viene riprodotta con l’aumento o la diminuzione di qualche statistica del gioco, e tutti questi passaggi son sempre sufficientemente trasparenti da poter sempre intuire le conseguenze meccaniche di qualunque azione. Per questa ragione Stellaris può essere giocato come gli altri strategici come un semplice gioco di statistiche facendo min max e arrivando ben presto a battere l’intelligenza artificiale. L’intelligenza artificiale dei giochi Paradox però raramente gioca in modo competitivo, non è quindi molto divertente abbatterla senza ragione: gli altri imperi in Stellaris son più una sorta di NPC: hanno delle statistiche, ma soprattutto hanno un bel po’ di contesto sufficientemente generico per incastrarsi in ogni situazione, ma abbastanza specifico per darci la possibilità di scegliere i nostri amici e i nostri nemici, e di muoverci con coerenza nel mondo di gioco facendo vero e proprio roleplay.

Questo è l’aspetto che preferisco nei videogiochi: la capacità di fornire meccaniche e variabilità in modo da permettere al giocatore di immaginare la sua partita e di scrivere la sua storia.