La Fine delle Macchine Fotografiche Compatte

dsc_0372
Puntuali dopo l’annuncio di un nuovo cellulare da parte di Apple o Samsung arrivano gli articoli che elogiano la rivoluzionaria qualità della macchina fotografica integrata sul nuovo telefono: in queste articoli quasi certamente si dirà che questo nuovo modello decreterà la fine delle macchine fotografiche compatte.

Cosa sono le macchine fotografiche compatte

Le Macchine Fotografiche compatte hanno due caratteristiche fondamentali: la prima – come dice il nome – è essere ridotte in ingombro e peso; la seconda è essere molto semplici da usare, ovvero essere “punta e scatta”. Anche il costo è un fattore nelle macchine compatte: c’è certamente una fascia di mercato molto economica, o anche estremamente economica, e una fascia di mercato più costosa.

Le mie macchine fotografiche compatte

Nella foto qua sopra puoi vedere le mie macchine fotografiche per questa categoria: questa collezione racconta in modo parziale l’ascesa e il declino del mercato delle compatte.

Partendo da sinistra le prime due macchine sono una Ferrania (sopra) e una Bencini (sotto) degli anni ’70: non le ho mai usate, e le tengo solo per collezione. Queste macchinette erano ulteriormente semplificate perché non usavano un rullino tradizionale (mi rendo conto che le nuove generazioni non hanno idea di cosa sia un rullino tradizionale) ma bensì una cartuccia. Un rullino poteva essere abbastanza complicato da caricare (io però da ragazzo avevo imparato tranquillamente) mentre la cartuccia era un semplice inserisci e chiudi. Questo genere di macchinette non aveva controlli sui tempi, e la messa a fuoco era fissa; la Ferrania ha un minimo di controllo sull’apertura, ma proprio 2 posizioni. La messa a fuoco fissa non permette di far foto ravvicinate (ovvero non si possono fare i selfie) , ma in generale è un buon compromesso che andava bene per chi voleva fare foto senza dover imparare a fotografare. Parlando di prezzo queste macchine fotografiche costavano 5.500 lire, che aggiustate all’inflazione corrispondono a circa 50 €, ma al costo della macchina occorre naturalmente aggiungere il costo della pellicola e dello sviluppo e stampa.

Al centro in alto c’è la mia prima macchina fotografica, che mi ha accompagnato dagli anni ’80 fino a buona parte degli anni ’90: si tratta di una Pentax Pino. Come le precedenti si tratta di una messa a fuoco fissa, che però alloggia una normale pellicola. I tempi non sono regolabili, ma l’apertura può essere regolata spostando due ghiere, la prima rispetto al numero di ASA della pellicola, e la seconda rispetto alle condizioni della luce, o – nel caso dell’utilizzo del flash integrato – della distanza del soggetto. Il flash integrato è alimentato da due batterie stilo che alimentano anche un sensore di troppo buio all’interno del mirino. Provando a premere il pulsante di scatto con condizioni di luce non sono sufficienti si accende una luce rossa. Nella sua semplicità questa macchina fotografica è molto bella e aveva una bella ottica per il tipo di macchina da dare in mano ad un bimbo.

Al centro in basso vediamo una macchina usa e getta: come livello di difficoltà non c’è nulla di più semplice, e come prezzo nulla di più economico. Questo tipo di macchine era venduto dai fotografi, o anche nei negozi di souvenir nei luoghi turistici; una volta finito il rullino lasciavi tutta la macchina al fotografo e ne compravi un’altra. Con 24 + 3 foto, e la semplice idea del mirare e scattare, senza alcuna opzione o controllo, questo tipo di macchina era perfetto per quando si faceva una gita e si voleva scattare qualche foto. Immaginate però cosa vuol dire avere a disposizione solo 27 fotografie, invece che un numero alto, o infinito (a patto di cancellare quelle venute male) come rende possibile il digitale.

A destra in alto c’è la mia prima macchina digitale: una Casio QV 100. Con una “alta” risoluzione di 640×480, una memoria di 4 megabyte che conteneva un massimo di 64 foto, un sensore particolarmente aberrante verso il blu, senza flash, e con 4 batterie stilo come alimentazione si può capire bene come questi modelli non furono immediatamente in grado di rimpiazzare l’analogico. Il prezzo di questa macchina nel 1995 rapportato ad oggi supererebbe i 1.000 euro. Ciò nonostante il non dover sviluppare e stampare le foto, il poter vedere immediatamente il risultato sul piccolo monitor, e l’obiettivo che può essere girato per farsi finalmente i selfie hanno decretato un immediato successo di queste nuove tecnologie rendendo evidente che il problema fosse solo il prezzo.

L’ultima macchina fotografica è una Finepix che mi ha accompagnato almeno fino a capodanno del 2006. Ed è qua che la storia si interrompe: il 9 gennaio del 2007 infatti Steve Jobs presenta l’iPhone e per la prima volta l’idea di uno smartphone per le masse – o anche l’idea stessa dello smartphone – si affaccia sul mercato. Da quel momento, quando è possibile avere integrata nel telefono una decente macchina fotografica allora immediatamente l’idea stessa delle compatte diventa inutile. Perché può anche essere vero che le compatte al tempo degli smartphone hanno continuato ad avere una qualità fotografica migliore, ma come dicevamo all’inizio la qualità fotografica non è un fattore in questo mercato: quello che conta è la compattezza e la semplicità. Le macchine fotografiche delle degli smartphone sono estremamente semplici da usare, e in quanto a compattezza nulla batte l’idea di non dover portarsi in giro un gingillo di più.

Per questa ragione non penso che il nuovo iPhone abbia distrutto il mercato delle compatte, perché già ci aveva pensato il primo.