La Palude

Se in questa travagliata legislatura si vuole trovare una cosa positiva che mette d’accordo quasi tutti è la gestione dei musei e dei beni culturali da parte del ministro Franceschini. I nuovi direttori, anche stranieri, hanno dato una spinta di modernizzazione in molti musei e siti archeologici contribuendo in diverse occasioni ad un rilancio turistico. Io ho presente prevalentemente Brera, ma mi dicono che anche negli altri musei le cose stanno andando bene.

Fino ad oggi.

Oggi il TAR del Lazio, chiamato ad esprimersi a seguito di alcuni ricorsi, ha invalidato le nomine di 7 musei. Nomine risalenti a 2 anni fa.

Secondo me non si va da nessuna parte cercando la responsabilità della palude burocratica italiana. Prendiamo semplicemente atto di quello che succede: si fa un bando; si assumono delle persone; per una volta sembrano tutti contenti; qualcuno fa ricorso; il TAR gli da ragione. E non è solo per i musei, ma per praticamente qualunque opera pubblica. E non è colpa del TAR: è colpa della palude.

La palude è quell’indistricabile groviglio di leggi, riforme e controriforme stratificate una sull’altra nel tentativo di far funzionare normalmente il paese: in questo groviglio naturalmente in qualche modo quasi chiunque può trovare un vantaggio di qualche tipo fosse anche bloccare gli scavi che abbassano il valore degli immobili.

Volendo cercare la soluzione la soluzione il primo passaggio pratico è certamente politico, ma questo passaggio è vincolato da una forte volontà popolare e culturale diffusa nel paese.

L’ultimo referendum ha mostrato chiaramente non esserci questa volontà, dato che gli italiani preferiscono masturbarsi sull’ennesima versione del conflitto Guelfi – Ghibellini al posto che rimboccarsi le maniche e cambiare le cose.

Purtroppo se ne esce solo con una riforma costituzionale, e questa riforma richiede una maggioranza larga e certamente non monocolore: fino a quando il dibattito rimarrà “tutti contro tutti” in un sistema a 6 partiti è facile capire che non si va da nessuna parte.

Ma probabilmente ci sta bene così.