La questione del Burkini

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La lentezza estiva delle notizie ha dato grande spazio alla questione del Burkini, e anche i social media hanno seguito questa onda. Dato che la prima regola per attirare visite è parlare di stupidi argomenti controversi ecco i miei due cent sul possibile divieto del Burkini.

La foto qua sopra dovrebbe spiegare il mio punto di vista: si tratta di due suore che accompagnano alcuni bimbi bulgari al mare; l’ho scattata durante un cantiere della solidarietà al quale ho partecipato. Se non fosse sufficiente ecco qualche argomentazione.

I divieti

Trovo ridicolo che si parli di vietare il burkini se non sarà passato neppure un anno da quando l’ultima spiaggia ha permesso di poter stare in topless. Ancora oggi diversi comuni delle zone balneari vietano con sanzioni – in nome del decoro – che la gente possa girare per le vie del centro a torso nudo o in costume. In questo contesto vietare che possa stare vestita in spiaggia è abbastanza paradossale. Potrei ancora tollerare si fosse un privato a stabilire questi divieti in un regolamento, perché potrei evitare di diventare cliente di quel privato, ma non lo tollero in un ente pubblico che dovrebbe garantire la libertà di espressione.

L’ostentazione

Ho sentito come argomento che queste ragazze ostenterebbero la loro religione attraverso il loro vestiario. Non vedo cosa ci sia di male: è un diritto coperto nella libertà di culto e nella libertà di espressione, ed è comunque qualcosa che facciamo tutti vestendoci. Tutti vestendoci decidiamo come porci verso il mondo, se ostentare la nostra appartenenza ad una sottocultura, se ostentare ricchezza, se esprimere la nostra personalità, o anche solo se mischiarci con la massa. In spiaggia poi si ostenta il corpo forgiato con palestra e diete in vista della prova costume, e l’abbronzatura che penso indichi quanto siamo bravi ad oziare su una sdraio.

L’obbligo

L’altra argomentazione è che queste donne siano obbligate dalla famiglia a vestirsi in quel modo. Tutti siamo obbligati dalla famiglia o dagli amici a comportarci in un certo modo consono al gruppo nel quale stiamo, si chiama pressione sociale. Se si tratta di pressione sociale non c’è alcun problema, se si tratta invece di obbligo violento allora non è il burkini il problema, ma la violenza. In ogni caso è ridicolo pensare di liberare qualcuno da un obbligo vietandogli di fare qualcosa. Non si può obbligare ad essere liberi: libertà vuol dire scegliere in ogni momento cosa si vuole fare valutando il contesto nel quale si sta vivendo.

Direi che può bastare, naturalmente i commenti sono aperti se vuoi continuare la discussione.