Lootbox e gioco d’azzardo nei videogiochi

L’abisso di prezzo tra i videogiochi cosiddetti indipendenti e i videogiochi AAA delle grosse compagnie si allarga sempre di più: se da una parte il consumatore tende a pensare che i prezzi siano troppo alti dall’altra i consumatori si ritrovano a pagare 60 € per il titolo base, più 40 euro per il season pass. A questo sempre più grossi titoli stanno integrando meccanismi propri dei Free to Play come i lootbox con premi casuali, non puramente cosmetici ma in grado di dare un vantaggio al giocatore nel multiplayer. Non solo: questo meccanismo sta cominciando ad entrare anche nei giochi single player in maniera parecchio insensata, sbilanciando il gioco creando delle sezioni di “grind” superabili pagando altri soldi in lootbox.

Il problema delle lootbox rispetto ai vari tipi di DLC e day one DLC è che entrano in un territorio molto più simile al gioco d’azzardo, e con questo condividono diverse meccaniche di acquisto impulsivo. Il gioco d’azzardo è regolamentato e vietato ai minori, mentre questo tipo di simil gioco d’azzardo è perfettamente accessibile anche ai giocatori più giovani.

I lootbox stanno diventando uno dei problemi dell’industria ludica moderna: sono tollerabili nei giochi free to play ma non possono assolutamente diventare pratica comune in titoli single player da 100€ come Shadow of War.

Ecco l’opinione di Totalbisquit sulla questione