Production Line su Steam

Oggi è stato pubblicato Production Line su Steam in early access.

Production Line è un gioco nel quale si gestisce una linea di produzione automobilistica collegando una serie di postazioni che suddividono il lavoro di produzione in parti sempre più piccole, fino a creare una vera e propria catena di montaggio mobile.

Avevo già descritto Production Line durante il suo periodo alpha e devo dire che il mio giudizio da allora non è cambiato.

Il gioco è molto più ampio e bilanciato ma a mio parere rimane comunque un limite sulla rigiocabilità e sulla partita avanzata, anche se ora il numero di elementi da sbloccare è molto più ampio.

Mancanza di rigiocabilità e non chiaro end game sono però elementi accettabili in questo tipo di titolo anche considerando che una partita completa comincia ad essere attorno alle 10 ore.

The Big Bang Theory: Decima Stagione

Può una serie televisiva rimanere fresca dopo 10 stagioni? Molto difficile, e The Big Bang Theory purtroppo non fa eccezione.

Il successo di pubblico non accenna a diminuire ma oramai questa serie ha ben poco delle premesse originali ed è diventata una storia di giovani coppie sposate.

Questa stagione è concentrata come di consueto su alcuni elementi distinti: c’è il progetto militare segreto a cui il team sta lavorando, c’è la figlia di Bernadette e Howard, Sheldon e Amy che vanno a convivere… e procede per 24 episodi con il classico stile del raccontare le storie in modo intrecciato.

Il formato di The Big Bang Theory era vecchio 10 anni fa: risate registrate, set teatrali, e pochissimi esterni. Dopo 10 anni questo stile risulta ancora più fuori posto, ed è l’unico elemento che non è stato cambiato nell’evoluzione e invecchiamento dei personaggi.

Come di consueto TBBT si conclude con un cliffhanger che probabilmente caratterizzerà l’11 stagione, con la quale questa serie supererà Friends per numero di puntate.

TBBT è stato rinnovato per altre due stagioni, fino alla 12, ed è in produzione uno spin-off su Sheldon bambino che spero sappia essere più contemporaneo.

Superstore: Seconda Stagione

Superstore è stata per me la comedy rivelazione del 2016, e devo dire che la seconda stagione non mi ha deluso.

Superstore segue le vicende si un ipermercato nella provincia americana dal punto di vista dei commessi: mostra in modo divertente uno spaccato della società americana proponendoci un ampia diversità razziale, culturale, e religiosa senza cadere negli stereotipi.

La seconda stagione conta 22 episodi più uno special estivo in occasione delle olimpiadi, e rispetto alla prima stagione abbiamo più occasioni per conoscere i membri secondari del cast che gradualmente cominciano ad avere le loro storyline.

Risulta quasi incredibile quante storie possano essere raccontate attraverso il punto di vista del supermercato, ma Superstore riesce comunque ad essere una commedia leggera anche quando si occupa di temi critici quali i diritti dei lavoratori, le elezioni politiche, o l’orientamento sessuale di alcuni personaggi. Penso sia la serie che riflette meglio alcuni aspetti peculiari dell’esperienza americana low-middle class, le loro sfide contemporanee, pur magari raccontando una società multiculturale più ideale di quella vera: in ogni caso le riflessioni sulla assurdità dell’america corporativa sono molto pungenti senza risultare stucchevoli.

22 episodi da 22 minuti tutti perfettamente godibili e ben realizzati.

Il senso dell’ Eurovision Song Contest

Anche quest’anno l’Eurovision Song Contest è passato, e anche quest’anno – contrariamente ai pronostici della vigilia – non abbiamo vinto. Ma in realtà la vittoria non è l’aspetto più importante di Eurovision.

In una competizione sportiva tutti giocano secondo le stesse regole, e il migliore vince: in un europeo di calcio le squadre devono fare goal, e al di la delle possibili distorsioni dovute all’arbitraggio in una finale si ha sempre un chiaro vincitore e un chiaro sconfitto, anche se ai calci di rigore.

In una competizione canora come quella di Eurovision invece quali sono i goal? Si potrebbe pensare la qualità delle canzoni, ma ad eurovision può partecipare qualunque canzone lunga al massimo 3 minuti e priva di contenuti politici, una canzone di qualunque genere: dalla pop all’EDM, dal Metal al folk. Come si fa a stabilire quale canzone è migliore tra due canzoni che non hanno nulla in comune? Valutiamo l’arrangiamento che però è una base pre registrata? Oppure il testo? O ancora la voce?

E poi: in una competizione come Sanremo le canzoni hanno altri 2 vincoli importanti: l’arrangiamento orchestrale, e l’essere inedite: al contrario le canzoni di Eurovision sono conosciute con mesi di anticipo, e con mesi di anticipo sono promosse. Quindi è anche probabile che una canzone come quella di Gabbani abbia funzionato benissimo nella settimana di Sanremo ma dopo sia stata ascoltata così tante volte (più di 116 milioni di visualizzazioni su youtube) da essere venuta a noia, lasciando spazio ad un pezzo rimasto sottotraccia fino a poche settimane dalla competizione come quello Portoghese.

O anche nulla di queste cose perché Eurovision rimane una competizione visiva quindi anche la coreografia, i costumi, il balletto, e la bellezza del cantante rientrano nella valutazione finale.

Naturalmente anche la simpatia, o le storie personali drammatiche possono avere un loro spazio per guadagnare voti. Perché alla fin fine di quello si tratta: voti tra nazioni dati a canzoni e cantanti completamente eterogenei seguendo anche logiche di simpatia tra gli stati, o di tattica per cercare di favorire o sfavorire i concorrenti.

Quindi sommando tutto questo non stiamo parlando di una competizione agonistica, e votazioni o vincitori non devono importare più di tanto rispetto allo spazio dedicato all’interno della finale.

Eurovision è una grande festa popolare che cerca di costruire ponti ideali tra le varie culture europee (e non); è una vetrina per promuovere le proprie nazioni, soprattutto per quelle nazioni che non conosciamo bene come l’Azerbaigian o anche solo il più vicino Montenegro; è una occasione per mettere città europea al centro dell’attenzione una volta l’anno.

Negli ultimi 30 anni Eurovision è stato anche una occasione per cercare di medicare le ferite dovute alle guerre come Cipro – Turchia, Armenia – Azerbaigian, o la guerra nei Balcani degli anni ’90, e più recentemente la guerra in Georgia, o l’aggressione russa in Ucraina (che purtroppo è una ferita aperta come dimostrato in questa edizione).

Eurovision è una occasione per celebrare la nostra unità nel rispetto della diversità sia tra le varie culture, sia all’interno della stessa cultura: è un momento di festa – anche goliardica – in cui l’unica cosa veramente importante è partecipare.

La Finale di Eurovision

Tutto pronto a Kiev per la finale di Eurovision: nel corso della settimana abbiamo conosciuto i partecipanti della prima e la seconda semifinale, ma abbiamo ancora qualche cantante da scoprire.

In Eurovision 6 nazioni sono automaticamente qualificate: Italia, Francia, Regno Unito, Spagna, Germania, e paese ospitante (in questo caso Ucraina). Per l’italia sapete benissimo che si presenterà Gabbani.

La Francia raramente si presenta con cazzoni memorabili, ma quest’anno devo dire che hanno fatto una eccezione. Ok non siamo ai livelli del 2010 ma la canzone rimane sicuramente in testa.

Nonostante la Brexit ecco la canzone del Regno Unito. A parte poche eccezioni l’UK ci ha sempre presentato delle lagne insostenibili, e quest’anno non fanno differenza.
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La Spagna ci porta sulla spiaggia: non so se avete presente Community, ecco questa canzone spagnola mi ricorda il gruppo musicale di Greendale.

La Germania ci propone un pezzone pop che per qualche ragiona mi ricorda una versione ritmata ed elettronica di Superman dei Five for Fighting. La cantante ha veramente delle gambe lunghissime

Quest’anno sono mancati Hard Rock e Heavy Metal: in chiusura ci provano gli ucraini almeno parzialmente rimediare, con questo pezzo simil Muse.

E con questo abbiamo finito la presentazione di tutte le canzoni in gara: l’appuntamento è per domani sera alle 20:35 su Rai Uno.