XCom e Xenonauts

Pubblicato il 27-04-2010 da Sergio | Nessun Commento

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ufo Enemy Unknown

Di recente è stato annunciato un nuovo titolo nel franchise XCom. I fan della serie sono però rimasti delusi quando hanno scoperto che il prossimo titolo non sarà uno strategico a turni / gestionale ma bensì un “banale” sparatutto in prima persona: spero almeno sia incluso un buon livello strategico di squadra simile a quello di SWAT 4.

La serie XCom è stata creata da MicroProse negli anni novanta ed è tuttora una delle serie di videogiochi che i giocatori più anziani ricordano con affetto.

Il primo titolo della serie: UFO Enemy Unknown, infatti è uscito nel lontano 1994. Nel gioco ci troviamo a gestire una agenzia sovranazionale nata con lo scopo di contrastare le minacce aliene che hanno appena iniziato ad insidiare la terra.

Oltre a dover reperire i fondi per la costruzione di basi, l’addestramento dei soldati e la ricerca scientifica dovremo anche fronteggiare gli alieni in una serie di combattimenti all’ultimo sangue. Ed è proprio questo il cuore del gioco: attraverso una visuale isometrica muoveremo la nostra squadra nelle zone di atterraggio degli UFO o nelle città terrorizzate dagli alieni e cercando di non causare troppi danni alle strutture e ai civili dovremo cercare di neutralizzare il nemico e, se possibile, recuperare qualche alieno vivo per studiarlo con comodo.

Ed è proprio questo mix di gestione e tattica mista con la crescita personale dei soldati che passano da pivelli impauriti a veri e propri eroi man mano che vengono impegnati nelle missioni.

I primi tre titoli della serie, nonostante l’età, sono ancora in vendita su Steam uniti a due spin-off: un simulatore di volo e uno sparatutto.

Nel corso degli anni ci sono stati diversi tentativi di ricreare un gioco simile al primo mitico X-Com sia nel commercialmente, sia nel mondo open source. Il titolo open che più si avvicina al risultato è UFO: Alien Invasion, ma secondo me nessun titolo regge il confronto con il fascino dell’originale.

Ho scoperto però che è in lavorazione un nuovo titolo che sembra voler proprio cogliere lo spirito del primo titolo: si chiama xenonauts, e a giudicare dal sito ufficiale sempra proprio un buon lavoro.

Spero che Xenonauts vada a buon fine, perché la grafica del ’94 tende a darmi il mal di testa :-)

OpenTTD alla versione 1.0

Pubblicato il 22-04-2010 da Sergio | Nessun Commento

Milano in OpenTTD

Dopo anni di intenso sviluppo è stata finalmente rilasciata la versione 1.0 di OpenTTD

OpenTTD è il clone open source di Transport Tycoon Deluxe della Microprose.

Se hai giocato in passato a TTD allora saprai che si tratta di un gioco manageriale dove ci dobbiamo impegnare nella costruzione di una azienda che tramite camion, treni, navi e aerei trasporti beni e persone da una parte all’altra della mappa di gioco.

OpenTTD non solo ricostruisce fedelmente tutte le funzioni originali del gioco, ma va oltre: sarà infatti possibile giocare con mappe estremamente più grandi.

Inoltre è possibile giocare online in modalità competitiva o cooperativa online dividendosi in 15 compagnie per un totale di ben 255 giocatori!

Il nuovo sistema di gioco permette di aggiungere dei plugin che mettono a disposizione nuovi mezzi non presenti nel gioco originale come ad esempio i tram.

Il gioco è completamente gratuito ed è compatibile con Linux e Windows: l’installer ad un certo punto chiederà se si vogliono importare gli elementi grafici del gioco originale inserendo il CD, altrimenti scaricherà da internet le versioni ridisegnate e non coperte da copyright. Anche con queste versioni ridisegnate il gioco non perde il suo stile caratteristico.

Una volta installato direttamente dal pannello di controllo del gioco sarà possibile scaricare nuove intelligenze artificiali, nuove mappe, nuovi scenari e nuovi elementi di gioco. Inoltre si potranno configurare una miriade di opzioni quali ad esempio la valuta del gioco: su questo argomento una piccola chicca, le valute come la Lira passeranno automaticamente all’euro quando nel gioco attraverseremo la data storica del cambio di valuta.

Pulizie di Primavera su Facebook

Pubblicato il 18-04-2010 da Sergio | 1 Commento

Facebook
Più passa il tempo e più mi accorgo che il mio account Facebook sta tornando ad essere fuori controllo.

Dopo aver passato ore a sistemare i filtri in modo da escludere biscotti della fortuna e coltivatori della domenica mi ritrovo comunque con un numero di post in bacheca ancora troppo alto per essere gestibile.

Facebook è tornato quindi ad assorbire più tempo di quento voglia in realtà dedicargli ed è per questo motivo ho deciso di snellire la mia lista di “amici”.

Ho deciso quindi che revocherò l’amicizia a tutti quei contatti “virtuali” con cui in realtà non ho mai parlato, neanche via skype, per dire. Per lo più si tratta di blogger che già seguo e mi seguono su FriendFeed, Twitter o altri social.

Coglierò naturalmente l’occasione anche per snellire la lista di fanpage e di gruppi ai quali sono iscritto.

L’ispirazione per questa scelta radicale mi è arrivata leggendo questo post dello scrittore Sandrone Dazieri e del suo travagliato rapporto con Facebook.

Un’altra causa della mia decisione è questo post di Seth Godin dove viene illustrato come noi siamo quello che mangiamo, anche dal punto di vista delle informazioni: se ci sottoponiamo ad uno stream di informazioni stupide e di poco conto diventiamo più stupidi. Questa è la colpa che attribuisco alla televisione di scarsa qualità e quindi non vedo perché questa sorta di gigante reality che è Facebook possa portare qualcosa di meglio.

Cercherò di usare il tempo risparmiato sui social per leggere (libri, post) e scrivere su questo blog, oltre che sull’altro progetto che spero di lanciare a breve.

Quindi se ti ho eliminato dai miei “amici” niente di personale: non sei tu che non vai bene, sono io.

Terzo Valore: Il Nuovo Modo di Finanziale i Progetti No Profit

Pubblicato il 17-04-2010 da Sergio | 4 Commenti


Oggi ti parlo di Terzo Valore, una nuova piattaforma ideata di Banca Prossima (gruppo Intesa San Paolo) che si propone come intermediario tra le associazioni senza scopo di lucro e i cittadini che vogliono finanziarle. 

 

Tramite Terzo Valore chi decide di finanziare un progetto no profit può mettersi insieme ad altre persone con la stessa idea.
 
Due sono i tipi di servizio proposti da Terzo Valore
 
Prestobene – il servizio che permette di prestare soldi direttamente ad una associazione no profit ricevendo anche un interesse-
 
Donobene – una donazione "attiva", che passerà cioè di mano in mano attraverso una catena di associazioni che si finanzieranno a vicenda.
 
Non donazioni a fondo perduto dunque ma veri e propri finanziamenti: molte associazioni infatti non hanno necessariamente bisogno di donazioni per andare avanti, ma possono richiedere dei finanziamenti consistenti (possibilmente a tasso agevolato) per affrontare una spesa molto più grossa. 
 
L'idea di chiedere questi soldi direttamente ai cittadini si è dimostrata vincente infatti, anche in altri progetti simili come Kiva, l'insieme di tante micro donazioni può fare la differenza quando chi finanzia è opportunamente organizzato tramite una piattaforma online.
 
Personalmente mi sono trovato in più occasioni a donare o a prestare soldi ad associazioni no profit. Mentre è chiaro a tutti il beneficio di una donazione, forse non è altrettanto chiaro perché sia importante anche semplicemente prestare soldi ad una no profit.
 
I soldi prestati innescano un circolo virtuoso: è infatti molto facile una volta ricevuto il pagamento del prestito che si decida di reinvestire un un altro progetto, magari della stessa associazione, o almeno a me solitamente capita così.
 
Inoltre, mentre quando si effettua una donazione solitamente ci si limita a pochi euro (penso agli SMS) quando si prestano dei soldi è più facile essere portati a dare qualcosa di più, non trovi?
 
Terzo Valore è quindi una iniziativa lodevole, ma mi sento di dare un consiglio tecnico: penso ci sia parecchio margine di miglioramento per quanto riguarda l'usabilità del sito. L'usabilità è infatti l'elemento cruciale per ogni piattaforma online che punta alla interazione con gli utenti.
 
L'impatto con la prima pagina può disorientare. L'immagine di fondo è gradevole, ma magari potrebbe essere rimpiazzata con qualcosa di più attinente al mondo delle no profit: una immagine che suggerisca il valore sociale dei finanziamenti.
 
Ma forse l'usabilità migliorerà con la versione definitiva del sito che sarà attiva da Maggio, mentre da giugno sarà affiancata da una community dove i "finanziatori" potranno incontrarsi e confrontarsi.
 
Pensi anche tu che il prestito alle no profit sia una buona idea?
 
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Eric Stoltz in Ritorno al Futuro

Pubblicato il 13-04-2010 da Sergio | Nessun Commento

Eric Stoltz in Ritorno al Futuro

Pensavo di conoscere tutti i dettagli sulla trilogia di Ritorno al Futuro , ma di recente ho scoperto una curiosità interessante che non sapevo.

Andiamo con ordine. Tra le serie televisive americane che seguo c’è Fringe. Fringe è una sorta di X-Files, che però non ruota attorno ad una serie di cospirazioni aliene ma all’idea che il nostro universo e un’universo parallelo possano scontrarsi.

Il mondo dell’universo parallelo descritto in Fringe è molto simile a parte per una serie di dettagli che lo differenziano. La sedicesima puntata della seconda stagione è ambientata nel 1985 della dimensione parallela: il 1985 è proprio la data di uscita del primo ritorno al futuro, ed infatti è uscito anche nei cinema del ’85 alternativo, ma con una differenza: l’insegna del dinema dice chiaramente “back to the future starring Eric Stotz”.

Eric Stoltz è uno dei personaggi principali di un’altra serie che seguo in questo periodo ovvero Caprica.

Guardando le foto di Stoltz da giovane si può notare una certa somiglianza con Marty McFly: infatti la curiosità è che originariamente la parte di McFly era stata assegnata proprio a Stoltz che già a riprese iniziate però si è dimostrato inadeguato per il ruolo e quindi è stato effettuato un nuovo casting che ha portato alla scelta di Michael J. Fox.

Incredibile quante curiosità si possono scoprire guardando le serie americane!

Cosa può Imparare il Partito Democratico dall’iPad

Pubblicato il 07-04-2010 da Sergio | 2 Commenti

iPd

In queste settimane sono due gli argomenti di cui avrei voluto parlarti su questo blog: il risultato delle ultime elezioni regionali e l’uscita del’iPad. Vediamo se riesco a coniugare questi due argomenti in un unico, insolito post.

Seth Godin ha scritto sul suo blog le ragioni per cui, a suo parere, l’iPad è il prodotto lanciato meglio nella di sempre.

Ho pensato di tradurre queste ragioni di successo nell’esperienza del Partito Democratico, per vedere se è possibile imparare qualcosa, soprattutto per quanto riguarda le strategie di comunicazione.

Andiamo con ordine

Chiedi il permesso di comunicare

Questo è uno dei temi forti di Seth Godin: il permission marketing, ovvero la possibilità di interrompere un “potenziale cliente” solo dopo aver ricevuto il suo permesso perché interessato o incuriosito dal nostro messaggio.

Apple ha costruito questa base di utenti interessati nel corso degli anni. Il Partito Democratico, al contrario, ha perso la base nel corso degli anni a causa dei ripetuti cambiamenti, delle correnti e delle scissioni dei due grandi partiti padri – un tempo opposti. Occorre ricominciare un passo alla volta a recuperare questi potenziali elettori interessati al messaggio e quindi comunicare direttamente ed esclusivamente con loro. Questo è uno degli elementi chiave del recente successo di Grillo, che ha saputo comunicare senza sovraimporsi con manifesti e spot elettorali, o con una martellante presenza nei programmi politici, ma semplicemente attraverso un blog dedicato a chi, e solo a chi, vuole ascoltare e quindi…

Non provare ad accontentare tutti

…quindi non è possibile rendere tutti felici con la propria proposta: non è possibile conciliare cattolici conservatori e atei, liberisti e socialisti in una unica proposta. Occorre fare delle scelte e, nel caso, perdere qualche elettore che non la pensa esattamente come noi. Anche l’iPad infatti è stato parecchio criticato prima (e dopo) il suo clamoroso debutto: vogliamo parlare di quanto è criticato Berlusconi?

Quindi, non cercare di accontentare tutti ma andiamo dritti per la nostra strada: la convinzione sposta più indecisi del cerchiobottismo

Crea un prodotto di cui valga la pena parlare

L’iPad è un prodotto dalle caratteristiche uniche e semplici da comprendere e da comunicare. Il programma del partito democratico deve essere fatto allo stesso modo: unico, chiaro, semplice. Questo non vuol dire dare risposte semplici a problemi complessi: l’iPad è un dispositivo estremamente complesso dal punto di vista tecnologico, Apple ci “vende” la sua tecnologia come magia rendendola accessibile: funziona, non c’è bisogno di smontarlo per capirlo. Allo stesso modo il programma del PD deve essere complesso sotto il cofano, ma restare semplice da fuori.

Crea la cultura della meraviglia

Apple ha saputo creare prima di tutto al suo interno la convinzione che creare dispositivi rivoluzionari sia alla loro portata. Altre società altrettanto potenti come Apple hanno fallito più volte in questo intento. Il PD deve creare – prima di tutto al suo interno – la cultura della fattibilità dei propri programmi. In sintesi “yes we can”. Se non ci credono i dirigenti, non ci crede la base. Se non ci crede la base certamente non ci credono gli indecisi.

Accetta il fallimento

Quando si cerca di fare qualcosa di rivoluzionario il fallimento è una possibilità molto alta. Per apple ricordiamo l’Apple TV, mentre se guardiamo Google la lista dei progetti andati storti è lunghissima. Questo è un problema? Al contrario! Se per evitare il fallimento si propongono scelte mediate, idee annacquate, candidati deboli il fallimento è naturale: se si ha coraggio, come in Puglia, si vince.

Dai alla tua tribù un distintivo

L’iPad è in grado di promuoversi attraverso tutti gli early adopter che proprio in questi giorni sono accerchiati dai propri conoscenti in attesa di una dimostrazione delle enormi potenzialità del device. La Lega allo stesso modo ha sempre puntato molto sulle camice verdi prima e sui fazzoletti verdi poi. Allo stesso modo il PD deve trovare il modo di distinguere i membri della propria tribù dalla massa. Un altro esempio: Gino Strada con le bandiere della pace dai balconi e gli stracci di pace sulla borsa è riuscito a dare una visibilità insperata al movimento per la pace. E se il movimento è visibile è più facile guadagnare “seguaci”.

Non arrenderti facilmente

Non l’ha mica detto nessuno che sia facile!

Questo post vuole essere un personale contributo al nuovo dibattito all’interno del PD per andare oltre. Andiamo Oltre è anche il nome dell’evento di questo Sabato all’ARCI Bellezza di Milano al quale ho deciso di partecipare.

Curare il cancro

Pubblicato il 24-03-2010 da Sergio | 5 Commenti

Come John F. Kennedy annunciò il 25 Maggio del ’61 che gli Stati Uniti avrebbero mandato un uomo sulla luna e l’avrebbero riportato sano e salvo a casa entro la fine del decennio, così Silvio Berlusconi ha annunciato Sabato 20 Marzo 2010 che il suo governo sconfiggerà il cancro nei prossimi tre anni.

Mentre le dichiarazioni del presidente Statunitense avevano avviato quello che penso possa essere considerato il più grande sforzo scientifico, tecnologico e industriale che una nazione abbia intrapreso in tempo di “pace”, le dichiarazioni del nostro Presidente del Consiglio cadono in uno scenario dove i fondi per la ricerca scientifica, per la sanità e per l’istruzione sono sistematicamente tagliati.

Pensare che l’Italia possa in maniera autarchica arrivare alla cura del cancro nei prossimi 3 anni è qualcosa di inimmaginabile neanche in nelle realtà profondamente distorte dei romanzi di Philip K. Dick: inoltre un simile impegno preso alla vigilia delle elezioni regionali di domenica suona quantomeno stridente.

In questi ultimi giorni di campagna elettorale non bisognerebbe parlare di ambiziosi piani triennali nazionali, ma piuttosto di rivoluzionari piani quinquennali regionali.

Sono convinto che una regione possa fare molto per lottare contro il cancro.

Una regione può fare molto per la lotta contro il cancro se è in grado di finanziare un programma sanitario di prevenzione pubblico, gratuito e con liste di attesa brevi.

Una regione può fare molto per la lotta contro il cancro se opera per diminuire l’inquinamento atmosferico riducendo il traffico veicolare, incentivando il trasporto pubblico ed evitando di costruire nuove strade nelle poche aree verdi rimaste.

Una regione può fare molto per la lotta contro il cancro se opera per diminuire l’inquinamento atmosferico riducendo al minimo la quantità di rifiuti da smaltire attraverso gli inceneritori, aumentando il riciclo e diminuendo gli sprechi.

Tenete in considerazione questi elementi quando voterete questo fine settimana.

Sull’Impegno Politico dei Blogger

Pubblicato il 22-03-2010 da Sergio | 5 Commenti

Indubbiamente i blogger – con molta calma e poco alla volta – stanno guadagnando, anche in Italia, il loro spazio nell’enorme mare dell’informazione.

Basti pensare alla frequenza con cui opinioni, notizie, foto o filmati apparti in rete appaiono sui media tradizionali come giornali cartacei e telegiornali per capire come oramai non siamo più solo un manipolo di nerd con un “diario online”.

Oggi Donato ha chiesto ad altri blogger un maggiore impegno dal punto di vista politico.

Se segui questo blog avrai notato che parlo molto spesso di politica e naturalmente ti sarai fatto una idea di come la penso.

Ho fatto anche qualche pezzo di cronaca sulle elezioni locali che ha avuto l’onore di finire sui giornali locali, ma in ogni caso penso sia più utile uscire di casa e portare queste cose direttamente tra la gente.

Dico questo perché penso che, non solo il “popolo televisivo”, ma anche la maggior parte dei cittadini non venga influenzata direttamente da quello che scrivo su questo blog, e penso che anche per tutti gli altri blog non cambi molto escludendo forse Grillo, Travaglio e Gilioli. Viviamo ancora di luce riflessa, non nascondiamocelo: esistiamo se ci cita un media tradizionale e nella lotta asimmetrica dell’informazione, i nostri blog non saranno mai di altrettanto facile fruizione quanto un varietà televisivo.

Uscire di casa, quindi, e le occasioni ci sono: Ad esempio Sabato ho potuto fare una presentazione in stile Ignite sull’argomento delle regionali, e non ad un Barcamp, ma in apertura di un incontro parecchio informale con un candidato.

La folla non era certo quella dei social network anzi, l’età era parecchio più alta, ma una presentazione rapida e densa di foto ha comunque catturato l’attenzione e penso abbia agevolato l’intervento successivo del candidato.

Noi blogger abbiamo parecchia familiarità, oltre che nella scrittura, anche con una serie di nuovi media e nuovi sistemi per la condivisione delle informazioni: spesso abbiamo letto dei libri di marketing, o dei libri su come creare delle presentazioni accattivanti, quasi di sicuro abbiamo almeno guardato con ammirazione una presentazione del TED.

Per questo motivo penso che, uscendo di casa, possiamo portare molto a partiti e associazioni che vogliono diffondere un messaggio.

Naturalmente non voglio spingervi a proporvi come “uomini della provvidenza”: se volete impegnarvi politicamente in un partito o una associazione, iniziate a collaborare con molta umiltà e ritagliatevi i vostri spazi. Magari ci sarà da preparare una pagina facebook, aprire una web radio, mettere in piedi un podcast, scrivere i contenuti di un blog, fare leva sulla propria rete sociale per promuovere un evento o anche semplicemente impaginare un volantino e un manifesto in una maniera più accattivante.

Ricordatevi sempre che le persone che incontrerete spesso non capiranno molto del vostro modo di pensare, ma è anche vero che molto più spesso di quanto pensiate i loro approcci “1.0″ sono molto più incisive rispetto alle vostre rivoluzionarie idee di nuovo media: umiltà quindi.

Umiltà e passione penso siano gli elementi indispensabili per impegnarsi attivamente, nel proprio piccolo per il cambiamento: spesso non arriveranno neanche grosse gratificazioni, e se avete scelto la mia parte politica vi arriveranno anche sonore batoste elettorali e relativi mesi di autocritica.

Per quanto mi riguarda poi ho una fortuna in più: ho veramente già deciso per chi votare. Nella mia regione infatti c’è un candidato che la pensa abbastanza come me e in più è giovane, l’ho incontrato personalmente ed è sempre molto disponibile, e per di più ha un blog molto attivo e molto frequentato (non il classico blog che i politici aprono in campagna elettorale e poi abbandonano una volta passate le elezioni).

Se volete incontrarlo, e incontrarmi vi invito domani sera al comune di Cavenago Brianza dove verrà presentato il libro di Curzio Maltese: La Bolla.

E già che ci sei aiutami a promuovere l’evento su facebook!

OnLive: Cloud Computing e Videogiochi

Pubblicato il 10-03-2010 da Sergio | Nessun Commento

OnLive MicroConsole

Ieri abbiamo visto come presto sarà possibile giocare ad alcuni dei più videogiochi titoli per PC su mac. Oggi proviamo a fare un ulteriore passo avanti.

Non pensi anche tu che sarebbe bello giocare ai videogiochi indipendentemente dalla piattaforma che si utilizza? Questa è l’idea alla base di OnLive.

OnLive è un progetto che vuole rendere possibile il videogioco in steaming, un po’ come già accade per i film.

Il principio è quello del Cloud Computing: ci si collega al cluster di server di OnLive dove il videogioco gira al massimo della potenza in un sistema operativo virtuale, si trasmettono i comandi impartiti con le periferiche di gioco e si riceve l’audio e il video in tempo reale con un sistema simile a quello utilizzato per il controllo remoto dei computer (per intenderci VNC).

Questo sistema permetterebbe quindi di giocare ai migliori titoli su PC e Mac senza doversi troppo preoccupare della potenza dell’hardware.

Ma non solo PC e Mac: anche i dispositivi mobili – a patto di avere accesso alla banda necessaria – possono partecipare a questa rivoluzione.

E le console?

Semplice: OnLive ha progettato un piccolo dispositivo da attaccare alla televisione. Questo dispositivo è naturalmente molto più economico di qualunque console sul mercato.

Ma quanta banda ci vuole?

Secondo Steve Perlman, l’imprenditore alle spalle di questo progetto, servirebbero 1.5 Mbps per giocare in bassa risoluzione, mentre 5 Mbps per giocare in HD.

Quanto costa?

Qui viene il bello: i giochi potranno essere venduti e noleggiati in diversi modi. Ad esempio ore, minuti, partite… Per il momento però onlive non ha rilasciato ancora alcun dettaglio in merito. Al momento l’unica tariffa pubblica è un abbonamento mensile di 15$.

Solo negli Stati Uniti

Al momento del lancio naturalmente il servizio sarà disponibile solo negli USA… peccato.

Si ma poi funziona?

Io sono un po’ scettico che tutto questo meccanismo possa funzionare: il lato positivo di poter giocare da un eeePC a titoli del calibro di Bioshock 2 è qualcosa di impagabile, ma certamente il fatto che si debba per forza essere connessi alla rete potrebbe non essere il massimo, soprattutto qui in Italia.

Certamente i giochi rilasciati in maniera esclusiva su questo canale sarebbero praticamente immuni alla pirateria, e questo potrebbe piacere non poco alle software house che sono alla ricerca di metodi sempre più draconiani per evitare le copie illegali dei videogiochi, in particolare per PC.

OnLive è attualmente in versione beta, e non ho trovato una data prevista di rilascio del sistema ed è notizia di questi giorni che la piattaforma andrà online il 17 Giugno (per PC e Mac negli Stati Uniti). Quindi come al solito staremo a vedere se ne uscirà qualcosa di concreto, o solo vaporware.

E se la mia prossima Game Station fosse un Mac?

Pubblicato il 09-03-2010 da Sergio | 1 Commento

Penso di averlo scritto più di una volta: per me i videogiochi sono legati al PC.

Non mi piacciono le console, dato i giochi che preferisco sono in prevalenza degli sparatutto in prima persona, magari multiplayer, dove è necessario un mouse, oppure degli strategici alla Total War o dei City Builder alla Sim City (per i quali è necessario il mouse), piuttosto che dei piccoli videogiochi indipendenti distribuiti solo per PC o dei simulatori così complicati, dettagliati e così pieni di mod che sarebbero semplicemente impensabili per una piattaforma non dotata di tastiera, mouse, file system e un buon set di periferiche studiate appositamente.

Da un paio di anni Steam e i suoi videogiochi in download sono diventati la mia base di partenza per quasi tutti i videogiochi. Il catalogo di Steam contiene oramai la maggior parte delle grandi produzioni (Bioshock 2, Empire: Total War, GTA 4 per citarne alcuni) e una buona serie di videogiochi indipendenti, come World of Goo.

Bene: ieri Steam ha annunciato che comincerà a spostarsi anche su Mac. Per il momento il catalogo videoludico del mac è ancora molto limitato. Valve però ha già annunciato di volere portare su mac il motore – un po’ vecchio ma sempre brillante – Source.

Questo vuol dire che da aprile su Mac potremo giocare a titoli come Left 4 Dead, Portal, Counter-Strike e naturalmente Half Life 2.

Non solo. Se si possiede un mac e un PC sarà possibile giocare con entrambe le piattaforme senza acquistare due volte lo stesso titolo: quindi avendo un mac book come laptop e un pc come Desktop sarà possibile giocare su un computer a casa e sull’altro magari mentre si è fuori.

Inutile dire che anche il multiplayer sarà cross platform.

Devo ammetterlo: i videogiochi sono sempre stati lo scoglio che mi ha trattenuto dall’acquistare un computer con la mela, ma forse quando Steam sarà anche per Mac e se le principali case seguiranno Valve portando i loro giochi su entrambe le piattaforme, allora potrei decidere che il mio nuovo laptop sia un Mac Book.

Come andrà a finire? Siamo sempre più vicini alla Console Apple?

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