Non c’è più il futuro di una volta

Oggi in un universo alternativo nasceva Leon, uno dei replicanti cacciati da Deckard in Blade Runner.

Blade Runner si svolge nel 2019, a Novembre. Manca poco.

Manca poco e ancora non abbiamo androidi umani di sesta generazione, e non abbiamo neppure le macchine volanti. Anche sul tema delle megacostruzioni (Arcologie) non siamo esattamente competitivi, nonostante nell’ultimo decennio siamo stati in grado di spingerci parecchio in alto.

Non parliamo poi delle colonie extramondo, da dove Leon fuggiva per tornare sulla terra, e neppure i dirigibili con la pubblicità sorvolano i nostri cieli.

Le videochiamate dalle cabine telefoniche non sono il nostro modo principale di comunicare anzi, proprio le cabine telefoniche non le usa più nessuno perché tutti hanno un cellulare – in grado di fare videochiamate – che però nessuno usa. In realtà si chatta di più e si parla di meno, ci si fanno un sacco di selfie, e i social media sono al centro delle nostre vite.

Un mondo molto diverso dalla Los Angeles notturna, sovrappopolata, e costantemente piovosa del 2019 cinematografico.

Proprio vero: non c’è più il futuro di una volta.

20 Anni di Dig Your Own Hole

Oggi 20 anni fa usciva “Dig Your Own Hole” secondo album dei Chemical Brothers e probabilmente l’album che ha consacrato il duo di Manchester nel resto d’europa.

Dig Your Own Hole è un album importante per capire lo stato della musica dance ed elettronica degli anni ’90, in particolare quel momento in cui generi musicali e canzoni che appartengono a nicchie specifiche, alternative al cosiddetto mercato della musica pop si sono trovate catapultate in cima alle classifiche.

Block rocking beat è probabilmente la canzone più ricordata di quest’album, ma la mia preferita rimane Setting Sun, un tributo non troppo velato dei Chemical Brothers e Noel Gallagher a Tomorrow Never Knows dei Beatles, ovvero il perfetto esempio di musica psichedelica ma commerciale.

Gli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale

Oggi esattamente 100 anni fa il parlamento degli Stati Uniti dichiarava guerra alla Germania entrando attivamente nella prima guerra mondiale.

WHEREAS, The Imperial German Government has committed repeated acts of war against the people of the United States of America; therefore, be it resolved by the Senate and House of Representatives of the United States of America in Congress assembled, That the state of war between the United States and the Imperial German Government, which has thus been thrust upon the United States, is hereby formally declared; and that the President be, and he is hereby, authorized and directed to employ the entire naval and military forces of the United States and the resources of the Government to carry on war against the Imperial German Government; and to bring the conflict to a successful termination all the resources of the country are hereby pledged by the Congress of the United States.

Gli Stai Uniti nel 1917 erano uno stato multiculturale formato da immigrati europei, di cui una parte consistenti erano proprio Tedeschi: per questa ragione il presidente Wilson provò il più possibile a mantenere la neutralità nonostante le atrocità Tedesche in Belgio.

Fu quando nel Febbraio del 1917 i tedeschi optarono per la guerra sottomarina senza limitazioni – attaccando quindi anche i convogli – che il presidente fu costretto a tagliare tutti i rapporti diplomatici con la Germania, facendo precipitare la situazione verso la guerra.

Durante questa guerra la società americana cambiò profondamente: in un paese di migranti molto legato alle singole identità nazionali nacque un forte sentimento antitedesco che portò molte persone a cambiare cognome e abitudini. La prima guerra mondiale per gli Stati Uniti è stato un importante evento dove si è forgiata l’identità nazionale del popolo Americano. Per la Germania invece la mobilitazione americana fu l’inizio della fine.

Un anno di Panama Papers

Il 3 Aprile dello scorso anno vennero rilasciati i Panapa Papers

Ad un anno di distanza direi che – a parte il primo ministro Islandese – non è cambiato nulla praticamente nulla qua da noi.

Ci sarebbe da analizzare se nel Regno Unito i Panama Papers abbiano avuto qualche relazione con la protesta che ha portato al Brexit.

Ancora più interessante è l’analisi del nostro sistema attuale dell’informazione dove stiamo da 7 anni a parlare del Bosetti, ma questioni più rilevanti ma anche più difficili da comprendere di un caso di nera vengono dimenticate alla fine di un ciclo giornalistico di poche settimane.

Perché è questo il problema dei leaks: non è tanto che c’è una enorme cospirazione volta ad insabbiare tutto, è che al di la dell’eccitazione iniziale il risultato di determinate rivelazioni non è immediato, e non è per nulla eccitante. Il tempo delle indagini è lungo, e anche solo il tempo per leggere e articolare migliaia di documenti è più lungo di quello che lo spettatore dell’informazione in tempo reale si aspetta di attendere. Per questo storie come i Panama Papers si perdono nel marasma di gossip che sono i nostri giornali.

Stato del Blog Marzo 2017

Anche Marzo si è concluso con qualche articolo in ritardo, ma tutti e 23 sono ora contati e pubblicati. Globalmente ho raggiunto quota 175.

Solo 170 sessioni, ovvero -34% rispetto al mese precedente, e 123 utenti (-36%). Effettivamente pubblicare gli articoli in ritardo ha questo effetto, in particolare se non li promuovo sui social media.

61% da desktop, 30% cellulare, 9% tablet: tablet invariato, e un po’ più di visite da cellulare.

48% motori di ricerca, 27% social, 16% diretti, 8% referral, e 1% email.

Anche questo mese Trump ci ha dato modo di parlare in più occasioni, ma se non altro son riuscito a scrivere qualche recensione di cinema: per il mese prossimo mi aspetto sicuramente la recensione di Ghost in the Shell (forse addirittura domani), e naturalmente ancora pun po’ di cronaca su No Man’s Sky. Probabilmente riprenderò a scrivere di prima guerra mondiale seguendo il Bloody April, e la rivoluzione d’ottobre.

Considerando i ponti e le festività che si accavallano in questo mese sarà dura tenere il ritmo di pubblicazione, ma cercherò dove possibile di portarmi avanti.