Stato del Blog Novembre 2016

Pensavi di essertene liberato, e invece anche questo mese torna lo stato del blog. Anche in Novembre son riuscito a scrivere 5 articoli alla settimana per un totale di 22 articoli. Non son riuscito a tenere proprio fede all’impegno di pubblicare ogni giorno, ma il conto finale torna. Diamo un’occhiata alle statistiche.

Durante il mese di ottobre abbiamo avuto 223 visite (+14%) da 161 visitatori (+21%).

58% su desktop, 38% Cellulare, e 4% Tablet: percentuali sostanzialmente paragonabili a quelle del mese scorso, con un po’ più di incidenza dai cellulari e un po’ meno da tablet.

49% Motori di Ricerca, 28% social, 18% diretto, 7% Referral. Il miglioramento da motori di ricerca è sintomo che finalmente i nuovi articoli si stanno indicizzando: 33% sono arrivati comunque sulla pagina di errore, 20% in homepage, e 13% sugli articoli dedicati a My Summer Car.

Parlando di contenuti al momento è sospesa la serie sulla aviazione della prima guerra mondiale: potrei espanderla ad una serie più ampia o semplicemente per ora tenerla così. L’altra grande tema di questo blog, ovvero No man Sky, è tornato a darci emozioni con il Fundation Update, e non mancherò di parlarne lunedì prossimo, nel consueto aggiornamento mensile.

Non volevo troppo spazio alla politica all’interno di questo blog, ma penso che visto i rapidi cambiamenti nello scenario italiano potrei pubblicare qualche post riguardante le analisi alle proposte politiche per le prossime elezioni.

Oltre a questo siamo a fine anno: tempo di bilanci, previsioni, e premi. Sto pensando di fare un piccolo Award per i migliori videogiochi a cui ho giocato quest’anno, e anche naturalmente i consueti articoli riepilogativi sui grandi cambiamenti del 2016 (worst year ever).

Direi che anche per questo mese è tutto.

Verso il Referendum: Democrazia Diretta

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L’ultima parte della riforma che voglio trattare è come verranno modificati due strumenti di democrazia diretta, ovvero il referendum e le leggi di iniziativa popolare.

Le attuali regole del referendum abrogativo rimangono tali, ovvero se si raccolgono almeno 500.000 firme, ma se si raccolgo almeno 800.000 firme il quorum si abbassa dal 50% degli aventi diritto al 50% degli elettori nell’ultima tornata elettorale.

La riforma prevede anche la possibilità di avere referendum confermativi o di indirizzo, non specificando però in costituzione le modalità specifiche di questi nuovi strumenti. Nello specifico il nuovo testo

Al fine di favorire la partecipazione dei cittadini alla determinazione delle politiche pubbliche, la legge costituzionale stabilisce condizioni ed effetti di referendum popolari propositivi e d’indirizzo, nonché di altre forme di consultazione, anche delle formazioni sociali. Con legge approvata da entrambe le Camere sono disposte le modalità di attuazione

Sul tema delle leggi ad iniziativa popolare succedono due cose: il numero di firme necessarie sale da 50.000 a 150.000, però il parlamento sarà obbligato a discutere queste proposte popolari.
Nello specifico

La discussione e la deliberazione conclusiva sulle proposte di legge d’iniziativa popolare sono garantite nei tempi, nelle forme e nei limiti stabiliti dai regolamenti parlamentari.

Ovvero fino ad oggi le leggi di iniziativa popolare erano uno strumento abbastanza facile (50.000 firme, ovvero un decimo di quelle necessarie per un referendum) ma che viene poco usato perché se in parlamento non c’è qualcuno a farti da spalla la legge finisce rimane lettera morta, e se c’è qualcuno a farti da spalla allora la introduce lui direttamente la legge, senza bisogno di raccogliere firme. Con questa riforma le leggi di iniziativa popolare smettono di essere lettera morta.

Nella pratica questa riforma concede molti strumenti di democrazia diretta, in particolare i referendum propositivi, di orientamento, e non meglio specificati semplicemente attraverso leggi ordinarie. I referendum abrogativi, al patto di ricevere un numero alto di firme, non saranno più servi della logica dell’astensionismo, e le leggi di iniziativa popolare torneranno ad avere un senso.

Verso il Referendum: Soppressione del CNEL

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Foto di Carlomorino

Il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) è un organo previsto in costituzione dall’articolo 99 della costituzione. Fondato nel 1957 la sua idea originaria doveva essere quella di fornire una visione tecnica delle questioni economiche e di lavoro in modo da poter supportare una collaborazione tra le visioni politiche radicalmente opposte dell’italia del dopoguerra.

In tutta la sua storia il CNEL non ha mai realmente funzionato, e non è mai stato preso in considerazione per il suo ruolo teorico. Andreotti nel ’77 ha provato ad assegnargli il compito di “autoriformarsi” in qualcosa di più utile o rappresentativo, e anche più di recente si è pensato di farlo diventare una sorta di punto di incontro tra le parti sociali, ma quel ruolo non è mai stato rivestito.

La questione però è che quest’organo è previsto in costituzione, e anche se non fa nulla di utile bisogna tenerselo fino alla modifica costituzionale.

A mio parere la riforma fa una cosa corretta nel sopprimere il CNEL, non perché le sue funzioni teoriche siano inutili, ma perché sono meglio svolte da un ente simile vincolato da sole leggi ordinarie, in modo da poter essere modificato e adattato a seconda delle necessità e del cambiamento del contesto, senza dover toccare di continuo la costituzione.

Economia e lavoro nel dopoguerra sono cambiati radicalmente, e le nostre istituzioni devono riflettere questo cambiamento.

Verso il Referendum: Revisione del Titolo V

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Il secondo aspetto della riforma costituzionale è la revisione del titolo V. Al momento l’Italia ha un sistema con alcuni elementi di federalismo con la delega di diverse competenze alle regioni. La situazione attuale non è quella originariamente pensata dai costituzionalisti, ma è quella riformata nel 2001.

La riforma del 2001 ha il problema di non definire tutte le competenze: l’art 117 fornisce completa autonomia alle Regioni su tutti i temi non di competenza statale o concorrente. I temi di amministrazione concorrente sono i seguenti

Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.

Cosa vuol dire nella pratica legislazione concorrente? Che se lo Stato o la Regione sono in disaccordo – ovvero quando una regione fa qualcosa che secondo lo Stato esce dai “principi fondamentali” – il processo legislativo si ferma e si aspetta un verdetto che stabilisca chi ha ragione.

Guardando la lista degli argomenti contesi è facile capire quanti problemi possa causare un simile sistema, e per questo la riforma toglie la competenza concorrente, e riporta nelle mani dello stato centrale una serie di competenze.

Io tendenzialmente sono federalista, ovvero vista la storia dell’Italia, e viste le differenze economiche delle varie regioni auspicherei che il nostro Stato sia decentralizzato. Il problema è che il decentramento deve essere vero, e non concorrente. Se si delega alle Regioni si delega alle Regioni, non si pretende di ragionare in modo comune a parte stabilire limiti di bilancio, e in determinati casi di giurisdizione per opere di interesse nazionale (in particolare le infrastrutture, e la rete elettrica).

La questione è che il federalismo, così come è stato disegnato in Italia, crea più problemi di quelli che risolve, e quindi in questo senso sono tendenzialmente favorevole al ritorno delle competenze allo stato centrale.

In parecchie materie, come la sanità, questa cosa mi causa non pochi dubbi e su altrettanti capitoli vedo Roma troppo lontana, e troppo legata a soluzioni a taglia unica che non funzioneranno correttamente una volta riportate sul territorio.

Il contrappeso a questo potere centralizzato è il nuovo Senato formato da sindaci e da consiglieri regionali: secondo me il termine Senato è inappropriato per definire le effettive competenze: lo vedo più come un tavolo Stato – Regione definito per quello che deve essere, e in grado di dare rappresentatività alle regioni. In questo senso per me la critica del “doppio lavoro” dei sindaci che diventerebbero Senatori non ha senso: i sindaci delle grandi città, così come i presidenti di regione, sono già a Roma molto spesso proprio per le questioni derivanti dall’attuale sistema federalista, o in generale perché il sindaco di una città come Milano (che da sola ha 7 volte gli abitanti del Molise) deve comunque coordinarsi continuamente con lo stato centrale. In questo senso è un bene che abbia una rappresentanza diretta.

Una delle cose che mi lascia perplesso però sono le regioni europee, ovvero quel sistema ancora in stato embrionale di macroregioni transnazionali che a mio parere dovrebbero essere uno degli strumenti principali dell’integrazione europea: in questo senso il lasciare allo Stato centrale le competenze dei rapporti internazionali con l’Unione Europea potrebbe rallentare o bloccare del tutto questo processo di integrazione regionale.

Riassumendo: a mio parere la situazione attuale è lontana dall’ideale; il mio ideale sarebbe un federalismo serio con competenze esclusivamente regionali; ma in una ottica generale di riforma posso accontentarmi del ritorno alle competenze centrali.