La Prima Stagione di Westworld


Si è conclusa la prima stagione di Westworld.

I miei dubbi iniziali sono stati confermati: la storia è veramente bella, la produzione eccellente, la musica incredibile, ma tutto è tirato troppo per le lunghe. Oramai son convinto che HBO produca le serie accontentandosi di avere tre o quattro episodi cardine, tra i quali il finale, per giustificare 10 ore (e qualcosa in più) di trasmissione. La vicenda quindi scorre molto lenta: personaggi e ruoli son ben chiari dall’inizio e rimangono tali fino agli episodi chiave; a quel punto solitamente un colpo di scena cambia un equilibrio e quindi la vicenda prosegue di nuovo per qualche episodio fino al successivo episodio chiave.

Ritengo che questo sia un po’ il problema della serialità come viene intesa oggi: Nolan si è fatto le ossa con Person of Interest che era un procedurale puro con una trama di fondo. Ogni singolo episodio era a se stante e la trama di fondo – almeno nelle prime stagioni – non era così ingombrante.

In Westworld invece le storie non arrivano mai a conclusione, e come già abbiamo visto in Game of Thrones diverse storie corrono parallele per intere stagioni. Il problema è che in Game of Thrones il materiale di fondo è parecchio, mentre appunto Westworld si può ridurre a “C’è un parco di divertimenti basato su robot da sembianze umane e ad un certo punto questi robot prendono coscienza e si ribellano”. Partendo da questa base è già stata dura creare una prima stagione, e non so bene come riusciranno ad inventarsi una seconda.

Westworld quindi è qualitativamente un ottimo prodotto, che però potrebbe abbastanza tranquillamente essere condensato in un terzo del tempo.

La Terza Stagione di Black Mirror

Black Mirror è una serie britannica andata in onda per le prime due stagioni e lo speciale natalizio su Channel 4, e per la terza stagione su Netflix. Come di consueto per le serie inglesi le prime due stagioni sono da 3 episodi ciascuna, mentre la terza ne ha 6.

Black Mirror è una serie di fantascienza in qualche modo simile ad una versione aggiornata di Ai Confini della Realtà: episodi completamente scollegati tra di loro ed autoconclusivi che mostrano il lato negativo, terrificante, o distopico delle attuali tecnologie, portate all’estremo in un futuro prossimo.

Questa terza stagione ha visto molta libertà creativa rispetto ai vincoli televisivi: gli episodi son girati ognuno con uno stile proprio, hanno una lunghezza differente (l’ultimo è praticamente doppio), attori differenti, e anche proporzioni di immagine differenti. Gli episodi sono tutti qualitativamente molto belli e toccano tematiche veramente interessanti che vanno dalla idea di amore e odio che danno i like, alle visioni estreme della realtà virtuale, al come siamo disposti a qualunque cosa per mantenere segreto quello di cui ci vergognano, all’idea dell’odio online e la stupidità dell’odio nella realtà.

Oltre al tema generale ogni episodio esplora e suggerisce diversi aspetti della tecnologia portata all’estremo come droni, auto a guida autonoma, e social network.

L’episodio che mi è piaciuto di meno è Playtest perché al di la dell’impostazione da film horror non ha per me esplorato bene l’idea della realtà simulata; quello che mi è piaciuto di più è Shut up and dance perché è completamente contemporaneo, e ha un finale memorabile.

Stranger Things e il Revival

Stranger Things è una serie originale Netflix ispirata ai grandi classici del mistero e della fantascienza degli anni ’80.

Come nel canone delle storie anni ’80 la vicenda si svolge in una sperduta cittadina di provincia e i protagonisti sono principalmente dei bambini e i dei Teenager. Un gruppetto di 4 bimbi si ritrova a giocare a Dungeon & Dragon, ma la stessa sera uno di quei bambini scompare nel nulla mentre stava tornando a casa con la sua bicicletta. Da qui si sviluppa una storia che comprende un mostro, una bimba dotata di ESP, altre sparizioni, esperimenti condotti in segreto dal Governo, e cose del genere.

Avevamo già visto come Mr. Robot sia andato a ripescare molte tematiche, e abbia omaggiato molti film degli anni ’90: Stranger Things fa più o meno la stessa cosa andando ancora più a fondo e riproponendo intere scene di altri film come i Goonies, ET, e Stand By Me.

In questi anni dove Hollywood sembra intrappolata in una eterna serie di remake e storie derivate da fumetti o libri l’approccio di Stranger Things è contemporaneamente una boccata d’aria fresca e un omaggio a tutti i nostalgici.