Movember

Da qualche anno a Novembre lascio crescere i baffi in occasione di Movember.

I risultati non sono il massimo, infatti in un solo mese quello che riesco ad ottenere sono dei baffetti alla Diego de la Vega, ma giustamente quello che conta è l’idea più del risultato.

Per qualche ragione i baffi nel corso degli anni sono diventati una sorta di simbolo hipster insieme agli occhiali e la barba e mi chiedo quanto effettivamente il successo di Movember abbia inciso su queste mode, e quanto queste mode abbiano inciso sul successo di Movember.

Ballare con il telefonino

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Per Halloween son stato a ballare e ho tirato le 5, cosa che non mi succedeva da un po’.

La mia tolleranza per le discoteche è abbastanza particolare ma questo locale dove son stato è un posto che durante l’anno fa musica dal vivo (anche Metal), revival, e serate cosplay, quindi in una serata come halloween ci si aspetta un pubblico estremamente eterogeneo con età variabile dai 16 ai 50, comprensivo di giovini standard, vecchi tamarri, cosplayer, metallari, qualche hipster milanese, e molti bergamaschi.

Per forza di cose la scelta musicale era abbastanza eterogenea con i DJ che saltavano senza soluzione di continuità da Gigi Dag agli Ska-P, da Ligabue ai Queen, dagli 883 a Fedez, dai Green Day alla roba-che-va-oggi-fatta-solo-di-basedrop

La roba che notavo rispetto agli scorsi anni è che è arrivata una generazione che “balla” con il telefonino in mano, o meglio balla per modo di dire. Sta ferma in pista e chatta o si fa selvie mente tutto attorno c’è un mezzo pogo.

I nativi digitali, soprattutto i più giovani, perché anche io dall’alto del mio Commodore 64 potrei essere un nativo digitale – anche se l’unica cosa digitale che avevo addosso da giovane era il Casio – hanno un rapporto molto particolare con la tecnologia con cui hanno sempre convissuto: chi oggi ha 18 anni aveva 9 anni quando Steve Jobs presentava gli iPhone e quindi è facile pensare che abbia vissuto gran parte della propria adolescenza con uno smartphone dotato di fotocamera, probabilmente da prima di quando io ho cominciato ad avere uno star tac (mi sembra dopo le superiori).

Posso immaginare come per queste generazioni il telefonino, con le sue funzioni di chat e selfie, siano diventati una parte centrale della vita e del modo normale di socializzare.

Però rimango sempre straniato nel vedere come determinati comportamenti che nella mia generazione erano bollati come “nerd” oggi sono comuni, e come gli estroversi sembrino alla vista molto introversi.

Stato del Blog Ottobre 2016

Anche nel mese di Ottobre son riuscito a scrivere un articolo al giorno dal lunedì al venerdì: scrivo sempre il giorno stesso, ma vorrei riuscire ad avere un po’ di margine scrivendo almeno il giorno prima gli articoli non strettamente legati all’attualità.

Durante il mese di ottobre abbiamo avuto 197 visite (-5%) da 135 visitatori (+5%).

58% su desktop, 33% Cellulare, e 9% Tablet: ritengo che la percentuale da desktop sia ancora bassa e penso che questo sia legato al fatto che diversi antivirus per windows installano di default sui browser dei sistemi per la protezione della privacy che bloccano il funzionamento di Google Analytics. Per questo motivo ho installato un sistema di rilevamento lato server, ma come immaginavo i numeri in questo caso sono troppo alti.

41% da Social, 31% da Motori di ricerca, 23% diretto, e 5% Referral. Il 50% delle ricerche da motori è diretto ancora a contenuti di archivio cancellati, ma google sta continuando a cancellare le pagine rimosse.

Nel prossimo mese continuerà certamente la serie sull’aviazione della prima guerra mondiale, che è diventata un appuntamento fisso del venerdì: settimana prossima comincerò a parlare di piloti con la storia di Oswald Boelcke. Anche il “drama” legato a No Man’s Sky non si placa, e quindi per il 12 arriverà un nuovo articolo sull’argomento.

Anche per questo mese è tutto.

Halloween: Come le Feste Americane entrano nel Nostro Calendario

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Giusto per farsi un’idea di come era conosciuto Halloween qui da noi fino agli anni ’80 “The Great Pumpkin”, il misterioso personaggio che secondo Linus sarebbe dovuto sorgere dall’orto più sincero per distribuire doni ai bambini, è stato tradotto in Il grande cocomero, e non la grande zucca.

Oramai anche da noi si sono diffuse le Jack-o-lantern e i bambini, emuli di Lucy e Charlie Brown, hanno cominciato a girare casa per casa dicendo “Dolcetto o scherzetto”.

Ma quand’è che Halloween ha cominciato a ricavarsi un posto nelle nostre tradizioni?

Prima del 2000 ricordo che Halloween era un pretesto per incontrarci tra amici e giocare una sessione horror a lume di candele nere di qualche gioco di ruolo come Il richiamo di Cthulhu, Vampiri o al limite Dungeons and Dragons. A quei tempi però noi eravamo quelli “strani” dato che facevamo qualcosa per Halloween. Quando non avevamo voglia di giocare ci sparavamo una rassegna di film horror, tra cui quasi sempre “La notte dei morti viventi”.

Da una quindicina di anni almeno Halloween è arrivato nelle discoteche del nord italia: ricordo infatti che durante i primi 2000 l’azienda per la quale lavoravo aveva realizzato alcuni video a tema Horror per accompagnare il DJ set di una discoteca comasca.

La grossa diffusione però penso sia stata causata da Heineken che grazie ad una grande campagna di marketing ha portato dal 2003 (o forse anche prima, ma non ricordo) la festa di Halloween in tantissimi bar e pub: ricordo infatti i pacchetti per decorare i locali con pipistrelli, ragnatele e immancabili zucche forniti dal birrificio di Amsterdam.

Da li è stata tutta discesa: i centri commerciali hanno trovato un nuovo tema da inserire tra la “festa di autunno” e il natale (Immagino che dal 2 novembre scompariranno le zucche e appariranno le renne) con intere aree dedicate ai costumi, proprio come a carnevale. Dopo i centri commerciali sono stati contagiati anche i piccoli negozi – quelli “tradizionali” e opposti alla “malvagia grande distribuzione”.

E quindi oggi, nell’Italia del 2016 i bambini “normali” escono, travestiti da streghe o vampiri, accompagnati dai genitori qualche volta travestiti anch’essi, per suonare alle porte dei vicini chiedendo “dolcetto o scherzetto”: curioso come non più di 20 anni fa io fossi quello strano perché dicevo “hey è il 31 Ottobre: Facciamo qualcosa per Halloween!”.

Questo è male? Questo articolo vuole essere una caustica critica alla società del consumo che sacrifica le nostre “tradizioni” per vendere qualche litro di sangue finto? Assolutamente no: sono molto felice che questo paese abbia un altra scusa per festeggiare, e infatti anche io questa sera uscirò in maschera per andare a ballare ad una festa di Halloween.

Questo post vuole solo porre l’accento su come le cose cambiano rapidamente nella società globale e come sia possibile importare una nuova tradizione nella nostra cultura.

Ora mi dirai: si ma noi importiamo solo tradizioni degli Stati Uniti. Certo, ed è perfettamente normale. Gli Stati Uniti sono in questo momento storico (dalla fine della seconda guerra mondiale direi) il faro culturale dell’italia e dell’europa: se pensiamo alla quantità di film, libri, serie televisive e musica che provengono da quel paese è facile capire come Halloween abbia attecchito nel giro di pochi anni mentre, che so, nessuna persona “normale” si sognerebbe di festeggiare Hanami in primavera: il Giappone è infatti molto meno culturalmente rilevante degli Stati Uniti per noi.

Immagino però che in uno scenario di fantastoria dove il Giappone avesse sconfitto gli Stati Uniti, sarebbe probabile che al posto delle storie di Snoopy avremmo letto dei manga dove al posto di Halloween sarebbe stato descritto il festeggiamento di Hanami e quindi al posto di travestirci il 31 ottobre, avremmo aspettato la primavera per andare a fare un pic-nic contemplando il Sakura.

Come ho scritto in questo post io festeggiavo Halloween nella mia adolescenza, quindi se qualcuno come me non vuole attendere i prossimi 5 anni (tempo stimato comparando la diffusione del Sushi rispetto al Cheesburger) per assistere ad una colonizzazione culturale da parte dell’oriente, possiamo vederci questa primavera per mangiare qualcosa sotto il grande ciliegio nel parco a pochi passi da casa mia.

Questo articolo è un report aggiornato e corretto di quello che scrivevo 6 anni fa. Su questo tema non ho ancora cambiato idea.

Nieuport 11.C1

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Torniamo a parlare di aerei “nemici”, o in questo caso di un aereo francese utilizzato anche dagli italiani: il Neuport 11.C1.

La Nieuport è una azienda francese produttrice di aerei nata nel 1909 per sperimentare nella costruzione di aerei arriva dopo varie vicessitudini ad un primo successo con il Neuport 10, un biplano vincitore dell’ultimo Gordon Bennett Trophy prima dell’inizio delle ostilità. La guerra naturalmente ha spinto la Neuport allo sviluppo di una variante bellica del suo aereo facendola diventare un biposto da osservazione attivo fin dal ’15. Con la militarizzazione dell’aria e l’introduzione dei Fokker alcuni Neuport 10 vennero riconvertiti in caccia, ma la dimensione di questo osservatore non li rendeva ottimali per il compito.

Per questo venne sviluppato il Nieuport 11 “bebè”, una versione monoposto più piccola con mitragliatrice montata sulla ala superiore. Questo aereo ebbe un ruolo centrale nel pareggiare i conti rispetto al vantaggio iniziale dei Fokker tedeschi. Questo aereo fu prodotto in licenza dalla italiana Macchi, e in Russia. L’aereo fu anche impiegato dalle forze armate inglesi.

L’armamento di questo biplano poteva variare dalla singola mitragliatrice Vickers, alle doppie mitragliatrici Lewis. Questo aereo fu tra quelli che impiegavano i razzi di cui parlavo settimana scorsa per bersagliare i palloni di osservazione.

Nella foto qua sopra potete vedere il Nieuport 11 nella livrea dell’asso italiano Alvaro “fortunello” Leonardi