Prima di condividere…

Quando non c’erano i social network e più o meno il mio unico spazio di espressione pubblica online era questo blog allora era facile che la notizia che pubblicavo ogni giorno era sufficientemente controllata, e in molti casi adeguatamente contrappesata: non voglio dire che come blogger facessi il lavoro proprio dei giornalisti ma mi piace pensare che nel mio vecchio archivio (ora offline) e nell’attuale archivio di pochi mesi ci siano poche enormi bufale e molti fatti che – per quanto sempre raccontati dal mio punto di vista – corrispondano a fatti verificabili, reali, accettati e appurati.

Mano a mano che si sono diffusi i social network il pubblicare notizie in modo amatoriale su internet non è stato solo dominio dei blogger ma si è esteso più o meno a chiunque. Non solo: se un blogger scriveva meditando un articolo al giorno, lo stesso blogger su un social network può condividere quasi senza pensare una notizia.

Ma se si evita di pensare allora si delega la verità, e gran parte del punto di vista a chi questa notizia l’ha pubblicata, e quindi bisognerebbe affidarsi solo a fonti solide.

L’altro giorno ho ripubblicato e condiviso su Facebook dandola per buona l’intervista satirica a Trump fatta dall HP e sbattuta in prima pagina da Repubblica: l’ho fatto dopo aver letto la notizia su repubblica, essere andato sull’HP, aver letto l’intervista e non aver intuito che il contenuto della stessa voleva essere parodistico. Da una parte il personaggio si presta, dall’altra la satira dell’HP non era così evidente anche guardando l’autore, e soprattutto era in prima pagina a quello che si ritiene essere uno dei principali quotidiani nazionali.

Le bufale su internet sono un problema: la quasi totalità può essere evitata con un minimo di testa, per le alte ci vuole un po’ più di ragionamento, e altre ancora son sviste colossali ma se non possiamo più fidarci neppure del giornalismo tradizionale allora abbiamo un problema. Della fine del giornalismo ne parliamo domani, ma per oggi limitiamoci a stare attenti a quello che condividiamo