Quale sarà il prossimo Sputnik che cambierà il modo di insegnare?


Quando lo Sputnik sovietico volò per la prima volta sopra i cieli americani alla Casa Bianca si accorsero di avere un problema: gli Stati Uniti stavano perdendo terreno nel campo dell’innovazione tecnologica e della ricerca.

Lo Sputnik, per quanto sia una missione scientifica sperimentale aveva infatti una valenza molto importante dal punto di vista militare: i Sovietici avevano dimostrato di avere dei razzi in grado di colpire con una testata nucleare qualunque punto del pianeta.

Per questa ragione l’essere rimasti indietro dal punto di vista tecnologico era per gli Stati Uniti principalmente un problema strategico militare al quale serviva una risposta immediat. Purtroppo non esistono risposte di breve periodo quando si tratta di formare scienziati e ingegneri, ma il fatto che non esistano risposte di breve periodo non è una scusa per non attuare un piano di lungo periodo

La scuola è naturalmente il campo di battaglia dove si combatte questa parte della guerra fredda, e per questa ragione il presidente Eisenhower e il parlamento americano lanciarono un grande piano federale per la riforma della scuola, volto a privilegiare la formazione tecnica e la ricerca: il National Defense Education Act.

Oltre agli effetti diretti del piano in termini ad esempio di borse di studio, ci furono anche tutta una serie di effetti indiretti nella cultura popolare: la scienza divenne un punto cardine, gli astronauti vennero elevati ad eroi nazionali, così come molti scienziati; tra i bimbi cominciarono a diffondersi largamente giochi come il piccolo chimico, o dei microscopi e telescopi; cominciarono a diffondersi nelle scuole le Science Fair che portarono al mondo milioni di orologi alimentati a patate.

La guerra, o più che altro la visione del pericolo nucleare incombente, hanno spinto una nazione verso il primato tecnologico, e in solo 10 anni i sedicenni coinvolti da questa rivoluzione scolastica erano tra quelli che in sala controllo a Huston hanno fatto atterrare i primi uomini sulla Luna.

Anche oggi abbiamo delle enormi sfide, forse non rapidamente distruttive come le armi atomiche, ma comunque pericolose per il nostro stile di vita: i cambiamenti climatici sono già responsabili di migliaia di morti ogni anno, l’inquinamento delle città, o anche solo il traffico veicolare, pongono un nuovo limite all’urbanizzazione, tutti i settori hanno bisogno di riformarsi per stare al passo con l’innovazione tecnologica e l’automazione…

Con queste enormi sfide da affrontare perché non sentiamo il bisogno di riformare la nostra scuola? Quale altro “Sputnik” stiamo aspettando per darci da fare?