Trump è la fine del Partito Repubblicano


Da quando Trump correva per la nomination mi son sempre ripetuto che Trump sarebbe stato la fine del partito Repubblicano per come lo conosciamo: il suo carattere da outsider non lega con quasi nessuno dei politici del partito, la sua presenza è imbarazzante nelle campagne elettorali, e il suo ruolo di capo politico è messo in discussione da Paul Ryan.

L’elezione di Trump è stata per questo motivo una disgrazia per i Repubblicani. I Repubblicani negli ultimi 8 anni hanno potuto solo arginare la presidenza Obama paralizzando il Parlamento, ma non son riusciti a far valere la loro maggioranza, che avrebbe dovuto garantirgli il potere legislativo.

Ora con Trump dovrebbero avere un presidente alleato, e una maggioranza parlamentare, ma ciò nonostante il loro piano di abrogare e sostituire l’Obamacare, è stato prima spacchettato in tre fasi in modo che la prima fase potesse essere approvata d’urgenza; ma poi anche questa prima relativamente semplice fase si è arenata prima del voto.

Tre fattori fondamentali hanno portato a questa debacle: una parte del popolo si è mobilitata molto rumorosamente a favore di Obamacare e contro la riforma repubblicana, i sondaggi mostrano che il 52% degli americani disapprova l’operato del presidente, e il Presidente stesso non è in grado di trattare con i parlamentari in modo da far passare i provvedimenti importanti per il proprio partito, e che aveva lui stesso promesso come prioritari.

In questo senso Trump sta distruggendo il partito Repubblicano, che oramai è una bestia a più teste dove molto presto la posizione di Paul Ryan verrà messa in discussione. Non riuscire a legiferare con un esecutivo avverso è un discorso, ma non riuscire a legiferare con un esecutiva del proprio partito è un disastro.