Verso il Referendum: Revisione del Titolo V

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Il secondo aspetto della riforma costituzionale è la revisione del titolo V. Al momento l’Italia ha un sistema con alcuni elementi di federalismo con la delega di diverse competenze alle regioni. La situazione attuale non è quella originariamente pensata dai costituzionalisti, ma è quella riformata nel 2001.

La riforma del 2001 ha il problema di non definire tutte le competenze: l’art 117 fornisce completa autonomia alle Regioni su tutti i temi non di competenza statale o concorrente. I temi di amministrazione concorrente sono i seguenti

Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.

Cosa vuol dire nella pratica legislazione concorrente? Che se lo Stato o la Regione sono in disaccordo – ovvero quando una regione fa qualcosa che secondo lo Stato esce dai “principi fondamentali” – il processo legislativo si ferma e si aspetta un verdetto che stabilisca chi ha ragione.

Guardando la lista degli argomenti contesi è facile capire quanti problemi possa causare un simile sistema, e per questo la riforma toglie la competenza concorrente, e riporta nelle mani dello stato centrale una serie di competenze.

Io tendenzialmente sono federalista, ovvero vista la storia dell’Italia, e viste le differenze economiche delle varie regioni auspicherei che il nostro Stato sia decentralizzato. Il problema è che il decentramento deve essere vero, e non concorrente. Se si delega alle Regioni si delega alle Regioni, non si pretende di ragionare in modo comune a parte stabilire limiti di bilancio, e in determinati casi di giurisdizione per opere di interesse nazionale (in particolare le infrastrutture, e la rete elettrica).

La questione è che il federalismo, così come è stato disegnato in Italia, crea più problemi di quelli che risolve, e quindi in questo senso sono tendenzialmente favorevole al ritorno delle competenze allo stato centrale.

In parecchie materie, come la sanità, questa cosa mi causa non pochi dubbi e su altrettanti capitoli vedo Roma troppo lontana, e troppo legata a soluzioni a taglia unica che non funzioneranno correttamente una volta riportate sul territorio.

Il contrappeso a questo potere centralizzato è il nuovo Senato formato da sindaci e da consiglieri regionali: secondo me il termine Senato è inappropriato per definire le effettive competenze: lo vedo più come un tavolo Stato – Regione definito per quello che deve essere, e in grado di dare rappresentatività alle regioni. In questo senso per me la critica del “doppio lavoro” dei sindaci che diventerebbero Senatori non ha senso: i sindaci delle grandi città, così come i presidenti di regione, sono già a Roma molto spesso proprio per le questioni derivanti dall’attuale sistema federalista, o in generale perché il sindaco di una città come Milano (che da sola ha 7 volte gli abitanti del Molise) deve comunque coordinarsi continuamente con lo stato centrale. In questo senso è un bene che abbia una rappresentanza diretta.

Una delle cose che mi lascia perplesso però sono le regioni europee, ovvero quel sistema ancora in stato embrionale di macroregioni transnazionali che a mio parere dovrebbero essere uno degli strumenti principali dell’integrazione europea: in questo senso il lasciare allo Stato centrale le competenze dei rapporti internazionali con l’Unione Europea potrebbe rallentare o bloccare del tutto questo processo di integrazione regionale.

Riassumendo: a mio parere la situazione attuale è lontana dall’ideale; il mio ideale sarebbe un federalismo serio con competenze esclusivamente regionali; ma in una ottica generale di riforma posso accontentarmi del ritorno alle competenze centrali.