Westworld: Prime Impressioni

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Westworld è la nuova serie HBO tra le più attese di questa stagione.

Westworld è un remake di un film del ’73 scritto da Michael Crichton: in entrambe le storie l’ambientazione è un parco di divertimenti futuristico dove sono riprodotti enormi ambienti interattivi a tema storico, come appunto Westworld nel far west, e animati da robot umanoidi programmati per intrattenere il pubblico. I visitatori del parco possono interagire come preferiscono con l’ambiente circostante, e non solo vincolati da alcuna regola, sapendo che ogni abuso non sarà verso un uomo ma verso una macchina. Le macchine naturalmente sono programmate per non nuocere in nessun caso ai visitatori, ma naturalmente ad un certo punto prenderanno coscienza e si ribelleranno.

Se il tema ti ricorda Jurassic Park è perché l’autore (Crichton) ha riutilizzato alcuni elementi di questa sceneggiatura del ’73 per la stesura del suo più famoso romanzo, ambientato in un altro parco di divertimento fuori controllo.

La serie sotto la direzione di Jonahan Nolan (Person of Interest) è molto bel prodotta, con un cast di tutto rispetto (tra gli altri Ed Harris, Antony Hopkins), un buon comparto di effetti visivi ed una recitazione spettacolare dei personaggi robot.

Le tematiche sfiorate nel primo episodio sono parecchie: partiamo da un accenno alla uncanny valley nell’idea che i robot possano diventare troppo simili agli umani da rendere sgradevole per gli ospiti il loro abuso; ad un riferimento a come gli attori portano dentro tutti i loro personaggi, quando un robot impazzendo riscopre le memorie cancellate delle sue vecchie interpretazioni di Shakespeare.

Ma il tema fondamentale è quello del gioco e intelligentsia artificiale: i riferimenti ai giochi sandbox sono come prevedibile abbastanza evidenti, soprattutto come l’interazione dei “giocatori” che scombini i piani dello “sceneggiatore” che scrive i copioni per i robot: una situazione abbastanza comune per i Dungeon Master e per gli autori di videogiochi con un ampio grado di libertà.

Per ora la serie promette molto bene: l’unico mio dubbio è come possa esserci materiale per stirare una simile vicenda (che va benissimo per un film di 88 minuti) in una stagione di 10 episodi da 60 minuti, più eventuali stagioni successive: insomma, il rischio di salto dello squalo è altissimo.