I 10 titoli con cui ho giocato di più nel 2018

Fine anno tempo di valutazioni e classifiche: come l’anno scorso ecco i giochi a cui ho giocato di più nel 2018 su Steam

  1. Stellaris 143 ore
  2. Europa Universalis IV 106 ore
  3. Factorio 77 ore
  4. H1Z1 27 ore
  5. Crusader Kings II 23 ore
  6. Car Mechanic Simulator 201 21,2 ore
  7. IL-2 Sturmovik: Battle of Stalingrad 21 ore
  8. Victoria II 18 ore
  9. Production Line 17,2 ore
  10. STAR WARS X-Wing Special Edition 9,1 ore

La prevalenza dei giochi paradox si nota benissimo anche quest’anno, e come immaginavo Stellaris sarebbe stato il primo titolo per ore giocate. Crusarer Kings 2 è stato scalzato dal primo posto, e vediamo due considerabili new entry. Factorio e H1Z1.

Factorio è stato probabilmente uno dei migliori acquisti di quest anno: un gioco quasi perfetto facile da imparare ma difficile da addomesticare.

H1Z1 è stato un amore fugace con il genere Battle Royale: gioco divertente e gratuito al quale non son stato mai troppo bravo.

Car Mechanic è stato uno dei miei “Zen game”: tipico puzzle rilassante da giocare mentre si ascolta un podcast. Le 21 ore giocate son più che sufficienti per esplorare tutto il contenuto e gran parte delle espansioni.

Sturmovik Battle of Stalingrad è uno dei miei ultimi acquisti e penso che dedicherò ancora molte ore nel prossimo anno a questo titolo.

In X-Wing alla fine ho giocato solo la prima campagna. Veramente difficile come gioco.

Ludum Dare 43

Siamo già a Dicembre ed è tempo di un nuovo Ludum Dare: il numero 43.

Per la quinta volta consecutiva ho deciso di partecipare a questa competizione, e anche in questo caso proverò a creare un gioco in Unity che possa essere giocabile via browser.

Rispetto alla volta scorsa il mio nuovo obiettivo è curare il sonoro, in particolare magari inserendo un po’ di musica.

Alle 3 di questa notte vedremo il tema, e speriamo non sia terribile!

20 Anni di Half Life

Oggi son 20 anni dall’uscita di Half Life.

Per chi non ha vissuto quei momenti Half Life ha rivoluzionato il mondo dei videogiochi come pochi altri titoli. Gli anni 90 sono stati una sequenza di titoli rivoluzionari che sfruttavano soprattutto l’accelerazione tecnologia dei processori e delle schede video, quel tipo di accelerazione che ti faceva cambiare pezzi del computer quasi ogni sei mesi.

Prima dell’uscita di Half Life fu rilasciata una demo: ancora la ricordo. Allora le demo erano distribuite tramite CD rom allegati alle riviste, internet stesso era privilegio di pochi, e quasi nessuno aveva banda sufficiente per tirar giù intere demo.

La demo di half life era particolare: in quegli anni era normale per gli FPS distribuire gratuitamente fino anche ad un terzo del videogioco completo, esattamente come fatto da Duke Nukem, Doom, o Woflenstein. Quella di Half Life era invece una demo vera e propria: un livello dimostrativo che mostrava le potenzialità del motore di gioco (eccezionali per l’epoca) e il gunplay, senza rivelare nulla della storia.

Ma è stato il gioco il vero colpo di scena: per la prima volta abbiamo avuto l’idea di un film interattivo, con un tono stabilito dal primo secondo

E dopo questo giro di giostra la storia procede ancora con lo stile di un “Walking simulator” per qualche minuto fino alla cascata di risonanza che apre un portale verso il tipico mondo pieno di mostri, portando il gioco nel vivo.

Da subito ci si rende conto che parliamo di qualcosa di completamente diverso: le prime stanze infatti le dobbiamo affrontare disarmati. I nemici naturalmente non son potenti, ma i rischi son presenti. Questo passaggio stabilisce molto bene il tono “survival” della nostra avventura: non siamo quindi il classico eroe, ma un semplice scienziato travolto dagli eventi. A breve troviamo il piede di porco, che diventerà simbolo del videogioco. Insieme al piede di porco troviamo una guardia che ci scorterà per qualche stanza: anche questo elemento era incredibile per l’epoca: l’idea di non essere l’unico personaggio nella vicenda e anzi di poterci creare una piccola squadra era certamente una ventata di aria fresca.

Poi c’è l’elemento del livello continuo: half life non era certamente un open world. Era diviso a livelli come tutti gli altri giochi, ma la transizione tra un livello e l’altro è continua con un semplice caricamento di qualche secondo. L’azione non è mai interrotta e questo aiuta ad immergersi nell’esperienza quasi cinematografica.

Poco più avanti troviamo la pistola, e insieme a questa arriva un nemico leggermente più minaccioso degli headcrab.

Proseguiamo quindi recuperando armi migliori e incontrando alieni sempre più forti fino al colpo di scena: una volta arrivati in superficie scopriamo che i militari stanno occupando la base uccidendo chiunque incontrino in modo da insabbiare l’accaduto.

Ci troviamo quindi contro dei nemici umani, dei soldati. I soldati avevano per l’epoca una intelligenza quasi incredibile: non erano carne da cannone come gli alieni, e anzi sembravano in grado di coordinarsi e stanare il nemico. Ricordo benissimo che in più occasioni hanno lanciato granate verso il mio nascondiglio e che hanno proceduto con tattiche di accerchiamento al posto di attaccarmi frontalmente.

E dopo questo abbiamo puzzle più complessi, salti da calibrare, e una storia che per quanto semplice sembrava un film comparata alla concorrenza.

Per tutti questi motivi Half Life è una pietra miliare nella storia dei videogiochi.