Alla ricerca del “Netflix” dei videogiochi

Qualche giorno fa abbiamo visto come la moda di quest’anno siano i giochi in cloud. La tecnologia dei giochi in cloud prevede nella maggior parte dei casi anche un altro grosso cambiamento: il passaggio dall’acquisto dei singoli videogiochi all’abbonamento che da accesso ad un catalogo, ovvero la fase finale della conversione da prodotto a servizio.

Come ho detto ho qualche dubbio sul successo delle operazioni di videogiochi in streaming, ma son convinto che l’idea di avere un intero catalogo come servizio avrà successo.

Netflix, ma per i videogiochi

Netflix ha avuto successo perché ha offerto ad un prezzo minore rispetto alla televisione satellitare un pacchetto di contenuti on demand, e su questo pacchetto ha cominciato a produrre contenuti originali.

Nel mondo dei videogiochi AAA abbiamo il problema del costo 60 € di base 100 € con qualche contenuto aggiuntivo. Questo costo di accesso è proibitivo per una buona fascia di mercato, e per ora la soluzione è una rapida svalutazione dei contenuti digitali.

I grossi distributori hanno probabilmente inteso che possono potenzialmente guadagnare di più offrendo a 10/15 € al mese l’intero catalogo, compreso dei nuovi contenuti originali al posto di sperare che lo stesso budget sia speso dal consumatore per comprare uno o due giochi l’anno.

I videogiochi son prodotti immateriali, quindi non è necessario che vengano venduti se si trovano altri sistemi di monetizzazione in grado di coprire i costi, soprattutto perché le case vogliono vendere dei…

Live Services

I Live Services sono l’attuale paradigma con cui vengono sviluppati la gran parte dei giochi AAA: non ci si accontenta più solo della monetizzazione iniziale (60/100 €) ma si cerca una monetizzazione ricorrente nella forma di microtransazioni e DLC.

Se si toglie la barriera iniziale dei 60 € (la “macrotransazione”) si può avere un maggiore pubblico per le microtransazioni, esattamente come succede nei giochi Free to Play, e questa logica si sposa perfettamente con il modello in abbonamento.

Inoltre tutti i giochi con componenti multiplayer avranno più possibilità di restare vive ed avere giocatori attivi anche in un mercato saturo come quello attuale.

Il problema della saturazione

Netflix è una buona idea perché con 10 € può soddisfare lo stesso bisogno precedentemente coperto con 30 € di abbonamento satellitare, e allo stesso modo 120 € all’anno per un servizio in abbonamento son molto meglio di due soli giochi AAA all’anno.

Il problema però è che Netflix non è più da solo: c’è Prime, c’è YouTube Originals, c’è Disney … e quindi quei 10 € si trasformano rapidamente in 30+ € da spendere ogni mese.

Allo stesso modo il servizio di Microsoft a 10 € va bene, ma se voglio anche i giochi di Ubisoft devo spendere altri 14 € e mano a mano che i vari player entreranno nel mercato potrò trovarmi anche con 60 € al mese per aver accesso a tutti i giochi e quindi tornerebbe più conveniente comprare un gioco al mese che avere accesso a tutti i cataloghi.

L’eterno problema dell’offline

Questo mondo chiaramente appare come un always on. E questo potrebbe creare una ulteriore spaccatura del mercato in quelle zone dove internet sempre connessa non è ancora la norma. Certo, già oggi con Steam su PC, e anche con i download delle patch su console una connessione è praticamente richiesta per chiunque voglia giocare ai giochi attuali.

Il turno di Steam

Con la mossa di Microsoft e Ubisoft l’idea di avere giochi su abbonamento su PC è diventata realtà, e per la prima volta potrebbe esserci una seria competizione a Steam, anche per la “coda media” ovvero quei giochi non AAA ma di discreto successo – tipo un Cupperhead, o un Terraria – che potrebbero essere il vero motivo per stare ancora su Steam, a parte le tonnellate di showelware pubblicate ogni giorno. Il gigante si sveglierà?

Ci troviamo probabilmente di fronte ad un nuovo cambiamento di paradigma per il modo in cui si comprano e consumano i videogiochi: con l’avvento del digitale Steam ha spazzato via GameStop e praticamente nessun gioco per PC è più venduto in scatola (salvo collectors edition). Questo sistema in abbonamento è la conseguenza naturale della dematerializzazione, e potrebbe vedere nascere un nuovo leader di mercato.

Empire of Sin

Già dagli indizi, in particolare dalla musica avevo intuito si potesse trattare di un gioco di mafia.

Sapevo che il nuovo gioco di Paradox e Romero sarebbe stato annunciato durante l’E3, ma non avevo intuito che sarebbe stato annunciato durante la conferenza Nintendo

Empire of Sin, del quale per ora abbiamo poco più del trailer qua sopra, appare come un tattico / strategico ambientato nella Chicago degli anni ’20

Vedendo il trailer ho subito pensato ad Omerta – City of Gangsters e son contento che uscirà un altro gioco di questo filone stranamente poco considerato.

Avremo tempo per conoscere questo gioco dato che è annunciato con una uscita nella primavera del 2020

E3 e la nuova moda del gioco in Streaming

Qualche mese fa Google ha annunciato Stadia, il proprio progetto di gioco in streaming senza console.

In questi giorni alle E3 sia Microsoft che Bethesda hanno annunciato servizi simili e concorrenti: Orion per Bethesda e xCloud per Microsoft.

I videogiochi in streaming potrebbero essere il prossimo passo per il mondo dei videogiochi specialmente su console: i produttori di console sarebbero solo felici di poter vendere i videogiochi come servizio e avere una spesa di abbonamento mensile al posto di un guadagno al momento della vendita della console, più una percentuale sui giochi venduti, e una ulteriore percentuale su quanto venduto attraverso lo store proprietario.

Inoltre questo potrebbe voler dire smettere di sviluppare hardware per la casa (in particolare con la soluzione di Google) per concentrarsi solo sullo sviluppo dei server.

Infine questo sarebbe il sogno di chiunque vede i giochi come un servizio, togliendo del tutto il concetto di proprietà. E su questo Microsoft ha fatto un ulteriore passo aprendo xbox game pass al mondo del PC.

Io però sono scettico sul successo di questo tipo di operazioni ed ecco perché

  1. simili esperimenti son falliti in passato, in particolare OnLive (che è stata acquisita e chiusa da Sony) dimostra come la tecnologia in teoria possa anche esserci, ma se una azienda che si è mossa per prima in questo mercato è stata chiusa nel 2015 è molto difficile pensare che negli ultimi 3 anni si siano create le condizioni di mercato per portare questo prodotto alle masse.
  2. La qualità del servizio dipende strettamente dalla connessioni, e di fatti alcuni provider ancora attivi danno insieme a questo tipo di servizio anche la connessione internet. Questa potrebbe essere la strada di Google, ma se Microsoft, Sony, o Bethesda volessero intraprendere una strada simile questo vorrebbe dire mettersi d’accordo con le telco e fornire il servizio impacchettato nelle offerte (come in qualche caso sta facendo Netflix)
  3. Nonostante tutto non c’è ancora una sufficiente copertura della banda larga. Io stesso son passato dall’ADSL ad una versione sottopotenziata della fibra ottica negli scorsi mesi

Staremo a vedere se questi giochi in streaming si riveleranno solo una moda – come negli scorsi 3 anni è stata la realtà virtuale – o se saranno una rivoluzione del modo di giocare.

Una cosa è certa fin da ora: se funzioneranno si creerà una spaccatura ancora più forte tra quelli che hanno una connessione veloce e quelli che non la hanno.

Game of Thrones 8×3: Nemici interni ed esterni

Riprendo l’analisi di Game of Thrones perché ritengo che l’ultima stagione, per quanto disastrosa, sia possa dare ottimi spunti di riflessione. Saltiamo i primi 2 episodi che sono una sorta di preparazione per la battaglia di Winterfell. Da qui in avanti spoiler per il terzo episodio della ottava stagione.

Non voglio soffermarmi su come la fotografia dell’episodio sia estremamente buia, ne su come la battaglia sia tatticamente ridicola, neppure su come l’azione sia estremamente confusionaria, o ache su quanto sia assurdo nascondersi in una cripta quando si affrontano dei non morti.

Il problema più grosso della battaglia contro i non morti è che siamo solo al terzo episodio e abbiamo una battaglia risolutiva.

La serie di GoT si apre mostrandoci i non morti: la grande minaccia, il “winter is coming”, l’apocalisse.

I non morti oltre la barriera sono il più classico dei nemici esterni: il tipo di nemico che può essere affrontato solo superando le differenze e facendo fronte comune.

Game of Thrones ci ha mostrato per 8 stagione i nemici interni: i conflitti interni per il potere che erano resi ulteriormente drammatici dall’incombente disastro che sarebbe arrivato con l’imminente inverno.

Naturalmente i nemici interni son molto più interessante del nemico esterno che sostanzialmente si limita a marciare per 8 stagioni, ma il ruolo del nemico esterno è quello di far vedere che i singoli e gli egoismi portano alla sconfitta.

Possiamo vedere esempi di conflitti interni ed esterni nella storia e nella contemporaneità: i conflitti interni al parlamento Britannico che non hanno permesso di andare con una voce forte e comune a trattare con l’europa; il conflitto politico interno all’Europa che non permette di parlare con una voce sola con Russia, Cina, o Stati Uniti; il conflitto tra liberali e socialisti che ha sempre favorito l’ascesa delle dittature, e via discorrendo

Il problema del terzo episodio è che ci mostra un nemico imbattibile che viene battuto da una parte e questo narrativamente fa crollare 8 stagioni che ci hanno mostrato come stesse arrivando qualcosa di imbattibile e indistruttibile.

L’unico finale soddisfacente per il nemico esterno è vederlo vincere nel terzo episodio costringendo i nostri eroi a ripiegare per tutto il continente, e costringendo la Regina a muovere le proprie truppe per difendere in una disperata alleanza quello che rimane dei suoi regni.

A questo aggiungiamo che il super mostro finale viene ucciso da Teenage Mutant Ninja Arya che salta fuori dal nulla che neppure nel peggiore degli incontri andati in vacca nella WWE…

Ludum Dare 44: i risultati

A questo giro non è andata particolarmente bene: molti risultati sotto il 3/5 e un paio sotto il 2.5/5

In questo grafico si può vedere come il gioco sia tra i peggiori che ho presentato

Il tema non mi ha convinto fin dall’inizio, e avrei effettivamente potuto aggiungere un paio di feedback per rendere più comprensibile il gioco.

Ma di questo parlerò nel postmortem