Il successo di Euro Truck Simulator 2

Un paio di settimane fa è uscito lo scenario di spagna e portogallo per Euro Truck Simulator 2 e come altre volte questo dlc è arrivato in cima alle clasifiche giornaliere di Steam.

Certo, ci sono ragioni puramente tattiche per aver scalato la classifica: non è stato rilasciato in un giovedì particolarmente affollato, e non era attivo il preacquisto.

Oltre a questo SCS Software abbina al rilascio delle espansioni un evento su World Of Truck. World of Truck è un sistema di generazione di lavori che possono essere giocati dai giocatori nella classica modalità single player del gioco, ma che una volta completati contribuiscono a popolare un profilo pubblico del giocatore. Questo sistema viene usato per creare degli eventi speciali, tipo la consegna dei regali di natale, che hanno sia degli obiettivi personali che collettivi. Nel caso dell’espansione Iberia l’obiettivo era visitare 20 città di questa nuova mappa.

Completando questo evento si ottengono alcuni contenuti esclusivi, solitamente una livrea e alcune decorazioni per gli interni del camion. Questo tipo di bonus potrebbe essere il classico premio per il pre order, ma SCS abbinandoli a questi eventi riesce a portare tanti giocatori contemporaneamente sia ad acquistare immediatamente le espansioni, sia a giocarle e naturalmente parlarne sui social.

E sono i social un altro punto forte di SCS: la gestione della comunità – che loro chiamano #bestcommunityever – è molto positiva, divertente, partecipata e leggera. Probabilmente è l’azienda nell’ambito dei videogiochi che raccoglie meno critiche sui social.

Questo è dovuto ai contenuti di qualità portati avanti per più di 8 anni di sviluppo su un gioco che era già completo otto anni fa (ovvero non era in early access) e che in questi 8 anni si è trasformato sfruttando il nuovo hardware e affinando sempre di più la simulazione, pur mantenendo un grado di accessibilità e di difficoltà scalabile che permette anche ai giocatori più “casual” di divertirsi.

Oltre a questo naturalmente c’è una politica ben precisa su come monetizzare: i nuovi camion son sempre inclusi negli aggiornamenti gratuiti, ma possono esserci dei dlc per le personalizzazioni. Altri dlc sono le livree e alcuni carichi speciali, e naturalmente il grosso son le mappe attualmente prezzate 18 euro a prezzo pieno, e per le quali ci si può aspettare uno o due ampliamenti all’anno.

L’altro punto forte è la comunità di modder che crea contenuti gratuiti per questo gioco, in particolare ProMod con un enorme mod che dettaglia ed estende il già dettagliatissimo scenario.

Se a questo aggiungiamo una buona politica di sconti durante gli eventi, e il gioco base distribuito anche attraverso molti bundle per pochi euro possiamo capire come un simile titolo che normalmente sarebbe di dominio degli impallinati delle simulazioni è diventato un successo con più di 300.000 recensioni positive (97%) che è arrivato ad avere più di 60.000 giocatori contemporanei, e ha certamente venduto diversi milioni di copie.

Mank

Il secondo film della mia rassegna degli Oscar è Mank.

Il film narra la scrittura della sceneggiatura di Quarto Potere dal punto di vista dello sceneggiatore Herman Mankiewicz.

Il tempo presente mostra Mankiewicz confinato in una casa nel deserto con una gamba rotta in seguito ad un incidente stradale, e con solo 60 giorni per scrivere una sceneggiatura.

La narrazione è intervallata da flashback che mostrano una serie di episodi della vita di Mank che avrebbero ispirato la stesura di Quarto Potere.

Dal punto di vista tecnico il film è in bianco e nero e girato con una fotografia che ricorda quella di Quarto Potere, oltre che probabilmente alcuni effetti sonori aggiunti per far in modo che il film sembri più datato.

La vicenda tocca i temi del potere politico di Hollywood e naturalmente è quasi impossibile non vedere un velato parallelismo tra Kane e Trump. Viene esplorato il cinema utilizzato come propaganda, con i dovuti parallelismi al nazismo che era contemporaneo al periodo in cui si svolgono gli eventi.

Gary Oldman dopo l’ora più buia viene chiamato per i ruoli del vecchio britannico ubriaco, ma in questo film non mi è sembrato particolarmente convincente. C’è anche da dire che non conosco il vero Mankiewicz.

Il film funziona, ma non l’ho trovato particolarmente degno di nota. Una buona storia da vedere dopo aver visto Quarto Potere.

Il processo ai Chicago 7

Il primo film per la mia rassegna dei candidati all’oscar è The Trial of the Chicago 7.

Scritto e diretto da Aaron Sorkin questa storia racconta il processo avvenuto in seguito agli sconti avvenuti durante le proteste fuori dalla convention democratica del ’68 a Chicago.

Il racconto è completamente visto dalla parte della difesa, ovvero gli organizzatori delle proteste. Il processo viene dipinto come “politico” e voluto direttamente dalla nuova amministrazione Nixon.

Il film parte alla grande con una rapida sequenza che contemporaneamente ci presenta i “Chicago 7” e il capo delle Pantere Nere – l’ottavo dei 7 – oltre a introdurci al clima di tensione del 68 americano in seguito agli omicidi di Martin Luther King e Robert Kennedy.

Una introduzione dei personaggi scritta veramente bene: cosa che andrebbe studiata da molti sceneggiatori di film di supereroi che impiegano ore per introdurre un personaggio che magari gli spettatori conoscono già.

Il processo comincia praticamente immediatamente, e gran parte del film si svolge all’interno dell’aula di tribunale.

Naturalmente le scene delle manifestazioni e degli scontri vengono mostrate con quando i personaggi le testimoniano in tribunale.

L’aspetto convincente di questa storia è come gli imputati rappresentano le diverse sfaccettature delle proteste del 68.

Ci sono naturalmente gli hippy, adeguatamente rappresentati da Abbie Hoffman interpretato magistralmente da Sasha Baron Cohen; il movimento studentesco, sobri e pragmatici e opposti alla visione radicale degli hippy; c’è un adulto che è stato obbiettore di coscienza durante la seconda guerra mondiale; poi naturalmente il punto di vista afroamericano rappresentato da Bobby Seale interpretato da Yahya Abdul-Mateen II.

Aaron Sorkin ancora una volta riesce a portare al cinema quello che potrebbe funzionare molto bene anche in un teatro, e ancora una volta mi convinco che sia tra i migliori drammaturghi del nostro tempo.

Tra i film di Sorkin questo mi ha convinto molto di più di The Social Network. Non arriva probabilmente alle vette di Codice d’Onore, ma è comunque meritatamente in gara per gli oscar.

Snyder Cut: un involontario dietro le quinte della produzione di un blockbuster Hollywoodiano

Ho visto Zack Snyder’s Justice League e non lo considero un capolavoro. Lo considero un buon film con dei difetti insiti alla base della storia. In particolare un avversario troppo generico anche nella versione di Snyder che genericamente minaccia di distruggere il mondo.

Detto questo lo Snyder Cut è infinitamente meglio della versione cinematografica di Justice League. E questo ha dell’incredibile.

Lo Snyder Cut contrariamente a quanto si possa immaginare non è semplicemente una versione più lunga del film originale, ma è praticamente un film totalmente diverso.

Justice League non è nato nel migliore dei modi: in seguito al successo dell’universo cinematografico Marvel DC Comics ha provato a mettersi al passo bruciando le tappe.

Dopo Man of Steel è uscito Batman v Superman Dawn of Justice un film con l’impossibile pretesa di mostrare non solo il più epico scontro di supereroi mai portato sullo schermo, ma anche gettare le basi per la Justice League.

Il film di Wonder Woman seppure storia standalone ha risollevato un po’ le sorti del franchise. Poi è arrivato Justice League…

Justice League era pensato come una opera in due film: il primo un sostanziale setup di Flash e Cyborg, e il secondo la resurrezione di Superman e la battaglia finale.

L’idea dei due film non andò in porto.

Poi la tragedia: Zack Snyder lascia la produzione in seguito al suicido di sua figlia. Al suo posto subentra Joss Whedon regista dei primi due film degli Avenger.

Probabilmente su istruzioni di Warner Brothers con l’intento di rendere il film meno cupo viene prodotto altro materiale con una grossa serie di reshoot.

Il tutto viene montato in un film di due ore con grossi problemi di tono (dramma misto gag stile Vacanze di Natale) e dove Cyborg e Flash vengono totalmente sacrificati; in particolare Cyborg che non ha un ruolo nel film.

Arriviamo ora allo Snyder Cut: 4 ore. Tutti i reshoot sostanzialmente eliminati, tono cupo ripristinato (e nonostante questo Flash riesce ad essere la spalla comica) e molto spazio ai personaggi.

Viene mostrata una piccola avventura di Flash: un quadretto che mostra i suoi poteri. Per Cyborg abbiamo una più dettagliata origin story, che si incastra in modo naturale con il film.

Il finale è completamente ristrutturato, passando da quello originale che ruotava attorno a Superman a questo che ruota attorno a Flash e Cyborg (e dove in realtà Batman praticamente scompare).

La questione da chiedere ai produttori è: ma non sarebbe stato il caso al posto di rigirare mezzo film ottenendo qualche cosa di totalmente mediocre di usare le tonnellate di materiale per creare un film di 2 ore?

L’ultima mezzora dello Snyder cut è un epilogo che contiene l’originale scena post credit, e altre due scene post credit particolarmente assurde (anche perché fan parte del film e se le si considera parte del film allora il giudizio peggiora)

La scena di Wonder Woman a Londra per quanto eccezionale è anche inutile, dato che Wonder Woman ha il suo film stand alone, e potrebbe essere tolta.

Anche la battaglia delle amazzoni può essere accorciata.

Facile quindi capire che si sarebbe potuto avere un film di 120 – 180 minuti tranquillamente con il materiale di Snyder.

Ed è per questo che lo Snyder Cut è un involontario dietro le quinte: perché ci mostra in che modo folle, controintuitivo, e contro il giudizio dei fan funzionino le grosse produzioni cinematografiche.

Le 29 Canzoni di Eurovision 2021

Dopo la cancellazione dell’edizione del 2020 Eurovision Song Contest tornerà a Rotterdam il 18, 20, e 22 Maggio.

Le 39 canzoni in gara son state selezionate dalle rispettive nazioni: quest’anno abbiamo a che fare con molti stili musicali diversi, e anche molte canzoni non in inglese.

Probabilmente dedicherò altri articoli sulle canzoni che mi convincono di più

Nel mentre ecco le 39 canzoni in gara