Greyhound e Uboot 96

Ho visto Greyhound, film con Tom Hanks che racconta la vita a bordo di una cacciatorpedinera di scorta ad un convoglio di navi nell’atlantico durante la seconda guerra mondiale.

Il punto di vista di questo film americano è diametralmente opposto a quello del classico tedesco Uboot 96.

In Greyhound gli uboot vengono dipinti come un nemico invisibile e letale, con un chiaro vantaggio sulle navi di scorta.

In Uboot 96 gli uboot vengono dipinti come delle navi quasi suicide che possono avere un vantaggio solo fino a quando riescono a rimanere invisibili, e possono attaccare senza troppi rischi solo navi isolate.

In Uboot 96 un destroyer britannico o americano sono una condanna a morte quasi certa per l’equipaggio, e anche i numeri storici confermano questo secondo punto di vista.

Greyhound non ha solo un nemico dipinto come più letale di quello che era ma ha anche un enorme problema nel raccontare una storia avvincente. I personaggi di Uboot 96 sono tutti estremamente caratterizzati: li conosciamo prima della missione, e durante la missione saranno più le interazioni tra l’equipaggio il punto di interesse rispetto alla azione vera e propria.

In Greyhound invece abbiamo solo una breve caratterizzazione alquanto generica del capitano, del quale sappiamo sostanzialmente solo che è fidanzato. E tutti i personaggi della nave non son sufficientemente caratterizzati e il loro sacrificio resta vano.

Naturalmente dal punto di vista visivo Greyhound è impressionante, anche se molte delle lente manovre navali sono rese molto più spettacolari del dovuto.

Per quanto questi due film raccontino una storia di guerra da due punti di vista è sempre il fattore umano quello che vince sopra gli effetti speciali.