Blade Runner: Versione originale

Cominciamo la serie di articoli dedicati a Blade Runner parlando della versione originale.

Blade Runner ha avuto una produzione parecchio travagliata. Fuori tempo, e fuori budget praticamente dai primi giorni di produzione è praticamente un miracolo se il film è arrivato nei cinema.

Solo la quantità di materiale tagliato dalla prima versione del film potrebbe essere sufficiente per creare un secondo film, e ciò nonostante la versione originale arrivi a 1 ora e 57 minuti.

Blade Runner è ad una prima visione un film abbastanza difficile da capire, in particolare le prime scene.

Dopo un minuto di titoli di testa su schermo nero il film si apre con un testo descrittivo che più o meno ci introduce al film; Los Angeles Novembre, 2019 quindi siamo in volo sopra una strana città dove da una sorta di zona industriale si alzano delle fiamme in cielo. Le immagini sono intervallate da un occhio, quindi delle auto volanti ci sorpassano mentre ci avviciniamo a due enormi palazzi a forma di piramide tronca. Siamo subito nel vivo della storia quando un intervistatore, che possiamo provare ad intuire sia un poliziotto pone uno strano test psicologico ad un altro personaggio che ad un certo punto gli spara uccidendolo.

Quindi di nuovo vediamo la città, questa volta da vicino con enormi schermi pubblicitari e auto volanti, neon e scritte in giapponese. Scendiamo piano piano a livello stradale dal quale guardando in alto vediamo un dirigibile pubblicitario che pubblicizza le colonie extramondo. E finalmente vediamo una strada piena di gente: piove e le persone hanno ombrelli con un tubo al neon per manico; c’è un chiosco di sushi pieno di gente ma piano piano la telecamera si avvicina al protagonista Deckard che è seduto davanti ad una vetrina di un negozio anch’essa piena di neon, e sta leggendo il giornale.

Di nuovo il dirigibile, e questa volta il protagonista alza lo sguardo attirato dalla pubblicità. Quindi guarda il chiosco di sushi dove il cuoco lo sta invitando parlando una lingua non meglio identificata. Deckard ordina in inglese e il cuoco gli risponde nella strana lingua. Si intendono a gesti e quindi Deckard si accomoda. A questo punto arriva un poliziotto e un uomo in borghese che parlano con Deckard sempre nella lingua straniera: Deckard chiede aiuto al cuoco che gli traduce in inglese “dicono che sei in arresto”…

Come è facile immaginarsi quando questa sequenza iniziale è stata mostrata ad un pubblico di prova questi son rimasti molto confusi, e nonostante ora possa sembrarci del tutto familiare quella scena è parecchio da elaborare come introduzione ad un mondo che non si è mai visto.

Per questa ragione lo studio ha deciso di aggiungere una voce narrante dello stesso Ford per cercare di spiegare più o meno cosa stesse succedendo dal punto di vista del protagonista.

Ford però non è certamente uno dei migliori doppiatori che esista, e quelle scene sono state registrate in post produzione senza quasi nessuna idea di come sarebbero dovute suonare, e in effetti nella versione originale inglese sono inascoltabili.

L’altra grossa modifica apportata nel taglio originale è l’inclusione di un lieto fine, montato in fretta e furia con un paio di inquadrature di Ford e Young in auto e seguite da delle scene in pieno giorno di volo sopra le montagne.

Le scene che contrastano estremamente con il film sostanzialmente tutto notturno sono state “prestate” al regista da Kubrick, e provengono dalle ore di girato per i titoli di testa di Shining.

Sia il lieto fine che òa voce fuoricampo verranno rimossi già nel Directors Cut del ’92.

Con il doppiaggio italiano però questa voce narrante interpretata da Michele Gammino è parecchio godibile, e per questo io considero tuttora la versione originale doppiata in italiano la migliore opzione per una prima visione, e comunque una versione molto godibile anche per gli appassionati.

Il Mese di Blade Runner

Questo Novembre è il mese in cui si svolge il film Blade Runner.

Blade Runner è un film fondamentale nella definizione dell’estetica cyberpunk, in particolare per il suo aspetto visuale.

Ho deciso di dedicare questo mese a Blade Runner. Non so ancora quanti articoli riuscirò a scrivere e se scriverò anche di altri argomenti. Comunque voglio parlarvi del film originale e delle sue versioni, del sequel, del videogioco di Westwood e degli altri videogiochi, dei videogiochi palesemente ispirati a questa estetica, e degli altri film. Probabilmente anche qualcosa sul libro “Il cacciatore di androidi” (Do Androids Dream of Electric Sheep?) che però è parecchio che non rileggo.

Ludum Dare 45: Risultati

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Sono usciti i risultati del Ludum Dare 45 e Start 95 si è classificato come il mio gioco con i voti più alti in quasi tutte le categorie.

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Come si può notare l’unica categoria in cui è andato praticamente sotto tutti gli altri giochi è l’innovazione (l’audio è a zero perché non ero valutato su quell’aspetto).

Il gioco infatti ha molto poco di innovativo: è un clone di un tipo di gioco che esiste almeno dagli anni ’80 e senza alcun particolare twist all’idea di base, a parte che il personaggio rallenta ogni volta che guadagna un punto.

Il resto è puramente tema, e in particolare una interpretazione umoristica del tema: per questa ragione i punteggi di humor e tema son molto alti.

Anche la grafica ha ricevuto un punteggio molto alto, nonostante fosse più semplice di quella degli altri giochi, e senza uno stile distintivo anzi: faceva proprio di tutto per imitare la grafica di Windows 95.

Questi risultati mi dicono qualcosa di importante sul funzionamento della critica: una idea banale eseguita in modo buono ha più successo di un’idea originale eseguita in modo altrettanto buono.

Se si vuole uscire dagli schemi proponendo una novità occorre fare di tutto per aumentare la qualità e per rendere l’idea perfettamente comprensibile perché nella valutazione finale un gioco non immediatamente accessibile e divertente verrà penalizzato anche per le sue componenti di grafica e sonoro, dove un gioco più semplice – magari l’ennesimo clone di un tower defence – riceve valutazioni più alte.

Nei prossimi giorni scriverò un post mortem più completo di questo progetto che inaspettatamente è stato gradito, nonostante lo sforzo minimo che ha richiesto per la sua realizzazione.

Passo falso di Paradox nella settimana di PDXCON

Nelle settimane di avvicinamento a PDXCON (19-20 Ottobre) Paradox ha cominciato attraverso i propri canali a rivelare un nuovo gioco di Stellaris.

Con poca sorpresa questo videogioco si è rivelato essere per cellulari…

Sviluppato dai cinesi di GameBear il gioco come immaginabile non è stato accolto positivamente dai fan “Core” di Paradox.

Questo è probabilmente il motivo che ha spinto Paradox ad annunciare il gioco prima di PDXCON in modo da evitare di far la stessa figura di Blizzard con l’annuncio di Diablo Mobile.

I problemi però non si fermano qui: in poche ore gli utenti si accorgono che il gioco contiene alcune immagini “rubate” da dei concept art di Halo.

Paradox ha quindi correttamente bloccato i server del gioco e iniziato una verifica di tutti il materiale.

Ma una simile violazione del copyright – purtroppo abbastanza comune nel mercato cinese – non avrebbe dovuto sorprendere Paradox.

GameBear è lo sviluppatore di Nova Empire che a sua volta è un clone di Stellaris con asset saccheggiati da Stellaris. Anche il trailer del gioco è copiato da pezzi del trailer di Stellaris:Utopia.

Quando Paradox ha dato a GameBear i diritti di Stellaris questi si sono sostanzialmente limitati a creare una parziale nuova veste grafica del clone (esattamente come era successo per Diablo), ma nel farlo ci hanno lasciato degli asset di altri giochi e soprattutto non hanno tolto tutti i riferimenti al gioco originale, tanto che questo messaggio di errore è stato trovato poco dopo

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Ci si chiedeva quanto avrebbero influito gli investitori cinesi su Paradox, in congiunzione anche al cambio del CEO storico dell’azienda. Purtroppo sembrerebbe che gli effetti siano disastrosi.

Non un buon modo di aprire la settimana di PDXCON