New Rose Hotel

New Rose Hotel è certamente il peggior film tra quelli che ho scelto per la rassegna di cinema Cyberpunk.

Il bugget limitatissimo e il materiale su cui è basato – un racconto di 12 pagine – sono due chiari segni di quanto questo film avrà difficoltà a riempire il tempo di un lungometraggio.

I primi 70 minuti sono la storia, raccontata in modo molto lento e senza mostrare neppure per sbaglio una scena d’azione, anche se ce ne sarebbero state almeno tre possibili.

Gli ultimi 20 minuti saltateli direttamente: è una sorta di cortometraggio che racconta nuovamente tutto il film che avete appena visto, attraverso dei flashback.

Ma allora perché ho incluso questo film nella lista? Due ragioni fondamentalmente

La prima è che si tratta probabilmente della resa cinematografica più fedele di un racconto di William Gibson, appunto l’omonimo New Rose Hotel che potete trovare nella raccolta “La notte che bruciammo Chrome”.

La seconda e più importante è che questo film è un esempio di come il Cyberpunk non debba per forza essere elettronica, cybernetica, e luci al neon.

Possono bastare alcuni elementi: nel caso di New Rose Hotel vediamo un mondo dove gli scienziati sono contesi tra le multinazionali, e gli headhunter ricorrono a tutti i mezzi leciti e illeciti per strappare un talento da una azienda concorrente.

Le multinazionali spregiudicate, il mondo globalizzato abitato da persone senza patria, condita con l’estetica giapponese sono alla base dei racconti di Gibson, che sono probabilmente ispirati da vicino dal suo vivere in giappone negli anni ’80.

Quindi il cyberpunk non è solo tecnologia, e non è solo estetica: è alla base un mercato senza regole e senza morale.

Questo elemento che avevamo già visto in Nirvana ci accompagnerà in molti dei prossimi 8 film.

Nirvana

Cominciamo questa rassegna con quello che considero il film che meglio coglie l’idea di Cyberpunk: Nirvana.

Probabilmente il film più inaspettato di Salvatores che nel ’97 all’apice della sua carriera dopo aver ricevuto l’oscar per Mediterraneo riesce a tirar fuori qualcosa di particolarmente inaspettato per un film italiano. Un film di Fantascienza, e non solo: un film puramente Cyberpunk.

Nirvana racconta la storia di Jimi, programmatore dell’Okosama Starr e autore del videogioco Nirvana, che partendo dalla sua casa nel centro si troverà a girare le periferie (lo sprawl) nei quartieri di Marrakech, e Bombay City nel tentativo di trovare un modo per cancellare il suo videogioco, che ha preso coscienza.

Il centro viene mostrato in poche immagini, come una via piena di Neon, pubblicità, e gente di varie etnie. I mendicanti in centro vengono presi a manganellate dalla polizia, e anche chi lavora in centro non è trattato con molto riguardo, come il tassista Corvo Rosso 610.

Lo sprawl invece è dipinto come una zona dove può succedere di tutto: qualunque trasgressione è permessa, e l’unica pubblicità degna di nota è il bollettino settimanale delle droghe, mostrato sugli schermi di Marrakech.

Lo sprawl virtuale del videogioco è ancora più violento: a Shangai Town la yakuza, i cacciatori di organi, e strani personaggi con “pistoloni” al posto delle braccia non perdono occasione per togliere la vita al personaggio Solo.

L’aspetto che rende questo film il migliore esempio di cyberpunk è probabilmente il modo in cui l’ambientazione traspare dai personaggi. Joystick, lo spiantato “angelo” compagno di avventure di Jimmy si è venduto le cornee ed ora vede attraverso due occhi cibernetici da quattro soldi; Naima ha perso la memoria durante un “attacco” ad una banca dati ed ora può ricordare solo con dei chip di memoria. I chip di memoria tra l’altro sono anche una idea che torna in Cyberpunk 2077 dove il protagonista si porterà dietro la coscienza di Jonny Silverhand nella forma di un biochip.

In alcune scene la diversità di questo mondo viene mostrata in tutta la sua bellezza: in particolare nella scena dell’inseguimento con i sicari assoldati dalla Okosama Starr a Bombay City. In questa scena concitata ogni porta che viene aperta mostra un quadro diverso di questo mondo futuribile, in cui anche qualcuno che sta cercando la pace interiore nella meditazione può prendere un fucile a pompa e spararti nella schiena se lo disturbi.

Il film culmina con la scena nel cyberspazio mostrato come una sorta di sogno virtuale celebrale dove le difese delle banche dati ti leggono nella testa e usano i tuoi ricordi contro di te. La culminazione perfetta di un film che molto prima di Matrix si poneva tutte le domande su cosa sia il reale e cosa sia il virtuale.

Nirvana anche esteticamente mostra molti personaggi tipicamente “punk” e la colonna sonora alterna pezzi tecno a canzoni dei NoFx.

La cornice multietnica, le megacorporazioni che possono fare qualunque cosa, e la tecnologia che permea ogni aspetto della vita, anche spirituale contribuiscono a creare una gemma inaspettata del cinema italiano.

Perché penso che questo film colga alla perfezione lo stile Cyberpunk? Perché la storia di questo film non è importante: è importante l’estetica, l’ambientazione, e l’idea del vasto mondo che ruota attorno ai personaggi. Questo viene mostrato ancora meglio paragonando le vicende dei personaggi reali e virtuali.

Perché è quella un po’ la chiave del cyberpunk letterario, in particolare di Gibson. Non conta molto la profondità della storia, ma conta il mondo in cui si svolge.

10 Film nell’attesa di Cyberpunk 2077

Cyberpunk 2077 è certamente il gioco che più aspetto di quest’anno, e una delle ragioni per cui ho cambiato PC

Dopo una serie lunghissima di rinvii – incrociando le dita – il gioco dovrebbe uscire il prossimo 10 Dicembre.

Per prepararmi all’evento ho deciso di rivedere e commentare 10 film Cyberpunk.

Non ho scelto questi film perché li considero i migliori, ma perché ognuno ha qualcosa di diverso da raccontarci sul tema.

Quindi ecco i 10 titoli che commenterò nei prossimi giorni

Cominciamo domani con Nirvana

Giro Intorno all’Europa in Flight Simulator 2020

Ho completato il giro dell’Europa in Flight Simulator toccando Francia, Olanda, Belgio, Germania, Danimarca, Svezia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Romania, Bulgaria, Grecia, Albania, e per finire risalendo tutta l’Italia.

27 tappe, per circa 30 ore di volo. A bassa quota, volando a vista quando possibile. Una esperienza che effettivamente è possibile solo con uno scenario basato su fotografie satellitari e un buon autogen come quello di Flight Simulator 2020.Qui tutte le tappe del viaggio

Giro Intorno all’Europa: da Bari a Milano

Da Bari a Napoli

Volando in Italia si può cominciare a seguire la rete autostradale che è certamente uno dei migliori riferimenti al suolo che si possa avere volando.

In questo volo ho impostato solo la destinazione, caricandola direttamente sul computer di bordo una volta acceso l’aereo, prima di staccare i freni.

Su google map avevo visto un particolare svincolo a fiore vicino ad una floricultura piena di serre. Ho deciso di seguire la A14 fino a questo svincolo, e quindi proseguire sulla A16 fino a Napoli.

Il volo è stato tranquillo nonostante le nuvole abbastanza basse durante la fase di avvicinamento.

Atterraggio praticamente perfetto e il tutto in meno di un’ora di volo.

Lo svincolo e la Südkultur

Da Napoli a Roma

In questa tratta ho seguito la costa muovendomi da uno strato nuvoloso fino al sole sopra Roma.

Ho deciso di atterrare a Ciampino, ma prima ho effettuato un sorvolo sulla capitale, completamente riprodotta tramite fotogrammetria.

Roma

Da Roma a Firenze

In questa tratta ho potuto seguire abbastanza agilmente l’autostrada del sole, lungo la valle del Tevere. Le nuvole basse mi hanno obbligato a volare abbastanza vicino alle colline.

Lo scenario attraversato in questo tratto dell’autostrada del sole è uno di quelli che preferisco in italia: colline sormontati da paesi, nel mezzo degli appennini.

Su Firenze ho trovato la pioggia, ma ho comunque effettuato un sorvolo della città prima di atterrare.

Firenze

Da Firenze a Milano

Anche in questa tratta ho potuto seguire l’Autostrada del sole attraverso l’appennino fino a Bologna, e poi risalire lungo la pianura, superare il Po e arrivare a Milano.

Il tempo è stato variabile, ma una volta arrivato su Milano mi ha sorpreso la nebbia che ha accompagnato gli ultimi kilometri di questo lungo viaggio

Milano