Gli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale

Oggi esattamente 100 anni fa il parlamento degli Stati Uniti dichiarava guerra alla Germania entrando attivamente nella prima guerra mondiale.

WHEREAS, The Imperial German Government has committed repeated acts of war against the people of the United States of America; therefore, be it resolved by the Senate and House of Representatives of the United States of America in Congress assembled, That the state of war between the United States and the Imperial German Government, which has thus been thrust upon the United States, is hereby formally declared; and that the President be, and he is hereby, authorized and directed to employ the entire naval and military forces of the United States and the resources of the Government to carry on war against the Imperial German Government; and to bring the conflict to a successful termination all the resources of the country are hereby pledged by the Congress of the United States.

Gli Stai Uniti nel 1917 erano uno stato multiculturale formato da immigrati europei, di cui una parte consistenti erano proprio Tedeschi: per questa ragione il presidente Wilson provò il più possibile a mantenere la neutralità nonostante le atrocità Tedesche in Belgio.

Fu quando nel Febbraio del 1917 i tedeschi optarono per la guerra sottomarina senza limitazioni – attaccando quindi anche i convogli – che il presidente fu costretto a tagliare tutti i rapporti diplomatici con la Germania, facendo precipitare la situazione verso la guerra.

Durante questa guerra la società americana cambiò profondamente: in un paese di migranti molto legato alle singole identità nazionali nacque un forte sentimento antitedesco che portò molte persone a cambiare cognome e abitudini. La prima guerra mondiale per gli Stati Uniti è stato un importante evento dove si è forgiata l’identità nazionale del popolo Americano. Per la Germania invece la mobilitazione americana fu l’inizio della fine.

Un anno di Panama Papers

Il 3 Aprile dello scorso anno vennero rilasciati i Panapa Papers

Ad un anno di distanza direi che – a parte il primo ministro Islandese – non è cambiato nulla praticamente nulla qua da noi.

Ci sarebbe da analizzare se nel Regno Unito i Panama Papers abbiano avuto qualche relazione con la protesta che ha portato al Brexit.

Ancora più interessante è l’analisi del nostro sistema attuale dell’informazione dove stiamo da 7 anni a parlare del Bosetti, ma questioni più rilevanti ma anche più difficili da comprendere di un caso di nera vengono dimenticate alla fine di un ciclo giornalistico di poche settimane.

Perché è questo il problema dei leaks: non è tanto che c’è una enorme cospirazione volta ad insabbiare tutto, è che al di la dell’eccitazione iniziale il risultato di determinate rivelazioni non è immediato, e non è per nulla eccitante. Il tempo delle indagini è lungo, e anche solo il tempo per leggere e articolare migliaia di documenti è più lungo di quello che lo spettatore dell’informazione in tempo reale si aspetta di attendere. Per questo storie come i Panama Papers si perdono nel marasma di gossip che sono i nostri giornali.

Stato del Blog Marzo 2017

Anche Marzo si è concluso con qualche articolo in ritardo, ma tutti e 23 sono ora contati e pubblicati. Globalmente ho raggiunto quota 175.

Solo 170 sessioni, ovvero -34% rispetto al mese precedente, e 123 utenti (-36%). Effettivamente pubblicare gli articoli in ritardo ha questo effetto, in particolare se non li promuovo sui social media.

61% da desktop, 30% cellulare, 9% tablet: tablet invariato, e un po’ più di visite da cellulare.

48% motori di ricerca, 27% social, 16% diretti, 8% referral, e 1% email.

Anche questo mese Trump ci ha dato modo di parlare in più occasioni, ma se non altro son riuscito a scrivere qualche recensione di cinema: per il mese prossimo mi aspetto sicuramente la recensione di Ghost in the Shell (forse addirittura domani), e naturalmente ancora pun po’ di cronaca su No Man’s Sky. Probabilmente riprenderò a scrivere di prima guerra mondiale seguendo il Bloody April, e la rivoluzione d’ottobre.

Considerando i ponti e le festività che si accavallano in questo mese sarà dura tenere il ritmo di pubblicazione, ma cercherò dove possibile di portarmi avanti.

From Lake Geneva to Finland Station

Oggi esattamente 100 anni fa Lenin scendeva dal treno piombato che dalla Svizzera lo riportava a San Pietroburgo.

In Febbraio in seguito alle terribili condizioni causate dal protrarsi della prima guerra mondiale il popolo russo insieme ai militari depose lo Zar. La situazione successiva alla rivoluzione di Febbraio era estremamente volatile, ma i bolscevichi erano carenti di leader e organizzatori politici che erano in Esilio, come appunto Lenin.

Per i Tedeschi il rientro di Lenin in Russia serviva a garantire la fine delle ostilità sul fronte orientale, mentre per la Russia il suo arrivo significò la riorganizzazione dei bolscevichi partendo dalle direttive delle tesi di aprile che portarono alla rivoluzione d’Ottobre.

Nel ricordare questa giornata di 100 anni fa non possiamo però dimenticare le vittime dell’attentato che ha colpito incidentalmente oggi la città di San Pietroburgo.

Verso Eurovision 2017

A poco più di un mese ecco le canzoni più gradite secondo la classifica di ascolto del canale youtube di eurovision.

Già, il nostro Gabbani quest’anno è il favorito e i bookmakers lo danno vincente a 2.5 contro il 6 della Bulgaria.

Il sogno di riportare eurovision in Italia potrebbe essere quindi molto vicino: l’ultima volta che abbiamo vinto è stato con Toto Cutugno nel 1990 e quindi l’ultima volta che la competizione si è svolta nella nostra nazione è stata Roma 1991.

Da allora le cose sono cambiate e la competizione è diventata molto più grande, soprattutto per la dimensione del palco e del palazzetto che la ospita: la RAI quindi in caso di vittoria si troverà a scegliere quale città dovrà ospitare l’evento, e se decide di seguire la strada adottata dall’ucraina allora saranno proprio le città a doversi candidare, un po’ come per un grande evento sportivo.

Unica nuvola su questa grande competizione canora è la situazione diplomatica con la Russia che speriamo rientri nelle prossime settimane.

Le semifinali saranno il 9 e l’11 Maggio, mentre la finale – dove l’Italia parte automaticamente qualificata – sarà Sabato 13.

Buona fortuna a Gabbani e al suo gorilla!