Trump è la fine del Partito Repubblicano


Da quando Trump correva per la nomination mi son sempre ripetuto che Trump sarebbe stato la fine del partito Repubblicano per come lo conosciamo: il suo carattere da outsider non lega con quasi nessuno dei politici del partito, la sua presenza è imbarazzante nelle campagne elettorali, e il suo ruolo di capo politico è messo in discussione da Paul Ryan.

L’elezione di Trump è stata per questo motivo una disgrazia per i Repubblicani. I Repubblicani negli ultimi 8 anni hanno potuto solo arginare la presidenza Obama paralizzando il Parlamento, ma non son riusciti a far valere la loro maggioranza, che avrebbe dovuto garantirgli il potere legislativo.

Ora con Trump dovrebbero avere un presidente alleato, e una maggioranza parlamentare, ma ciò nonostante il loro piano di abrogare e sostituire l’Obamacare, è stato prima spacchettato in tre fasi in modo che la prima fase potesse essere approvata d’urgenza; ma poi anche questa prima relativamente semplice fase si è arenata prima del voto.

Tre fattori fondamentali hanno portato a questa debacle: una parte del popolo si è mobilitata molto rumorosamente a favore di Obamacare e contro la riforma repubblicana, i sondaggi mostrano che il 52% degli americani disapprova l’operato del presidente, e il Presidente stesso non è in grado di trattare con i parlamentari in modo da far passare i provvedimenti importanti per il proprio partito, e che aveva lui stesso promesso come prioritari.

In questo senso Trump sta distruggendo il partito Repubblicano, che oramai è una bestia a più teste dove molto presto la posizione di Paul Ryan verrà messa in discussione. Non riuscire a legiferare con un esecutivo avverso è un discorso, ma non riuscire a legiferare con un esecutiva del proprio partito è un disastro.

La Russia a Eurovision 2017

Da quando la Russia ha cominciato a partecipare ad Eurovision nel 1994 è stato chiaro praticamente da subito che quell’evento internazionale sarebbe diventato la prosecuzione della diplomazia con altri mezzi.

La Russia infatti dal 1994 ad oggi è ha partecipato in 8 guerre di cui 2 contro altri paesi partecipanti all’Eurovision Song Contest, e se consideriamo anche il 1992 allora alla lista andrebbe aggiunta anche la Moldavia.

L’apice dei problemi diplomatici si riscontra quando uno di questi paesi ospita Eurovision: ad esempio quando la Russia ha ospitato la competizione nel 2009 la Georgia ha ritirato la sua partecipazione in seguito alla polemica generata dalla canzone “We don’t wanna put in“.

Quest’anno il paese ospitante è l’Ucraina che ha correntemente uno stato di guerra non dichiarata con la Russia in seguito all’occupazione della Crimea e all’intervento militare nelle regioni ad est del paese.

Ed è proprio sulla Crimea che ruota questa disputa: il governo Ucraino vieta espressamente l’ingresso a qualunque persona sia stata in Crimea sotto la giurisdizione Russa senza un visto Ucraino, e in questa particolare circostanza rientrano la maggior parte dei cantanti russi e in particolare Yulia Samoylova che è stata selezionata per rappresentare il paese nella competizione.

Questo braccio di ferro tra governo Ucraino e televisione Russa e EBU potrebbe risolversi in vari modi: la Russia potrebbe accettare un compromesso e competere via satellite, ma penso sia irrealistico che i Russi si abbassino a questa opzione; la Russia potrebbe ritirarsi, e probabilmente sarebbe seguita da altre nazioni in protesta. Oppure l’Ucraina potrebbe cedere, e questa sarebbe la volontà dell’EBU che ha pieno interesse a separare la geopolitica da una manifestazione musicale volta a promuovere l’integrazione tra i popoli.

Sarà veramente interessante vedere come andrà a finire questa trasmissione apolitica densa di contenuti politici.

Il Diritto di Contare


Il Diritto di Contare è la vera storia di 3 impiegate di colore alla NASA durante le missioni Mercury. Questo film offre il punto di vista delle donne di colore durante gli ultimi anni della segregazione razziale negli Stati Uniti. Le vicende personali è il razzismo presente anche in posti “progressisti” come la NASA si mischiano al duro lavoro che porterà John Glen ad essere il primo americano in orbita.

Il film seppur tratto da storie vere non è una cronaca fedele per il semplice fatto che raccontare i complessi mesi di lavoro che precedettero le missioni Mercury non funziona dal punto di vista della trama. Per questa ragione molti dei personaggi bianchi che lavorano alla NASA sono in realtà inventati, sia perché in determinati momenti dovranno avere un ruolo razzista sia perché dovranno ricoprire più posizioni diverse che nel reale programma Mercury son state ricoperte da più persone. Un’altra scena “inventata” è quella del controllo missione all’interno dell’istituto di ricerca di Langley: in realtà il controllo missione delle Mercury era a Cape Canaveral. Le licenze poetiche prese da questo film naturalmente non vanno a sminuire il valore storico di queste persone, e la supervisione della NASA nella produzione permette di andare a ricostruire e giustificare queste scelte stilistiche.

Il Diritto di Contare è un buon film, tra i rari film femminili di questa stagione, e a mio parere anche una ottima storia del programma spaziale da vedere tra Cielo d’ottobre e Apollo 13.

Il Giappone Rurale visto dai Giapponesi

Questo video promozionale su quelli che potranno essere i futuri autobus a guida automatica possiamo vedere esattamente come i giapponesi (probabilmente di città) descrivono la loro campagna.

Posti abbastanza desolati con poche persone che richiedono il servizio di trasporto (e quindi in molti casi senza trasporti pubblici) abitata prevalentemente da anziani e qualche studente.

Mi piacerebbe molto vedere il Giappone anche al di fuori delle grandi città: effettivamente nella mia mente di europeo lo immagino proprio come quello del video qua sopra.