What Kind of Year as it Been


Brexit, Trump, guerre, terremoti, populismo, e come se non bastasse anche una discreta quantità tra cantanti e attori ci ha lasciato quest’anno.

Poi potremo parlare anche di quella che era stata preannunciata come la migliore stagione cinematografica di sempre, e che invece si è rivelata una sequenza di delusioni (da Batman v. Superman a Suicide Squad), oppure anche sul piano dei videogiochi il gioco più atteso del decennio ha floppato miseramente.

Con queste premesse è facile immaginarci che non avremo poi un così bel ricordo dell’anno che sta per finire, ma volendo mantenere sempre un atteggiamento positivo ecco alcune delle cose che sono andate per il verso giusto nell’anno appena trascorso.

Premi Arbitrari: Gioco dell’Anno


Nelle due categorie precedenti abbiamo premiato dei giochi ambiziosi, e diversi dal solito: rimanendo con questa idea ho preferito premiare come gioco dell’anno un nuovo titolo, ovvero non premiare uno dei tanti ottimi sequel che sono usciti nel corso del 2016. Abbiamo bisogno di nuove idee, e di ambizione, e non di continuare ad avere un FIFA e un CoD ogni anno.

Per questa ragione il mio gioco dell’anno 2016 è Stellaris.

Stellaris è una nuova visione sul genere 4X ambientato nello spazio: in Stellaris naturalmente si controlla un impero galattico, e lo scopo del gioco è simile ad altri titoli, ma fin dalle prime battute si capisce che si ha a che fare con qualcosa di diverso. La creazione dell’impero galattico è molto simile alla creazione di un personaggio: ci sono presentate tante scelte e non c’è una strada migliore delle altre, ma possiamo scegliere quello che più ci piace per quella partita: pacifisti o guerrafondai, materialisti o spiritualisti, collettivisti o individualisti, xenofobi o xenofili… queste sono alcune delle scelte fondamentali che caratterizzeranno il nostro impero al confronto con gli altri.

Naturalmente questo non è tutto: la nostra popolazione potrà mischiarsi con altre razze, incontrare altre filosofie e cominciare ad avere idee divergenti su come dovrebbe funzionare il mondo: molto rapidamente ci si rende conto che l’universo che abbiamo davanti è vivo e verosimile: alcuni cittadini saranno felici se sceglieremo di non dichiarare guerra, mentre altri si arrabbieranno per la nostra linea di condotta. In tutto questo abbiamo a che fare con molti altri imperi contraddistinti da diverse ideologie e dovremo cercare di rimanere sufficientemente competitivi e potenti, naturalmente dal punto di vista militare.

La flotta sarà il nostro modo di condurre affari quando la diplomazia avrà esaurito le proprie carte: dovremo quindi costruire diverse navi e potremo andare a scegliere anche qui nel dettaglio come armare la nostra flotta.

E poi abbiamo le innumerevoli storie legate all’esplorazione, le crisi galattiche e, attraverso un dlc, anche la guerra tra superpotenze.

Ho già speso quasi 200 ore su questo gioco, e non ho ancora visto tutto quello che ha da offrire: certamente il gioco dell’anno.

Premi Arbitrari: Gioco più Serio


Ogni tanto si parla di quanto sia maturo il videogioco come media: in termini di budget e incassi le grandi produzioni di videogioco rivaleggiano tranquillamente con Hollywood, ma la maturità di un media non si può stabilire solo dal giro di affari che sviluppa. I videogiochi sono naturalmente per prima cosa un prodotto di intrattenimento, ma anche nell’intrattenimento si può imparare qualcosa: raccontare una storia in modo interattivo può essere un ottimo modo per veicolare un messaggio.

Per questa ragione oggi vediamo quale è stato per me il miglior gioco serio del 2016.

Il titolo che ho scelto è 1979 Revolution: Black Friday. Si tratta di una avventura grafica in stile TellTale ovvero con una storia predeterminata, qualche scelta che cambia leggermente la storia, dei Quick Time Event, e alcune sessioni di esplorazione. Come i TellTale game c’è anche una sorta di enciclopedia con tutto quello che abbiamo visto e i personaggi che abbiamo incontrato.

1979 Revolution racconta la rivoluzione Iraniana dal punto di vista di un fotografo iraniano che era tornato a casa dopo qualche anno in Germania: la storia comincia dopo la rivoluzione, quando il protagonista è braccato dalla repubblica islamica, e quindi torna a percorrere gli eventi principali della rivoluzione. Il punto di vista del fotografo è perfetto per farti trovare sempre al posto giusto: una delle attività è proprio scattare delle fotografie, queste fotografie poi vengono paragonate agli equivalenti reali, ed è una occasione per raccontare un pezzo di storia.

1979 Revolution è certamente incentrato sui fatti della rivoluzione iraniana, e ha un punto di vista naturalmente parziale, e filo occidentale, ma oltre a raccontarci le vicende della rivoluzione ci introduce anche a quella che è la società iraniano con i propri usi e i costumi, e ci spiega anche la transizione da paese islamico moderno e laico, a paese islamico conservatore.

1979 Revolution è un ottimo esempio di quello che può essere l’impatto dei videogiochi se utilizzati con intento divulgativo, e oltre a quello riesce ad impacchettare una bella storia che dura attorno alle 3 ore.

Premi Arbitrari: Gioco più Originale


Fine anno: tempo di classifiche e premi. Come un po’ chiunque su internet anche io ho deciso di dire la mia su quali siano stati i migliori giochi di questa annata: non ho certamente giocato a tutto quello che è uscito quest’anno, anzi, quindi le mie scelte son parecchio arbitrarie e parziali. Perché quindi fare un premio? Per avere l’occasione di parlare di tre buoni titoli.

Le categorie che ho scelto sono: gioco più originale, gioco più serio, e naturalmente gioco dell’anno. Partiamo con il gioco più originale.

Il gioco più originale del 2016 è My Summer Car. Si tratta di un titolo ancora in early access, che è stato rilasciato anticipatamente in seguito al leak di una versione alpha e al suo successo, ciò nonostante si tratta di una ventata di aria fresca nel mondo dei videogiochi condizionato spesso anche per i produttori indipendenti ad una serie di schemi classici.

My Summer Car è un gioco difficile da incasellare: certamente c’è l’aspetto del simulatore di guida, ma è abbastanza secondario; c’è naturalmente la costruzione dell’auto che è un enorme puzzle, ma una volta completata anche quella diventa secondaria; poi c’è la parte più simile ad un survival, una simulazione di vita in un contesto non propriamente di sopravvivenza, come potrebbe essere per altri titoli come Rust, ma neppure semplice: si tratta di dover fare lavoretti, anche molto ripetitivi, per guadagnare abbastanza soldi da spendere in cibo, pezzi per l’auto, e naturalmente alcolici.

Questo mix rende il gioco unico, e al di fuori degli schemi classici: oltre a questo l’estrema difficoltà di tutta l’esperienza, e il tempo necessario per ottenere qualcosa. Tempo che però non è quasi mai un monotono “grind”, ma più che altro una esperienza verosimile di vita, seppure comunque in giornate estive accelerate (per quanto sia difficile montare la macchina non penso che in realtà basti qualche ora).

My Summer Car è un titolo ambizioso, che non si prende troppo sul serio, ma che porta finalmente qualcosa di nuovo sui nostri computer.