My Summer Car: Cose che Succedono

A corollario della piccola recensione di ieri ecco un paio di cose che mi sono capitate.

Il motore funziona alla perfezione, ma non avevo montato l’impianto di raffreddamento quindi dopo un paio di accelerate…
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…il motore ha preso fuoco distruggendosi.

Una volta completato correttamente il montaggio dell’impianto di raffreddamento naturalmente occorre anche avere olio nel motore, liquido nel circuito dei freni, e liquido nel circuito della frizione, altrimenti non entrano le marce.

Una volta fatto tutto ciò finalmente la macchina, in qualche modo si muove.

Mi lancio (per modo di dire) ad una modesta velocità di 40km/h lungo le strada sterrata che porta al paese quando ad un certo punto. Bang! il motore comincia a girare a vuoto.

Lascio la macchina al bordo della strada e torno sui miei passi dove trovo…
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…nulla di particolarmente importante, solo gli ingranaggi del cambio, che non erano probabilmente stati correttamente avvitati.

My Summer Car è un gioco fantastico.

My Summer Car: Prime Impressioni

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My Summer Car è un videogioco molto particolare: possiamo definirlo un simulatore di meccanico d’auto, di guida, e di vita di un giovane in una parte desolata della Finlandia degli anni ’90. Il tutto hardcore e con permadeath.

In My Summer Car iniziamo nella nostra tipica casetta rurale con la nostra camera, la cucina, il salotto, l’immancabile sauna, e nel giardino un garage e i rottami di una automobile sparpagliati. I rottami della automobile ad un esame più attento si rivelano essere tutti i pezzi necessari per assembrale completamente un intero motore e montarli sulla scocca dell’auto nella quale dovranno anche essere aggiunte sospensioni, freni, sedili, portiere, leva del cambio e tutto il resto.

Prima di concentrarci sullo scopo del gioco però ci rendiamo subito conto che in casa c’è poco cibo e una sola cassa di birra (argh), e dando un occhio alla cartina vediamo che il paese più vicino è a circa 2 km. Qui cominciano ad emergere gli elementi hardcore del gioco: il personaggio non corre, può solo muoversi lentamente camminando. Quindi possiamo vedere che nel vialetto c’è anche un furgoncino e una volta al posto di guida con qualche tentativo possiamo anche riuscire ad accenderlo. Ora possiamo guidarlo sulle tortuose stradine di campagna, tutte rigorosamente ad una corsia, e con auto che arrivano all’improvviso nella direzione opposta a tutta velocità. Se ci schiantiamo con sufficiente violenza, anche solo conto un albero, game over. Quindi anche muoverci con il furgoncino richiede un po’ di tempo dato che non è consigliabile andare a tutta velocità.

Una volta arrivati al paesello possiamo prendere un bel po’ di cibo (non è il caso di fare più giri) e un bel po’ di casse di birra, e già che ci siamo una cinghia, dell’olio, e del liquido dei freni.

Quindi una volta tornati a casa possiamo metterci ad assembrale l’auto, magari partendo dal motore. Assembrare l’auto è un complesso puzzle: non ci sono istruzioni di alcuna sorta all’interno del gioco, e non c’è alcun meccanismo che ci permetta di evitare ad esempio di dimenticarci i pistoni o altro. Non è finita qui: tutti i pezzi del motore sono da imbullonare, ma a differenza di altri giochi qua abbiamo una cassetta di attrezzi con chiavi di più dimensioni e dovremo scegliere sempre quella giusta (a tentativi il più delle volte). Una volta assemblato il motore possiamo concentrarci sul corpo della macchina, sollevandolo con il crick: anche qua i pezzi son parecchi. a questo punto possiamo calare il motore nel vano usando un piccolo argano. Collegato motore, elettronica, e simili possiamo mettere un po’ di benzina nel serbatoio e se abbiamo fatto tutto correttamente il motore con qualche tentativo si accenderà. Naturalmente qua è ancora solo l’inizio dato che non è detto senza liquido della frizione le marce non entrano, senza liquido dei freni le ruote non frenano, e lo sterzo va calibrato altrimenti la macchina tira a destra o a sinistra.

Io più o meno sono arrivato a questo punto, con una macchina che si accende ma ancora non si muove: una volta che l’auto si muove si può cominciare a pensare ad elaborarla partendo dalla regolazione del carburatore, fino naturalmente a tutte le possibili tamarrate estetiche, e all’autoradio potente.

My Summer Car non è certamente un gioco per tutti: è volutamente difficile e infuriante, la notte è scura, il modello di guida punitivo, le zanzare fastidiose… ma c’è un certo aspetto gratificante nel rimettere in senso un catorcio, e nell’andare in giro per questa terra abitata da bifolchi bevendo birra e insultando il prossimo. Poi c’è un tasto per fare il dito medio.

Cosa Non Mi Convince de I Medici

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Son molto contento che la Rai sia tornata a fare delle serie con un buon cast internazionale, e che possano avere anche un buon mercato. Penso sia la produzione televisiva, soprattutto dei serial, debba comunque essere centrale per ogni televisione, e che quindi non ci si può sedere su quiz, talent, reality, e talk.

Considero quindi I Medici un buon lavoro da parte della Rai. Talmente buono che non voglio compararlo alle decine di “fiction” prodotte per il mercato nazionale, ma voglio paragonarla alle grosse serie internazionali, in particolare inglesi e americane.

E sul paragone con le serie americane però qualcosa non funzione: strano, gli attori son quelli, il regista è quello, gli sceneggiatori son quelli. Dovrebbe funzionare alla grande. Eppure qualcosa stride.

Certamente c’è il doppiaggio, che è necessario quando in una serie con cast internazionale, e che come per i film di Sergio Leone penso coinvolga noi molto meno di quanto coinvolga gli spettatori di lingua inglese. Ma c’è qualcosa d’altro: qualcosa che centra con il numero di stacchi di tagli di montaggio, tantissimi, e non necessariamente “Mad max: fury road” tantissimi; Più un Teniamo le scene corte, una battuta per scena e buona la prima, anche se gli attori son completamente ingessati, tantissimi.

Quella è la differenza che ci vedo, qualcosa nella produzione: probabilmente una idea più contratta di come realizzare determinate scene che immediatamente le rende più simili a quelle delle soap (girate sempre con tempi contingentati) rispetto a quelle di una serie ad alto budget, nonostante la qualità degli attori, registi e sceneggiatori.

Quindi c’è ancora qualcosa che non mi prende in pieno in questa serie, ma son comunque contento che Rai abbia provato questa strada.

Sogno di Volare: un Altro Capolavoro di Christopher Tin

Christopher Tin è stato il primo autore di musica per videogiochi a vincere un Grammy nel 2011 con la canzone Baba Yetu, colonna sonora di Civilization IV (2005).

Venerdì è uscito Civilization VI, e anche questa volta Christopher Tin è tornato a comporre le musiche del gioco tra le quali il tema principale Sogno di Volare

La canzone con testo corale in italiano è ispirata a questa frase attribuita a Leonardo Da Vinci

Una volta che abbiate conosciuto il volo, camminerete sulla terra guardando il cielo, perché là siete stati e là desidererete tornare.

che viene utilizzata all’interno dei giochi della serie Civilization nel momento in cui si scopre il volo. Questa frase appunto è attribuita a Leonardo ma probabilmente è molto più recente.

Sogno di Volare è una ottima canzone da colonna sonora, e un ottimo esempio della qualità raggiunta oggi nelle musiche per videogiochi.

Battlefield 1 e la Grande Guerra come Ambientazione

immagine Questo Venerdì faccio una piccola digressione dai consueti articoli basati su Rise of Flight per darti una mia opinione su Battlefield 1.

Battlefield 1 è il nuovo capitolo della serie Battlefield ambientato questa volta nella prima guerra mondiale. Battlefield è un FPS prevalentemente multiplayer, ma con anche una campagna single player abbastanza estesa.

Cosa vuol dire ambientato nella prima guerra mondiale? Nel caso di Battlefield l’ambientazione è una semplice spolverata estetica, una mano di vernice sulle vecchie meccaniche consolidate che vanno bene per la seconda guerra mondiale o per i conflitti contemporanei. Quindi tutti i soldati hanno armi automatiche, si combatte prevalentemente in campo aperto, gli aerei lanciano i razzi (si, anche nella realtà poteva capitare che gli aerei lanciassero dei razzi, ma solo quando dovevano abbattere i palloni di osservazione, quindi son fuori luogo per attaccare altri aerei o peggio il suolo), i carri armati sono veloci (nella realtà un uomo di corsa era più veloce di quasi tutti i carri armati), e poi corazze e altre diavolerie.

Battlefield 1 ha fatto un lavoro puntiglioso nell’andare a cercare giustificazioni per riadattare le stesse meccaniche di sempre al contesto della prima guerra mondiale: è vero che esistevano razzi, che verso la fine c’erano un po’ di armi automatiche, fucili a pompa, e simili ma la guerra non era quella cosa li. Non era uguale alla seconda guerra mondiale e sicuramente non era uguale alla versione di battlefield della seconda guerra mondiale. Gli aerei e i palloni di osservazioni se ne stavano in alto lontani dalle trincee, le trincee erano assaltate o difese e non ci si incontrava quasi mai in campo aperto, l’artiglieria era quasi costante e devastante, i dirigibili non avevano un ruolo tattico, ma strategico andando a bombardare Londra e non le trincee.

Per quanto si voglia essere verosimili, quando si disegna un videogioco ambientato in un contesto storico bisogna partire dalla ambientazione e creare le meccaniche, e non partire dalle meccaniche e piegare la storia ad esse.

Non è impossibile creare un FPS con meccaniche da prima guerra mondiale: Verdun fa un ottimo lavoro in tal senso. Naturalmente non si richiede che i videogiochi riproducano fedelmente un contesto, perché appunto tutti i videogiochi sono e restano prima di tutto giochi, ma ci sono diversi gradi di verosimiglianza con cui si può raccontare una storia.

Per questo non posso che condividere le critiche che gli alpini hanno fatto (forse a priori) a questo gioco