Youtube al Bivio tra UGC e Televisione

Youtube si trova ad un bivio: da una parte ci sono i grossi network televisivi che hanno deciso di promuoversi attraverso youtube, e di integrare youtube nella loro transizione dal broadcast tradizionale ad internet; dall’altra parte ci sono gli youtubber piccoli o grossi che creano i loro contenuti.

I network sono pochi, ma i loro video sono sempre visti da milioni di persone; gli youtubber sono tantissimi, ma la maggior parte di loro parla con una utenza che è la nicchia di una nicchia e già 70.000 iscritti sono un enorme traguardo. I network sono enormi e lavorano sulla massa del pubblico: funzionano solo se c’è una massa li segue perché solo una massa può essere economicamente rilevante per il costo e la qualità del loro prodotto; dall’altra parte gli youtubber possono già cominciare a pensare di vivere dei propri video se sono in grado di monetizzare correttamente quella piccola nicchia di qualche migliaio di persone.

Questi due soggetti naturalmente hanno necessità e modi di operare opposti: le televisioni hanno a disposizione battaglioni di avvocati, e hanno anche una discreta capacità di lobby per ottenere delle leggi favorevoli da parte dei governi, e quindi possono impugnare a loro discrezione le leggi sul diritto d’autore; dall’altra parte gli youtubber in un modo o nell’altro hanno bisogno che ci siano leggi chiare che definiscano il fail use, e soprattutto non avendo un modello economico in grado di giustificare battaglioni di avvocati, hanno bisogno che youtube difenda la loro categoria.

Youtube nel mezzo sa che sia network che youtubber sono una componente fondamentale dei loro guadagni, e sa anche che quando perderà una di queste due componenti avrà molta difficoltà a mantenere una posizione dominante. In tutto questo Youtube sta cominciando a pensare di spostare il suo core business dalla pubblicità all’abbonamento rimanendo comunque sempre in un sistema misto in modo da garantirsi il maggior numero di spettatori, e i maggiori ritorni pubblicitari.

La questione è che gli interessi dei network e gli interessi degli youtubber più passa il tempo più collidono, quindi c’è da chiedersi per quanto tempo youtube potrà stare nel mezzo senza prendere posizione. Quello che è sicuro è che l’idea stessa di network televisivo sta rapidamente cambiando in questi anni.

Suicide Squad: Una recensione

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Da quando DC ha reboottato l’universo per creare un universo condiviso simile a quello Marvel non penso abbia ancora azzeccato un film, e purtroppo Suicide Squad non fa eccezione.

Suicide Squad soffre esattamente di uno dei problemi di Batman v. Superman, ovvero troppi personaggi e troppi nuovi personaggi: il centro della scena è naturalmente dedicato a Deadshot e Harley Quinn, ma naturalmente la presenza del Joker è troppo ingombrante per essere ignorata, e anche gli altri eroi e malvagi hanno tutti una loro parte.

La prima parte del film è una lunga e necessaria introduzione a tutti i personaggi, mantenendo però celate le origin story, a parte per Harley Quinn (origin story classica: ovvero la dottoressa di Arkham che si innamora del suo paziente Joker). Anche l’origin story di Joker è celata, si sa solo che era ad Arkham probabilmente già catturato da Batman come si può intuire da Batman v. Superman.

Le mie aspettative erano per un film scanzonato con una banda di improbabili eroi, ovvero una sorta di Guardiani della Galassia in chiave DC. Il film prova ad essere questo solo a metà: la colonna sonora contenente una sorta di greatest hit di pezzoni degli ultimi 50 anni spinge certamente verso il lato leggero, e allo stesso modo la follia per nulla lucida di Harley Quinn puntano nella stessa direzione, ma al di fuori di questo la storia è seriosa come quelle degli altri titoli DC.

Il problema però è che la quantità di personaggi non permette di andare molto più lontani di una bozza, e in particolare il Joker seppur recitato magistralmente non funziona, perché è presente solo in funzione di Harley Quinn.

La parte di seguito contiene spoiler (clicca se vuoi leggere)

Spoiler

Il problema principale del film secondo me è che con un cast incredibile, e un insieme di personaggi potenzialmente perfetto si sono ridotti a fare un film di zombie. Immagino non sia semplice trovare un pretesto per far entrare in azione dei malvagi, ma mandarli in una città insieme a dei militari (che con un po’ di artiglieria sarebbero stati altrettanto efficaci) per combattere contro delle armate malvagie, ma vulnerabili alle munizioni, è completamente uno spreco. In particolare per il personaggio di Harley Quinn che non è esattamente un action hero.

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Una ultima nota: non ho visto il film in inglese, ma avendo visto i trailer penso che quasi tutti i personaggi abbiano perso qualcosa con il doppiaggio, e anche qualche battuta non arriva a segno.

Al di la di questo quello che resta è una buona chimica tra gli attori, un Joker che per ora non ci ha detto niente ma che con una buona scrittura potrebbe darci delle soddisfazioni, e una Harley Quinn che speriamo di rivedere contro Batman.

Una sorta di ennesima occasione sprecata insomma, per una DC che deve decidere cosa fare da grande.

Il Web ha un Quarto di Secolo

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Come probabilmente avrai letto ieri su Facebook il web ha appena compiuto un quarto di secolo.

Il web è quel servizio internet che ha reso possibile la diffusione e la rivoluzione di internet, e noto ancora oggi come i giornali continuino a usare le parole internet e web in modo intercambiabile, anche se internet è nel nostro paese da più di 25 anni.

Sono stati 25 anni incredibili che ci hanno portato da quello che era un semplice servizio di pubblicazione di informazioni ipertestuali tra università e centri di ricerca, ad avere qualcosa che oggi è talmente comune che diamo per scontato.

Direttamente legati ai protocolli del web abbiamo gli ecommerce, che hanno rimpiazzato interi negozi; i video in streaming che hanno rimpiazzato i videonoleggi e stanno rimpiazzando la TV broadcast; Wikipedia, che ha rimpiazzato le enciclopedie di carta; la diffusione degli Mp3, (legata inizialmente più ai protocolli p2p che al web) che hanno distrutto e ricostruito il mercato musicale; i giochi in download, che hanno distrutto e ricostruito il mercato dei videogiochi; Blog e siti di informazione online, che hanno prima affiancato e poi sostituito i giornali di carta…

Poi abbiamo quello che non avevamo prima: i motori di ricerca, che ci permettono di recuperare qualunque cosa; i social network, che ci tengono collegati e ci fanno comunicare con amici o estranei; e poi migliaia di servizi diversi, siti diversi per tutti i tipi di utenza, code lunghe infinite dove trovare e perdere se stessi, nuovi sistemi per finanziarsi, nuovi modi di condividere e collaborare…

E insieme a questa rivoluzione sono nate intere nuove professioni come il webmaster prima, e il web designer dopo; il programmatore web lato server, il programmatore web lato client; e poi il web marketer, il SEO, il Social Media Marketer… tutti lavori che non esistono da più di 25 anni, e in molti casi non esistono neppure da più di 15 anni.

Altri lavori sono nati e sono già obsoleti, in particolare i programmatori di Flash e tecnologie simili hanno già dovuto trovarsi nella maggior parte altro da fare, ma allo stesso modo anche i SEO hanno dovuto reinventare il loro lavoro di continuo, per non parlare dei più generici web marketer.

Dal punto di vista economico il web ha già creato una prima enorme bolla speculativa chiamata la new economy, che è scoppiata e dalle sue ceneri è emerso in pochi anni il più maturo web 2.0 che ha creato fenomeni finanziari ancora più spropositati rispetto a quelli della new economy e, seppure il ricambio e la competizione sia altissima il web 2.0 ha saputo evolversi in una terza generazione di web mobile senza passare da un passaggio traumatico come quello dei primi 2000.

A 25 anni di distanza il web è cresciuto ad una velocità incredibile, e in modo imprevedibile e son certo che i prossimi 25 anni saranno altrettanto entusiasmanti.

Deus Ex: Il Futuro è Adesso?

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Oggi esce Deus ex: Mankind Divided, un videogioco dai toni cyberpunk che racconta di un mondo nel prossimo futuro dove l’umanità si troverà a fronteggiare un enorme abisso culturale tra le persone naturale e quelle aumentate.

Non voglio oggi entrare nei dettagli della trama, o discutere della qualità di questo nuovo gioco, ma voglio ragionare di alcuni elementi che sono stati utilizzati nel marketing di questo videogioco.

Eidos Montreal ha creato una campagna pubblicitaria molto particolare per questo titolo misciando alcuni elementi della nostra attuale realtà alla sua storia di fantascienza in un futuro prossimo: l’elemento più interessante è stata una conferenza sul tema delle potenzialità e delle sfide che le attuali tecnologie cibernetiche, biogenetiche, e generalmente tecnologiche pongono nel nostro reale mondo contemporaneo. Incredibilmente questa conferenza sponsorizzata da un videogioco è uno dei pochi momenti in cui alcuni sperimentatori, ma anche alcuni professori di etica si son potuti fermare per qualche ora a riflettere di come la tecnologia sta rapidamente cambiando il contesto in cui viviamo, fino al punto in cui la cibernetica, e l’aumento del potenziale umano non è confinato nelle storie di fantascienza.

Da un lato è sempre stato così: persino gli antichi graci fantasticavano di uomini in grado di volare o in altro modo di sfidare gli dei (e questi finivano regolarmente malissimo) ma nel mondo attuale un paio di occhiali rischiano di diventare comuni come un esoscheletro. Se ci pensiamo nessuno 20 anni fa avrebbe pensato essere normale l’idea di essere costantemente collegati ad internet, e di avere un computer in tasca: oggi abbiamo (quasi) tutti uno smartphone che ci collega alla rete mondiale, e ci sono, come dicevamo ieri, più telefonini che toilette, e questa rivoluzione è avvenuta in modo organico senza alcuna reale presa di coscienza.

Sono abbastanza convinto che i prossimi 10 anni saranno tecnologicamente altrettanto rivoluzionari – se non di più – rispetto ai 10 anni appena passati (e ricordatevi che non sono ancora passati 10 anni dalla presentazione del primo iPhone) e che tra le rivoluzioni dei prossimi 10 anni molte saranno ancora più intime di quello che è stato il telefonino.

Per questo penso sia utile sedersi e riflettere di come il futuro dei racconti degli anni ’80 si stia realizzando in modo naturale e senza troppa trama.

Potete vedere qui la conferenza per intero

Toilette e Telefonini

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Nella visione del mondo di noi occidentali è facile pensare che il resto del mondo proceda con la nostra stessa priorità nell’accesso alle tecnologie ovvero, se noi (noi con almeno 30 anni diciamo) abbiamo avuto sempre nel corso della nostra vita un bagno collegato a una fognatura in casa, e se abbiamo avuto solo dopo qualche anno con l’accesso alla tecnologia un telefono cellulare che potesse rimpiazzare il telefono pubblico a schede (o gettoni) allora è facile pensare che anche il resto del mondo debba procedere prima ad avere una fognatura e poi ad avere una rete cellulare.

Non è così. Nel mondo (secondo uno studio del 2013) son più le persone che hanno accesso a una rete cellulare che quelle che hanno accesso ad una toilette. L’ho verificato io stesso nei miei viaggi in est europa dove ho trovato pozzi per rifornirsi d’acqua, buchi nel pavimento per le funzioni corporee, ma reti cellulari perfettamente funzionanti. Nella foto qua sopra potete vedere il sottoscritto che sta scavando una trincea per far passare una minima fognatura di un asilo Moldavo (nota: durante le vacanze sono andato a fare in Moldavia con un badile il lavoro che gli immigrati Moldavi fanno in italia con una ruspa), e posso dire che per quanto con velocità limitate non solo quel remoto paese in Moldavia senza fognature era dotato di una rete cellulare, ma era anche collegato ad internet in maniera sufficiente da permettermi di mandare delle email e scrivere sui forum.

Alla fine penso che la questione si possa ridurre alla base della tecnologia: un bagno funzionante, pulito, collegato ad una fognatura è certamente desiderabile (soprattutto per noi occidentali) ma non necessario, ovvero se ne può fare a meno senza grosse difficoltà (in campagna); al contrario se vogliamo comunicare in tempo reale con un’altra persona indipendentemente che sia ad un chilometro da noi, o in un altro continente, abbiamo bisogno di una rete cellulare che dal punto più remoto della Moldavia ci colleghi a qualunque altro punto del mondo.

Lo so, sembra ridicolo, ma è per questo che ci sono più cellulari che cessi.